Un invasore che morde anche l’economia
Il granchio blu (Callinectes sapidus) ha ormai consolidato la sua presenza nelle lagune dell’Alto Adriatico e sta provocando danni significativi alle attività di pesca e di allevamento di molluschi. Secondo Coldiretti, a giugno le perdite per il settore in Veneto ed Emilia‑Romagna sfioravano complessivamente i 200 milioni di euro, con effetti particolarmente gravi per gli allevatori e i pescatori di vongole.
Il crostaceo, originario delle coste atlantiche americane e probabilmente arrivato tramite acque di zavorra delle navi mercantili, è un predatore che può rompere i gusci dei bivalvi grazie alla forza delle proprie chele. L’impatto è quindi doppio: altera gli ecosistemi lagunari e danneggia economicamente le filiere legate alla molluschicoltura.
«bel nuotatore saporito»
Il nome scientifico Callinectes sapidus è stato citato anche per ricordare il significato che gli è stato attribuito: «bel nuotatore saporito». È proprio questa caratteristica organolettica che ha spinto operatori e istituzioni a prendere in considerazione la trasformazione del problema ambientale in una possibilità commerciale.
Misure pubbliche e ipotesi di valorizzazione
Per gestire l’emergenza il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha previsto l’intervento di un commissario straordinario con il compito di coordinare i piani di contenimento e le misure di sostegno alle attività danneggiate. Sul tavolo delle istituzioni compaiono anche strumenti destinati a incentivi alla pesca e alla commercializzazione del granchio blu, con l’ipotesi di includere forme di agevolazione fiscale per chi ne favorisse la raccolta e la trasformazione.
Le proposte mirano a ridurre la pressione sulle popolazioni di molluschi promuovendo al contempo una filiera che trasformi il crostaceo da danno ecologico a risorsa alimentare. La strada scelta combina dunque azioni di gestione dell’emergenza e tentativi di valorizzazione economica.
Il granchio blu in cucina
Nel repertorio gastronomico, il granchio blu è apprezzato per carni bianche, dolci e delicate. Tra le preparazioni citate dagli esperti e dagli operatori ci sono risotti, linguine e fritture che richiamano la tradizione delle moeche veneziane, dove il crostaceo si consuma con il guscio reso morbido. Le carni possono essere impiegate anche in sughi, zuppe e ripieni; la sperimentazione in ristorazione e trasformazione alimentare è indicata come una delle possibili vie per assorbire parte della produzione di catture.
- Perché intervenire: proteggere allevamenti di vongole e pesca locale.
- Strumenti previsti: commissario straordinario per il coordinamento e misure di sostegno.
- Valorizzazione: promuovere pesca, commercializzazione e trasformazione con possibili agevolazioni fiscali.
Le iniziative operative richiederanno raccordo tra istituzioni, associazioni di categoria e operatori del settore ittico per definire limiti di prelievo, standard di qualità e canali di vendita. Nel frattempo, la proposta di trasformare il granchio blu in prodotto gastronomico resta una delle risposte al duplice problema ambientale ed economico segnalato da Coldiretti e da enti nazionali.