"Ragioniamo con i piedi", per parlare di scarpe, impresa ed ecosostenibilità

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ImmagineCome si reinventano le imprese di Este e dintorni per rispondere alla crisi che stiamo attraversando?
A questo proposito sono andato a far visita a Ragioniamo con i piedi, azienda che produce e distribuisce scarpe, ideata da Gigi Perinello e da Fabio Travenzoli nel 2008: il primo è un agente commerciale che ha lavorato nella distribuzione delle materie prime per la produzione di scarpe, il secondo è proprietario dell’azienda Astorflex che ha deciso di ritornare ad investire in Italia dopo aver delocalizzato per un periodo in Romania.

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Ragioniamo con i piedi è un’idea che si basa sui seguenti presupposti:

  1. mantenere interamente la produzione in Italia;
  2. produrre scarpe di qualità in maniera sostenibile per l’ambiente;
  3. dimostrare in maniera trasparente i passaggi che determinano il prezzo finale d’acquisto. 

Produzione locale e sostenibile: Lo stabilimento Astorflex, situato a Mantova, adotta un sistema di concia al vegetale. Questa tecnica prevede l’utilizzo di tannini, ovvero sostanze presenti negli estratti vegetali che consentono la conservazione e la lavorazione della pelle. Questa tecnica di concia, che è tesoro della tradizione preindustriale dell’artigianato italiano, si pone come alternativa al trattamento industriale convenzionale incentrato sull’utilizzo di cromo, il quale è stato adottato su larga scala per la facilità con cui permette la lavorazione della pelle. L’utilizzo di questo metallo pesante si è dimostrato essere dannoso sia per suolo e le falde acquifere (con conseguenti danni per la flora e la fauna limitrofe) sia per quanto riguarda la salute delle persone che ne vengono a contatto direttamente o indirettamente. La delocalizzazione delle imprese è anche un modo per aggirare l’ostacolo del vincolo ambientale con il luogo in cui si produce, oltre ad essere un modo per limitare i costi legati ai salari e alla tassazione dell’attività.  

Distribuzione: Per offrire un prezzo competitivo del prodotto finale Ragioniamo con i piedi ha scelto di ottimizzare la filiera distributiva convenzionale, legata ad una lunga serie di passaggi che sono causa della lievitazione del prezzo dal produttore al consumatore. Per questa ragione la vendita delle ‘scarpe etiche’ arriva direttamente all’acquirente finale attraverso i mercatini e tramite i GAS, ovvero i gruppi di acquisto solidale collettivo.

Questa modalità di fare impresa risponde ai dettami europei sanciti dal Green Paper, prodotto dal lavoro corale dei paesi membri svolto durante il Congresso europeo di Lisbona del 2001, che introduce il concetto di Corporate Social Responsability (ovvero Responsabilità Sociale d’Impresa).
La CSR è il riconoscimento del ruolo delle imprese come attori sociali che interagiscono sia direttamente che indirettamente con la comunità e con l’ecosistema locale.
L’innovazione di quest’approccio sta nel fatto che l’impresa divulga intenzionalmente i propri dati sensibili e li rende accessibili a tutti, a prescindere che siano o meno attori economici; In gergo l’operazione di pubblicazione dei dati è definita disclosure.

Un esempio di disclosure è la pubblicazione della composizione del prezzo.

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Questa a fianco è l’etichetta che Ragioniamo con i piedi allega ad ogni prodotto che commercializza, la quale riporta in maniera esaustiva i costi di produzione e di distribuzione, indicando in maniera trasparente l’utile ricavato per ogni pezzo venduto.    

In questo modo è l’impresa stessa a fornire le informazioni e le conoscenze al consumatore per poter scegliere in maniera ponderata ciò che acquista. Ciò è nettamente in contrasto rispetto ai canali di produzione e distribuzione tradizionali che non forniscono dati utili sulla qualità e sulla lavorazione dei propri prodotti, e continuano a reclamizzarsi per mezzo della promozione del marchio che spinge verso una spesa irrazionale legata alle logiche dell’acquisto impulsivo e della moda. Lo stesso Made in Italy non rappresenta di per sé una garanzia di qualità, ma soprattutto non certifica che l’intera produzione di un prodotto sia avvenuta in Italia.

La competitività di quest’approccio sta nella possibilità di riportare la conoscenza e la ricchezza che la produzione genera ad una dimensione locale, quale può essere la città di Este. Inoltre la decisione di divulgare proprie informazioni sensibili determina la costruzione di un rapporto di fiducia con il consumatore, che da individuo indotto al consumo viene spinto ad interagire con un ambiente che lo stimola ad essere un consumatore critico e consapevole.

ImmagineQuesto modo di acquistare appartiene ad un mercato di élite ed è oggi ancora ai margini rispetto alla grande distribuzione. Rappresenta perciò un tentativo, non certo aleatorio, di proporre un’alternativa rispetto ad un sistema che lesina sempre di più sulla qualità dei materiali, il quale si pone come unico vincolo il contenimento dei costi per quanto riguarda la manodopera e l’impatto ambientale, spende sempre di più nella promozione del marchio a discapito del consumatore che deve pagare i prezzi della pubblicità, non genera ricchezza nella dimensione locale in quanto costringe le PMI (piccole medie imprese) alla chiusura o alla delocalizzazione e svuota le attività commerciali del centro storico, costretti a pagare affitti sempre più alti al fronte di un netto calo delle vendite.  

Ciò che è auspicabile, e che Ragioniamo con i piedi sta cercando di fare, è di allargare a macchia d’olio questo modo di fare impresa, al fine di stimolare il comparto produttivo e distributivo verso una ritrattazione dei propri meccanismi. Sicuramente sarà necessario il coinvolgimento e la partecipazione di più attori sociali, che vanno dal singolo cittadino, agli imprenditori della zona, fino alle realtà politiche ed amministrative di riferimento. Se nel 2008 questo progetto poteva essere considerato marginale nel panorama produttivo italiano, con il ridimensionamento legato alla crisi economica assume il ruolo di apripista in previsione di un ripensamento delle modalità di consumo per il singolo, e delle modalità di produzione di benessere e ricchezza per la collettività. Nonostante lo stile un po’ vintage, penso che queste siano prima di tutto scarpe per i giovani.  

Edoardo Dalla Mutta