domenica 29 Marzo 2020
Home Territorio Questione Santa Tecla. I lavoratori: 'Noi non ci fermeremo!'

Questione Santa Tecla. I lavoratori: ‘Noi non ci fermeremo!’

Immagine

Che cosa sta succedendo vicino al parcheggio del Billa e dell’Highlander?
Che cosa sono quei gazebo e quegli striscioni?

Semplice, ve lo spieghiamo noi. Chi non si ricorda la famosa ‘questione Santa Tecla’? Bene, il tutto non si è ancora concluso, e ha l’aria di non concludersi con una resa da parte dei lavoratori.

Siamo quindi tornati nuovamente sul campo, ed abbiamo parlato con due dei manifestanti che in questi giorni molti cittadini hanno visto presenziare nell’area adiacente alla rotonda che porta verso Deserto, Prà, o che ricongiunge al centro atestino. Queste persone sono Anna Pugliese, presidente dell’associazione ‘Aiutiamoci insieme’ e  Gabriele Raise, socio dell’associazione e sindacalista USB (Unione sindacale di Base, ndr) che segue questa precisa vertenza.

Ci dice la signora Pugliese: “Noi siamo qui dal 15 febbraio, e non abbiamo intenzione di andarcene. Siamo in 54 persone a manifestare, tutte quelle che non hanno accettato l’accordo con la cooperativa. Siamo sempre qui, 24 ore su 24: mangiamo e dormiamo qui; ci autogestiamo, e siamo sovvenzionati dalla cassa di resistenza, la quale è costituita dai cittadini che ci favoriscono le loro donazioni.”

Immagine

Per chi non avesse ben chiara la situazione, ecco spiegato il motivo di tale mobilitazione: “Il problema nasce”, prosegue la presidente dell’associazione, “da una malagestione da parte della casa di riposo, con un notevole ‘mobbing’ su tutto il vecchio personale. Il direttore ci ha promesso di sbatterci fuori, ma noi faremo altrettanto.”
Il signor Raise incalza “ E’ tutto un modo per scaricare la loro malagestione sui lavoratori, estromettendoli o precarizzandoli nella cooperativa, cosa che, su 94 lavoratori, 54 non hanno accettato, poiché indegna, dopo un percorso terrificante con palesi violazioni sindacali.”

Si parla quindi anche di sindacati, non più solamente di uno scontro tra i lavoratori e il corpo direttivo.

Immagine

“In questi quattro anni i sindacati CGIL, CISL e UIL, nonostante molti loro lavoratori appartengano proprio a questi, sono stati nulli. Laddove sono intervenuti, hanno solamente fatto danni: hanno firmato un contratto di solidarietà (un tipo di accordo stipulato tra l’azienda e le rappresentanze sindacali, ndr) senza nemmeno essere a conoscenza della vera intenzione dell’ente riguardo a quante persone sarebbero state colpite da questo” continua la signora Pugliese. “ Solamente dopo che la CGIL aveva già firmato, l’ente ha reso pubblici i nomi di queste, che, guarda caso, erano tutte del vecchio contratto. Riguardo a questi nomi, ho notato personalmente una serie di ingiustizie e falsità: non si può sostenere che una lavoratrice sia inidonea parziale quando fino a quel giorno prestava servizio regolare in turno “SAPA”.”

Una domanda, dunque, sorge spontanea: perché rifiutare l’accordo? Spiega la signora Anna: “Noi lavoratori abbiamo rifiutato poiché un lungo numero di fatti ci ha portato a farlo: per esempio, una procedura di licenziamento in piena estate, in modo che si perdesse tutto il tempo di contrattazione, dato che i termini sarebbero scaduti il 21 ottobre. Una volta giunti alla mediazione con il sindaco Piva, i lavoratori avevano proposto un accordo di amicizia, che consisteva nel prelevare all’incirca il 10% del proprio stipendio, senza diminuire le ore di lavoro –non come sostengono in molti- ma l’ente, in giorno 23 luglio, ha rifiutato, in presenza del primo cittadino. Tutto ciò è stato orchestrato poiché, con un contratto del genere, non si sarebbe potuto licenziare chi si voleva.”

“Questa procedura di esubero” precisa il sig. Gabriele “è assolutamente irregolare a nostro avviso, poiché non ci sono ospiti in meno. Sono stati investimenti sbagliati, che la direzione avrebbe dovuto coprire anche attingendo alla curia, se necessario, ma non facendo pagare i lavoratori: si chiama ‘rischio di impresa’.
Questa situazione è scandalosa dall’inizio, si è ravvisata una complicità morale tra sindacati confederali, dato che hanno preferito la contrattazione alla lotta.”

Come si risolverà, dunque, tutta questa faccenda? Il signor Raise ci spiega che in molti altri paesi, come per esempio a Vicenza, la regione in tempi brevi ha commissariato, ma l’ente non era di tipo ecclesiastico. Sostiene, dunque, che la regione sia tenuta in scacco dal vescovo.
La signora Pugliese, dal canto suo, rincara sostenendo che il tutto non è ancora stato risolto poiché l’anno prossimo ci sarà il rinnovo comunale e regionale, dunque a breve le elezioni.

Che fare per i lavoratori, o ex lavoratori, di Santa Tecla? “Ovviamente la richiesta di commissariare è già arrivata in regione; secondo il difensore civico è obbligatorio lo scioglimento del CDA (Consiglio di Amministrazione, ndr)” dice il sindacalista USB. “Presenteremo denuncia penale ed un esposto per chiedere alla magistratura di fare chiarezza. Abbiamo chiesto solidarietà all’ospedale di Este e Monselice, manifestato a Padova e le iniziative future non mancheranno.”
La signora Pugliese conclude: “Noi di sicuro non ci fermeremo.”

Ringrazio i signori per la disponibilità e la chiarezza. Qualora ci fossero delle novità riguardanti la questione, Estensione sarà in prima linea per fare chiarezza.

Ilenia Sanna

Estensione
Estensione
Il laboratorio giovanile di informazione, formazione e azione della Bassa Padovana.

Non perderti le ultime notizie e i prossimi eventi. Iscriviti alla newsletter!

RESTA CONNESSO

13,356FansMi piace
1,929FollowerSegui

RICERCA ARTICOLI

  • Categorie

  • Autori