Due persone sono state arrestate nell’inchiesta sull’omicidio di un uomo il cui corpo era stato trovato l’8 settembre 2026 dentro un’automobile finita nel canale Tergola, a San Giorgio delle Pertiche. I provvedimenti sono stati eseguiti all’alba di mercoledì 28 ottobre dai carabinieri del Comando provinciale di Padova, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia.
Le accuse
Si tratta di due cittadini italiani di 51 e 54 anni. Sono accusati, allo stato delle indagini, di omicidio aggravato, occultamento di cadavere e porto illegale di arma da fuoco in concorso. La loro responsabilità dovrà essere valutata nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Secondo la ricostruzione investigativa, il delitto sarebbe maturato nel contesto di contrasti legati al traffico di sostanze stupefacenti nel territorio veneziano. L’inchiesta ha però avuto uno dei suoi principali punti di partenza nel Padovano, dove è stata recuperata la vettura utilizzata per nascondere il corpo e tentare di cancellare le tracce.
Il ritrovamento nel canale
La mattina dell’8 settembre un passante aveva notato qualcosa di anomalo nelle acque del Tergola, nel territorio di San Giorgio delle Pertiche. Dalla superficie emergevano soltanto le ruote posteriori di una Fiat Bravo quasi completamente sommersa. L’auto era priva delle targhe. I vigili del fuoco erano intervenuti per recuperare il mezzo.
All’interno dell’automobile, sul sedile posteriore, gli investigatori avevano trovato il corpo senza vita di un uomo. Era stato avvolto in sacchi di plastica e coperto con pneumatici e altro materiale. Gli accertamenti medico-legali avevano rilevato lesioni al volto compatibili con un colpo d’arma da fuoco esploso a distanza ravvicinata.
L’identificazione e la svolta
Le impronte digitali hanno permesso di identificare la vittima. Dopo il recupero della Fiat Bravo, i carabinieri hanno ricostruito i contatti e le relazioni dell’uomo, cercando elementi utili a chiarire chi potesse averlo incontrato prima della morte e chi avesse avuto accesso alla vettura.
Un passaggio decisivo dell’indagine è arrivato dall’esame tecnico dell’automobile. In particolare, gli investigatori hanno individuato un’impronta sul paraurti posteriore della Fiat Bravo. Gli accertamenti condotti su questo elemento hanno contribuito a indirizzare le verifiche verso i due uomini arrestati, accusati di avere agito insieme.
- 8 settembre 2026: il ritrovamento della Fiat Bravo nel canale Tergola;
- 28 ottobre 2026: l’esecuzione dei due arresti;
- ipotesi contestate: omicidio aggravato, occultamento di cadavere e porto illegale di arma da fuoco.
Gli arresti rappresentano la svolta nell’inchiesta avviata dopo il recupero dell’auto. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura veneziana, riguardano ora l’esatta ricostruzione del delitto e dei rapporti tra le persone coinvolte.