Santa Tecla, le lavoratrici: “Sulle riassunzioni solo bugie”. Il consigliere Quadarella: “L’accordo andava accettato”

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Un momento delle proteste (fonte: pagina Fb dell'associazione "Aiutiamoci Insieme")
Un momento delle proteste (fonte: pagina Fb dell’associazione “Aiutiamoci Insieme”)

Continua a tenere banco la vicenda Santa Tecla. Le lavoratrici licenziate non mollano e dopo mesi di dura mobilitazione nella giornata di martedì sono tornate a radunarsi davanti ai cancelli della casa di riposo di via Pra’, scandendo slogan contro la Direzione. Quindi si sono dirette verso il centro di Este, dove hanno incontrato il sindaco Piva, e hanno annunciato l’istituzione di un presidio permanente. “Le bugie sulle riassunzioni dei licenziati hanno le gambe corte e chi dal primo febbraio sarà senza lavoro non si ferma” scrivono su Facebook. Si dicono inoltre molto deluse dal primo cittadino atestino, considerato ormai un rappresentante degli interessi della Curia, e dal presidente della Santa Tecla don Marco Cagol, che avrebbe evitato di incontrarle. Le proteste non si fermeranno fino a quando i licenziamenti non verranno revocati e la dirigenza della Santa Tecla non aprirà “un tavolo vero che discuta a tutto campo delle problematiche economiche della casa di riposo, senza scaricare tutto sui lavoratori e con la presenza della Regione, come garante per i fondi che ha elargito e che elargisce copiosamente alla Fondazione”. In caso di chiusura totale, le lavoratrici, appoggiate dal sindacato Usb, mirano a ottenere il commissariamento dell’ente.

Intanto l’associazione “Aiutiamoci insieme” ha lanciato una petizione online per convincere il presidente del Veneto Luca Zaia a scendere in campo e appoggiare le dipendenti “ribelli”. Nel documento si insiste sulle gravi anomalie di bilancio della Santa Tecla, confermate dagli ispettori regionali ma smentite dai diretti interessati, e si chiede di prendere provvedimenti per combattere “la corruzione e la mal gestione di enti privati che ricevono sostanziosi finanziamenti.” La petizione è stata finora firmata da 94 persone.

Dice la sua sulla questione il consigliere comunale delle Civiche d’Este Andrea Quadarella: “Ho il massimo rispetto per le lavoratrici, credo tuttavia che la loro posizione sia stata strumentalizzata. La gestione della Fondazione in questi anni non si è rivelata sempre impeccabile e trasparente, ma il compromesso che era stato raggiunto attraverso la mediazione di Piva andava accettato. Invece qualcuno, per screditare l’amministrazione comunale, per cercare visibilità o per altri motivi ha convinto le dipendenti a far saltare un accordo nel complesso vantaggioso che, ricordo, avrebbe avuto la durata di due anni, conclusi i quali la situazione sarebbe tornata come prima. Per quanto riguarda la petizione, penso che l’attuale amministrazione regionale si sia dimostrata inadeguata, dimenticandosi negli anni di esercitare le proprie funzioni di controllo e facendo scaricare ora le responsabilità sul Comune di Este, che non ha il potere di imporre nulla alla Direzione della casa di riposo. Personalmente, quindi, dalla giunta Zaia non mi aspetto niente “. Sulla stessa linea il consigliere del Pd Francesco Panfilo: “L’epilogo della vicenda non è quello che abbiamo sperato e per cui il mio partito e la nostra amministrazione si erano battuti. Purtroppo alcuni dei lavoratori coinvolti, forse lusingati dalle false promesse di qualche politico, hanno bocciato un accordo creato appositamente per cercare di tutelare i più deboli”.

Davide Permunian