Economia e lavoro

Aft nell’Ulss 6, la Cisl: «A rischio oltre 300 lavoratori»

Il passaggio dalle Medicine di Gruppo Integrate alle Aggregazioni Funzionali Territoriali dovrebbe completarsi entro il 31 dicembre. Il sindacato segnala disdette agli appalti e chiede garanzie contro il dumping contrattuale.

Aft nell’Ulss 6, la Cisl: «A rischio oltre 300 lavoratori»
©Illustrazione IA Cristina Garbin / Estensione

Il passaggio alle Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft) nell’Ulss 6 Euganea apre una vertenza sul futuro del personale impiegato nei servizi di supporto alle strutture della medicina generale. La Cisl Fp Padova Rovigo stima che siano oltre 300 le lavoratrici e i lavoratori potenzialmente coinvolti: addetti alla segreteria, all’accoglienza, alle attività amministrative e al supporto infermieristico, oggi impiegati attraverso appalti affidati a cooperative sociali e di servizi.

La riorganizzazione discende dalla deliberazione 903/2025 della Giunta regionale, che fissa al 31 dicembre 2026 il termine per il passaggio dalle Medicine di Gruppo Integrate alle Aft. Secondo il sindacato, a circa novanta giorni dalla scadenza le cooperative che gestiscono il personale stanno ricevendo disdette contrattuali da parte dei medici delle strutture integrate. La conseguenza, nella ricostruzione della Cisl, è l’apertura di una fase di forte incertezza per chi garantisce l’apertura continuativa dei centri.

La riorganizzazione nell’Ulss 6

Nel bacino dell’Ulss 6 Euganea sono previste 25 Aft, ognuna destinata a servire un bacino medio di circa 30.000 abitanti. La stima indicata dal sindacato è di circa otto addetti di cooperativa per ogni presidio. Si tratta di personale che svolge funzioni organizzative e di assistenza non medica all’interno dei servizi territoriali, assicurando attività di front office, gestione amministrativa e supporto alle équipe.

  • 25 le Aggregazioni Funzionali Territoriali previste nell’Ulss 6;
  • circa 30.000 abitanti il bacino medio di ciascuna Aft;
  • circa 8 addetti di cooperativa stimati per presidio;
  • oltre 300 lavoratori quelli che, secondo la Cisl, rischiano di essere coinvolti.

Per la Cisl Fp Padova Rovigo il nodo non riguarda soltanto il cambio del modello organizzativo, ma anche le condizioni contrattuali con cui il servizio sarà assicurato dal 1° gennaio 2027. Il sindacato segnala il rischio di un ricorso a contratti collettivi con condizioni economiche e orarie peggiorative, con possibili riduzioni degli orari di lavoro e delle retribuzioni. La denuncia è quindi rivolta sia alla tutela dell’occupazione sia alla continuità delle competenze maturate negli anni nei presidi territoriali.

«Non possiamo permettere che la riorganizzazione della medicina generale avvenga sulla pelle dei lavoratori».

La dichiarazione è di Andrea Ricci, segretario generale della Cisl Fp Padova Rovigo. Il sindacalista ha definito il passaggio alle Aft collegate alle Case della Comunità un percorso previsto dalle norme, ma ha contestato l’ipotesi che la scadenza del 31 dicembre possa tradursi nella perdita di posti qualificati già attivi sul territorio.

Franco Maisto, della Cisl Fp Padova Rovigo, ha descritto gli addetti come professionisti che svolgono una funzione di accesso ai servizi sanitari territoriali. Il sindacato chiede un confronto con i medici di medicina generale e con le centrali cooperative per definire tutele precise prima dell’avvio del nuovo assetto. La richiesta riguarda in particolare la salvaguardia dei posti di lavoro, degli orari e dei trattamenti contrattuali durante il trasferimento dalle strutture integrate alle Aft.

Cristina Garbin
Cristina IA Redattrice Economia e lavoro online

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