UP&DOWN – Pietro Mennea, Pierluigi Bersani, Mario Balotelli, i due marò, Fernando Alonso e l’Harlem Shake

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CHI SALE (Up!)

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Pietro Mennea: il 21 marzo, primo giorno di primavera, se n’è andato uno dei più grandi. Pietro Mennea si è spento all’età di 61 anni: da giovedì l’atletica è un po’ meno leggera. Perché il grande atleta azzurro non è stato solo l’uomo del record del mondo dei 200m, primato mantenuto dal 1979 al 1996, o quello dell’oro (sempre sui 200m) di Mosca ’80. Diplomato all’Isef, laureato per quattro volte (scienze politiche, giurisprudenza, lettere, scienze motorie), avvocato e dottore commercialista, curatore fallimentare, scrittore e autore di venti libri, docente universitario, direttore generale della Salernitana, europarlamentare per una legislatura, promotore assieme alla moglie della Fondazione Pietro Mennea che aiuta gli umili e i più deboli, sostiene le attività culturali e la lotta al doping. E ancora: promotore negli Stati Uniti della class action di numerosi risparmiatori italiani contro Lehman Brothers, nel cui spaventoso crac affondano le radici della crisi economica mondiale. Pietro Mennea merita di stare negli “Up!” di questa settimana.

Pierluigi Bersani: è il nuovo Presidente del Consiglio. Questa una delle ultimi decisioni da Presidente della Repubblica per Giorgio Napolitano, destinato a lasciare il Quirinale nel corso di quest’anno. Il segretario PD dovrà ora cercare la fiducia in Parlamento per formare un nuovo Governo. Questo apre interessanti scenari nel panorama politico italiano. Il PDL si è già fatto avanti proponendo Angelino Alfano come vice, in modo da formare un governo di larghe intese. Ipotesi subito respinta da Bersani. Il MoVimento 5 Stelle, attraverso Crimi,capogruppo al Senato, ha fatto sapere che non scenderà a patti con il PD fino a quando Bersani non deciderà di rinunciare ai rimborsi elettorali. Chi mollerà per primo la presa?

Mario Balotelli: segna, segna, segna. Non si ferma mai SuperMario. Che l’avversario sia l’Udinese, il Parma o il Brasile, l’attaccante del Milan e della Nazionale Italiana non sbaglia un colpo: 8 gol in 8 partite dal suo ritorno nel Belpaese, dopo l’esperienza al Manchester City. L’ultima meraviglia, una perla da 25 metri a scavalcare il portiere leggermente fuori dai pali, ha garantito agli azzurri il pareggio nella prestigiosa amichevole internazionale contro la Seleçao. Non è finita qui: ha perfino promesso di mettere la testa a posto. I milanisti (e gli italiani) possono cominciare sognare.

CHI SCENDE (Down!)

 freccia giù

I due marò: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone tornano in India. Questa la decisione di Palazzo Chigi, che dimostra di voler salvaguardare i rapporti diplomatici con il colosso asiatico. L’India li accusa di avere ucciso due pescatori in acque indiane, l’Italia porta invece due argomentazioni per sostenere la propria tesi di innocenza:  1) il luogo in cui si è svolto il fatto era un luogo di acque internazionali. Di conseguenza, la competenza è dello Stato di appartenenza della nave: l’Italia, appunto; 2) i due marò agivano per conto dell’Italia nell’ambito della lotta alla pirateria, tema su cui le convenzioni internazionali ci sono, sono forti e si pongono come obbiettivo il garantire la sicurezza di persone e merci in alto mare. Comunque vada a finire, e chiunque abbia ragione, da questa vicenda emerge la crescente forza internazione dell’India e la debolezza italiana di far valere le proprie ragioni.

Fernando Alonso: partenza del Gran Premio della Malesia sul circuito di Kuala Lampur. Il semaforo si spegne, le vetture partono. Vettel scatta bene dalla pole, Alonso scavalca Massa alla staccata della prima curva e si mette in scia al tedesco della Red Bull. Seconda curva, tornantino verso sinistra: patatrac. Lo spagnolo con l’alettone anteriore sfiora il retrotreno di Vettel, quanto basta per danneggiarlo. Dal muretto scelgono di farlo proseguire, in modo da farlo rientrare il più tardi possibile, prima di cambiare le gomme e mettere le “slick” sulla pista che via via si va asciugando. Secondo errore: sul rettilineo principale Alonso viene sverniciato da Webber, l’alettone cede e la Ferrari è costretta al ritiro. Pessimo weekend.

L’Harlem Shake: il ballo-meme più famoso di questo inizio 2013 è giunto al termine della sua parabola ascendente. Ne abbiamo visti di tutti i tipi e in tutte le salse: ragazze vestite da uomini che si rivelano essere veline, corsi di università, classi di scuole superiori, gruppetti di amici, squadre di calcio, personaggi famosi, e via dicendo. Adesso, veramente, BASTA. Come tutte le mode, anche l’Harlem Shake ha perso freschezza e novità in poco tempo, oltremodo sponsorizzato dai mass media. Quale sarà il ballo tormentone dell’estate?

Giacomo Visentin