RUBRICHE – La tipica ragazza italiana… e non solo

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Esce tutta truccata, ride soltanto forzata, si crede al di sopra del mondo. Veste solo firmata, mostra la borsa griffata; la aspetta una bella serata. Cresciuta troppo in fretta tra l’insalata, una dieta, e il fumo di una sigaretta. Beve per invecchiare, non per dimenticare; si sente più bella. […] la cosa più importante è apparire affascinante.”

‘Beh, io non sono assolutamente così.’ Questo è ciò che dicono tutte le giovani ragazze di oggi, le quali credono di non sentirsi rappresentate da frasi del genere di un certo dj Matrix (chiedo venia ai miei colleghi della sezione musica per questa citazione, ma questo ritornello scandiva le giornate al Tresto quando ancora ero adolescente), ma che invece, a mio modesto parere, racchiudono l’emblema della nuova generazione.

In questo numero ho deciso infatti di abbandonare l’attualità in senso stretto, per deliziarvi con una breve ma attenta riflessione, forse per voi intrisa di moralismo, sul modo di vivere, o meglio, apparire della ragazzina media.

Che cosa c’entra questo con Este? Beh, anche nella nostra città questa realtà è visibile agli occhi di tutti. Este come la nuova società, come le grandi metropoli, come l’Italia. Anzi, è ancora più interessante perché, essendo un luogo abbastanza circoscritto (che si voglia o no gli adolescenti di oggi si possono sovente vedere in centro), al meglio si capisce come questo nuovo modo di essere si sia capillarmente introdotto ovunque.

Nell’epoca del motto ‘apparire è meglio che essere’, in un mondo dove ci vengono continuamente presentati prototipi come quelli delle veline e delle modelle, con una vita -almeno superficialmente- invidiabile, un corpo da paura, il sorriso sempre e comunque stampato sulle labbra, come può una giovane ragazza non voler essere così? Come può preferire una bella fetta di torta ad un leggins taglia 38 precedentemente visto indossato dalla Federica Nargi di turno? Come può scegliere un libro al posto di una chattata su Ask? Beh, semplice, non può.
Se a quattordici, quindici anni non hai già i tuoi drammi sentimentali (altro che Dawson’s Creek, Beverly Hills e tutti i vecchi telefilm, qui adesso si guardano teen drama dove già prima della Cresima hanno sperimentato le gioie con l’altro sesso), se non sei conforme alle taglie da manichino, se non ti vesti nel modo giusto e non stai fuori casa minimo fino alle due di notte, allora non sei nessuno; sei inadeguata, una sfigata. C’è una sorta di omologazione che ormai investe parecchie ragazze: trucco –neanche troppo naturale-, capelli piastrati, borsa firmata, t-shirt scollata ma con sciarpa, leggins e converse. Questo dovrebbe far sentire apprezzate, belle.
Ecco allora che sui vari social network impazzano stati/tweet/note del tipo ‘Se mi dici quanto sono bella da 1 a 10…’, vengono pubblicate foto volutamente ritoccate per sembrare perfetti; si cerca, insomma, un riscontro a tutti i costi, quasi come se per essere in pace con il proprio corpo, se per volersi bene, dovesse esserci prima il consenso degli amici, del ragazzo, del mondo esterno.
E la personalità? Il carattere? La simpatia? Dove sono finiti quelli? Semplicemente sono scesi in secondo, terzo, anche quarto piano. Il tipo che mi piace non mi vorrà mai se non sono bella come lo standard vuole, se non ho la pancia piatta e il sedere a mandolino, che importa se dentro ho un gran bel mondo da offrire? Quella più bella della scuola ha sempre successo, è guardata da tutti, magari essere come lei.
Subentra quindi il desiderio di essere bellissimi, di assomigliare in tutto e per tutto a chi, secondo la povera sfigata (abbandoniamo per una volta il perbenismo, è così che si viene etichettati se non si è completamente parte di un ‘gruppo’), è l’ideale da raggiungere. Si provano quindi diete per dimagrire, si cambia completamente il guardaroba, si fa scorta di tutti i cosmetici possibili, perché sia mai che in piena età adolescenziale si possa vedere sul viso un lievissimo accenno di acne.
Ma, siamo sicuri che questo porti la felicità? Siamo davvero certi che diventando una 90-60-90 impareremo a volerci bene? Realmente la ragazza più bella vive serenamente, oppure anch’essa non riesce ad esprimere il suo reale mondo interiore, troppo preoccupata a mostrarsi e a mantenere il ruolo della figa di turno?
E chi invece decide di non accettare questo ormai radicato modo di pensare, chi sceglie di non truccarsi e di andare a scuola anche con la tuta (diciamocelo, alle 7 di mattina fa freddo e il letto ancora chiama; truccarsi e vestirsi come delle modelle richiede tempo e voglia), di non fumare e di rimanere a casa qualche sabato sera che fine fa? Dipende: può sentirsi un’emarginata, e quindi nascondersi agli occhi dei più belli della città – e qui a Este ce ne sono molti –, oppure vivere la propria vita fregandosene del giudizio altrui.
Perché un giorno si smetterà di andare al liceo, si lascerà forse Este e i quattro-cinque bellocci che credono di dominarla, si uscirà dal guscio, insomma, si crescerà. Si smetterà di sentirsi accettati solo se ci si presenta in un determinato modo e si  conosceranno altre persone; si potrà sentirsi liberi e belli per quello che si è, forse.

Preciso sin da ora che questa riflessione è volutamente di parte, e muove da parecchie visioni riscontrate in un lungo periodo, stando a contatto con parecchi adolescenti della città. Essere giovane ora, in questa società, in questa ottica dell’apparenza è difficile; i tempi sono cambiati, tutto scorre più velocemente, a sedici anni si è già grandi.
Ma il mio invito, sicuramente un po’ troppo pretenzioso, è di fermarsi a riflettere, di riprendersi l’innocenza e la spontaneità che, ai miei tempi, ancora si poteva riscontrare. Trovarsi in Patronato per giocare a biliardino, fare i compleanni all’Arcadia, andare in piazza le domeniche pomeriggio a fare il solito giretto: questo ci faceva sentire campioni del mondo un tempo, non andare in discoteca, fumarsi un po’ di canne e cercare a tutti i costi un possibile moroso.

Perché ho scelto di parlare in particolar modo delle ragazze e non dei ragazzi? Perché, da che mondo è mondo, è sempre stato più difficile essere femmina, soprattutto in questo periodo della propria vita, con tutti i complessi e le paranoie che conseguono. Ma, niente paura, a breve potrebbe seguire anche una riflessione sul mondo maschile.

Ilenia Sanna