Questione Santa Tecla. I lavoratori: ‘Noi non ci fermeremo!’

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Che cosa sta succedendo vicino al parcheggio del Billa e dell’Highlander?
Che cosa sono quei gazebo e quegli striscioni?

Semplice, ve lo spieghiamo noi. Chi non si ricorda la famosa ‘questione Santa Tecla’? Bene, il tutto non si è ancora concluso, e ha l’aria di non concludersi con una resa da parte dei lavoratori.

Siamo quindi tornati nuovamente sul campo, ed abbiamo parlato con due dei manifestanti che in questi giorni molti cittadini hanno visto presenziare nell’area adiacente alla rotonda che porta verso Deserto, Prà, o che ricongiunge al centro atestino. Queste persone sono Anna Pugliese, presidente dell’associazione ‘Aiutiamoci insieme’ e  Gabriele Raise, socio dell’associazione e sindacalista USB (Unione sindacale di Base, ndr) che segue questa precisa vertenza.

Ci dice la signora Pugliese: “Noi siamo qui dal 15 febbraio, e non abbiamo intenzione di andarcene. Siamo in 54 persone a manifestare, tutte quelle che non hanno accettato l’accordo con la cooperativa. Siamo sempre qui, 24 ore su 24: mangiamo e dormiamo qui; ci autogestiamo, e siamo sovvenzionati dalla cassa di resistenza, la quale è costituita dai cittadini che ci favoriscono le loro donazioni.”

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Per chi non avesse ben chiara la situazione, ecco spiegato il motivo di tale mobilitazione: “Il problema nasce”, prosegue la presidente dell’associazione, “da una malagestione da parte della casa di riposo, con un notevole ‘mobbing’ su tutto il vecchio personale. Il direttore ci ha promesso di sbatterci fuori, ma noi faremo altrettanto.”
Il signor Raise incalza “ E’ tutto un modo per scaricare la loro malagestione sui lavoratori, estromettendoli o precarizzandoli nella cooperativa, cosa che, su 94 lavoratori, 54 non hanno accettato, poiché indegna, dopo un percorso terrificante con palesi violazioni sindacali.”

Si parla quindi anche di sindacati, non più solamente di uno scontro tra i lavoratori e il corpo direttivo.

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“In questi quattro anni i sindacati CGIL, CISL e UIL, nonostante molti loro lavoratori appartengano proprio a questi, sono stati nulli. Laddove sono intervenuti, hanno solamente fatto danni: hanno firmato un contratto di solidarietà (un tipo di accordo stipulato tra l’azienda e le rappresentanze sindacali, ndr) senza nemmeno essere a conoscenza della vera intenzione dell’ente riguardo a quante persone sarebbero state colpite da questo” continua la signora Pugliese. “ Solamente dopo che la CGIL aveva già firmato, l’ente ha reso pubblici i nomi di queste, che, guarda caso, erano tutte del vecchio contratto. Riguardo a questi nomi, ho notato personalmente una serie di ingiustizie e falsità: non si può sostenere che una lavoratrice sia inidonea parziale quando fino a quel giorno prestava servizio regolare in turno “SAPA”.”

Una domanda, dunque, sorge spontanea: perché rifiutare l’accordo? Spiega la signora Anna: “Noi lavoratori abbiamo rifiutato poiché un lungo numero di fatti ci ha portato a farlo: per esempio, una procedura di licenziamento in piena estate, in modo che si perdesse tutto il tempo di contrattazione, dato che i termini sarebbero scaduti il 21 ottobre. Una volta giunti alla mediazione con il sindaco Piva, i lavoratori avevano proposto un accordo di amicizia, che consisteva nel prelevare all’incirca il 10% del proprio stipendio, senza diminuire le ore di lavoro –non come sostengono in molti- ma l’ente, in giorno 23 luglio, ha rifiutato, in presenza del primo cittadino. Tutto ciò è stato orchestrato poiché, con un contratto del genere, non si sarebbe potuto licenziare chi si voleva.”

“Questa procedura di esubero” precisa il sig. Gabriele “è assolutamente irregolare a nostro avviso, poiché non ci sono ospiti in meno. Sono stati investimenti sbagliati, che la direzione avrebbe dovuto coprire anche attingendo alla curia, se necessario, ma non facendo pagare i lavoratori: si chiama ‘rischio di impresa’.
Questa situazione è scandalosa dall’inizio, si è ravvisata una complicità morale tra sindacati confederali, dato che hanno preferito la contrattazione alla lotta.”

Come si risolverà, dunque, tutta questa faccenda? Il signor Raise ci spiega che in molti altri paesi, come per esempio a Vicenza, la regione in tempi brevi ha commissariato, ma l’ente non era di tipo ecclesiastico. Sostiene, dunque, che la regione sia tenuta in scacco dal vescovo.
La signora Pugliese, dal canto suo, rincara sostenendo che il tutto non è ancora stato risolto poiché l’anno prossimo ci sarà il rinnovo comunale e regionale, dunque a breve le elezioni.

Che fare per i lavoratori, o ex lavoratori, di Santa Tecla? “Ovviamente la richiesta di commissariare è già arrivata in regione; secondo il difensore civico è obbligatorio lo scioglimento del CDA (Consiglio di Amministrazione, ndr)” dice il sindacalista USB. “Presenteremo denuncia penale ed un esposto per chiedere alla magistratura di fare chiarezza. Abbiamo chiesto solidarietà all’ospedale di Este e Monselice, manifestato a Padova e le iniziative future non mancheranno.”
La signora Pugliese conclude: “Noi di sicuro non ci fermeremo.”

Ringrazio i signori per la disponibilità e la chiarezza. Qualora ci fossero delle novità riguardanti la questione, Estensione sarà in prima linea per fare chiarezza.

Ilenia Sanna

8 Commenti

  1. Risposta a: Questione Santa Tecla. I lavoratori: ‘Noi non ci fermeremo!’

    Fondazione S. Tecla oramai è da mesi che tiene banco nel territorio. La stanchezza delle continue azioni intraprese e la confusione che aumenta iniziano a pesare. Si ode solo una voce urlare (gli ex dipendenti ora in presidio) mentre la controparte accusa colpi di continuo rimanendo inerme e in silenzio. C’è chiesto il perché. Unico modo per dare una risposta (che consiglio a tutti) è quello di capire, dovendo aprire però la visuale a 360°. Sarebbe necessario ripercorrere il cammino risalendo all’anno 2000. Ci vorrebbero però infinite pagine per trattare il tutto e manca lo spazio qui per farlo. Giusto riprendere quindi alcuni punti su cui le risposte devono però essere altrettante chiare. Altri le posero, ma nessuno vi rispose nella giusta maniera richiesta. Esaminato il tutto quindi con attenzione, questo è quanto emerso ascoltando più e diverse fonti che hanno coinciso tutte nell’affermare quanto riportarono. Il tutto riscontrato!
    ************
    Oggi in Fondazione è vero che lavorano delle loro colleghe e compagne di lotta che dopo il 6 gen. decisero di iscriversi alla lista, poi assunte, percependo così uno stipendio regolare da dipendenti e non socie di cooperativa (anche con limitazioni pesanti)? Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Cosa sarebbe accaduto se anche le attuali del presidio si fossero iscritte? Considerando i numeri di assunzioni fatte dalla cooperativa al di fuori delle iscritte ex dipendenti della fondazione una buona parte di loro del presidio, oggi lavorerebbero a fianco di queste colleghe? Sarebbe stato così. Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    A chiusura della lista questa fu ancora prorogata per offrire un’altra opportunità, permettendo così ad altre loro colleghe di iscriversi. Oggi anch’esse assunte? Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    E chi non superò la selezione? Sono state assunte tutte ugualmente? Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!
    Anche con fortissime limitazioni d’idoneità a lavorare? Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Importanti opportunità perdute quindi che non furono colte e non si seppero cogliere queste date e che sono tutte riconducibili esclusivamente a un volere e scelta precisa espressa dalle ex lavoratrici del presidio.

    Infatti sono loro stesse che dicono:
    <>.
    Avrebbero oggi potuto lavorare come le loro colleghe continuando a percepire uno stipendio da dipendenti, ma hanno preferito rimanere licenziate. Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Vi sono altri spunti emersi dall’intervista e vari interventi fatti dagli ex dipendenti che hanno portato a cercare degli altri o meno riscontri.

    Mala gestione.
    Si afferma che se S. Stefano chiudeva perché obsoleta e non a norma, già dal 2003 oltre 80 dipendenti sarebbero rimasti a casa e senza quelle opportunità che oggi furono loro offerte? Poco dopo anche i rimanenti della rsa sarebbero stati licenziati perché con numeri ridotti le spese sarebbero state maggiori delle entrate? Inevitabile la chiusura? Quindi la Fondazione sarebbe scomparsa? La costruzione quindi si rendeva necessaria? Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Mobbing.
    Si afferma come la Fondazione abbia documenti attestanti di percorsi avviati all’interno della stessa che lo smentiscono categoricamente e come le possibilità di affrontare il tema al solo sorgere, siano state date a tutti e infinite? Inoltre che un’ispezione compiuta a tal riguardo non lo abbia rilevato. Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Violazioni sindacali
    Si afferma che non ve ne siano state. Infatti difficile vederne perché le tre sigle sindacali CGIL CISL UIl firmatarie hanno seguito tutto l’iter e le vicissitudini con molta attenzione. Se avessero riscontrato delle violazioni gravi sindacali certamente queste le avrebbero fatte risaltare immediatamente? Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Contratto di solidarietà esteso a tutti
    Si afferma come fosse stato impossibile estenderlo a tutti come volevano gli attuali licenziati? La solidarietà prevede infatti una riduzione di stipendi pari orari. Hanno detto che se si riduceva l’orario per tutti, la Fondazione sarebbe andata sotto lo standard previsto dalla regione (tot dipendenti rapportati agli Anziani presenti). Necessario sarebbe stato quindi assumerne altri per mantenere gli standard. Ma trattandosi di solidarietà impossibile assumere perché la legge non lo permette. Inoltre, oltre il 40% non voleva aderirvi per motivazioni personali. Ognuna avrebbe dovuto lasciare oltre 300 euro netti dalla busta paga per raggiungere la solidarietà necessaria? Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Contratto di solidarietà esteso ad una parte secondo fungibilità sottoscritto in Provincia tra le parti (documenti visionati)
    Si afferma che dopo innumerevoli passaggi secondo quanto previsto dalla legge 223/91 per esuberi, arrivarono a sottoscrivere a metà ottobre 2013 una solidarietà che prevedeva una riduzione di orario e stipendio. L’Assessore Barison (non è il caso della cooperativa Ancora questo) aveva chiesto e ottenuto per iscritto garanzie da Roma che trattandosi di fondazione e non Ipab o altra azienda, essendocene poche, di fondi da stanziare ce n’erano. Garantendolo personalmente. Da qui con l’intervento dell’Inps garantito portava a 750 euro al mese netto l’emolumento per lavorare 3 ore il giorno (Inps. sentirono la sede centrale e non un ufficio succursale). Tutti sarebbero rimasti all’interno a lavorare. Hanno rifiutato anche questo. Inoltre, sarebbero entrati nella verifica e attuazione come accordo tra le parti (innovazione e opportunità assoluta) nella Fondazione, sindacati e Sindaco. Seguendola nel suo cammino. Sarebbe stato così. Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Dicono:
    … senza nemmeno essere a conoscenza della vera intenzione dell’ente riguardo a quante persone sarebbero state colpite da questo.
    Si afferma che nella seduta prima della firma della solidarietà fu rilasciato un foglio in A 3 tabella excel con nomi, percentuali di riduzione orari, emolumenti corrispondenti a tutti i dipendenti coinvolti ecc. Questo all’interno della sede provinciale. Ebbero tutti tempo di visionarlo perché giustamente richiesto per farlo. Poi la volta seguente, dopo chiarimenti, si sottoscrisse l’accordo, che venne però lasciato in sospeso fino all’assemblea. Quindi il tempo vi fu tutto per approfondire nomi e modi e non vi fu inconsapevolezza. Del resto il 30 ottobre era dopo la metà e ogni dipendente per il giorno dell’assemblea era ben a conoscenza se vi faceva parte o meno, potendo decidere del suo futuro con il proprio voto. Cosa che poi avvenne con un palese no al fatto di aderire all’accordo e quindi percepire 750 euro per lavorare 3 ore al giorno. Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Dicono:
    …non si può sostenere che una lavoratrice sia inidonea parziale quando fino a quel giorno prestava servizio regolare in turno “SAPA.
    Si afferma che l’inidoneità sia diagnosticata dal Medico del Lavoro che non dipende dal datore di lavoro, ma da se stesso e quindi imparziale. Si afferma che a ogni lavoratore in possesso d’inidoneità sia stata rilasciata dalla fondazione una lettera molto chiara visionata nei suoi contenuti. In questo caso se qualcuno avesse compiuto ciò che non doveva vi sarebbero state, per quanto scritto, delle responsabilità dirette alla stessa dipendente che non avrebbe mai dovuto agire proprio e per effetto della sua limitazione. Se fatto sarebbe stato esclusivamente per una propria volontà e negligenza personale. Dovendosi rifiutare a qualsiasi richiesta avanzatale che nel caso fosse andata contro la sua inidoneità? Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Dicono:
    …in modo che si perdesse tutto il tempo di contrattazione, perché i termini sarebbero scaduti il 21 ottobre. …procedura di licenziamento in piena estate,
    Si afferma al riguardo che l’assemblea fu indetta il 30 ottobre! E’ vero che il mancato accordo porta la data del 19 novembre. Da qui si capisce bene come il dire del 21 ott. non sia reale. Fino al 19 novembre tutto era ancora possibile. Quasi 30 giorni dopo il 21. Quindi non è vero quanto dice la signora. Ben oltre il periodo estivo se computati quindi i giorni previsti dalla procedura. Si afferma e conferma che la fondazione si rese sempre disponibile ad andare oltre i giorni previsti dalla norma pur di trovare una soluzione? Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Dicono:
    …Una volta giunti alla mediazione con il sindaco Piva, i lavoratori avevano proposto un accordo di amicizia, che consisteva nel prelevare all’incirca il 10% del proprio stipendio,
    Si afferma che il 10% proposto non avrebbe risolto il problema all’origine. Inoltre facevano i conti anche per altri colleghi che per nulla volevano aderirvi. Oltre il 30/40% dei dipendenti si sono infatti rifiutati di aderire a questa deduzione. I licenziati del presidio hanno sempre parlato in nome di tutti, quando in verità così non era, dato che un altrettanto numero come il loro si è dissociato dagli stessi non volendone sapere di quanto facevano e dicevano. Rottura interna e contrasto palese peraltro riportato anche dai mass media. Nacque infatti il fronte del gruppo denominato La Fenice a confermarlo. Ciò nonostante continuavano a parlare anche per loro, inducendoli a scrivere per dissociazione. Nessuna adesione quindi da parte di tutti i dipendenti al 10%. Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Dicono:
    … senza diminuire le ore di lavoro –non come sostengono in molti- ma l’ente, in giorno 23 luglio, ha rifiutato, in presenza del primo cittadino.
    Per arrivare a ridurre l’emolumento senza ridurre l’orario c’è una procedura che trova infiniti ostacoli con possibilità in ogni momento di ricorsi da parte dei dipendenti che poi ci ripensino. Comunque si afferma che il primo cittadino diede addirittura due termini entro i quali i dipendenti tramite i sindacati avrebbero dovuto dare una risposta. L’ultimo coincise con i primi di luglio. Ci sono verbali che lo affermano sottoscritti. Il Sindaco ha, come da accordi presi tra tutti, chiuso il tentativo perché non si era arrivati a nessun accordo appunto ai primi di luglio, consapevoli ognuno che la procedura sarebbe stata quindi avviata. E fu quindi avviata la procedura peraltro preavvisati dell’invio prima che avvenisse lo stesso. Impossibile la riduzione al 10% come proposta. Vedersi sopra. Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Dicono:
    …. Tutto ciò è stato orchestrato poiché, con un contratto del genere, non si sarebbe potuto licenziare chi si voleva.”
    Si afferma. Se avessero le dipendenti accettato il contratto, sarebbero rimasti tutti all’interno e non si sarebbe licenziato nessuno. Se sono presenti in rotatoria è perché risulta siano stati loro a volerlo. Se si volevano licenziare non si sarebbero cercate infinite alternative per evitarlo lasciando a loro poi decidere cosa volevano fare del loro futuro. Lo avrebbe deciso se voluto, la fondazione stessa, cosa che non avvenne. Se avessero accettato l’accordo di metà ottobre infatti sarebbero rimaste tutte all’interno. Se la Fondazione le voleva fuori, avrebbe detto di no fin da subito a ogni alternativa e proposta così certa che quanto assurdamente affermano si sarebbe sicuramente reso concreto. Invece auspicava e sperava fino all’ultimo, che l’assemblea del 30 ottobre accettasse perché tutti rimanessero. Cosa che non avvenne. Non per volontà quindi della fondazione che secondo loro le voleva fuori, ma per la loro stessa volontà di rimanerci fuori. Se dicevano sì nell’assemblea del 30 ott. sarebbero rimaste tutte all’interno. Cosa che la fondazione appunto voleva? Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Dicono:
    … “Questa procedura di esubero” precisa il sig. Gabriele “è assolutamente irregolare a nostro avviso, poiché non ci sono ospiti in meno.
    Si afferma che la variabile ospiti è una variabile che è sempre altalenante. Non è mai assicurata. Il problema non erano e sono gli ospiti e loro presenza che certamente conta, ma altri fattori incidenti di natura ben diversa. Dicasi costi e oneri. Ampliamente illustrata da oltre un anno dalla fondazione? Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Dicono:
    … Sono stati investimenti sbagliati, che la direzione avrebbe dovuto coprire anche attingendo alla curia, se necessario, ma non facendo pagare i lavoratori: si chiama ‘rischio di impresa’.
    Si afferma che chiuderebbero più della metà delle aziende Italiane considerando gli infiniti bilanci in perdita. Non parliamo poi delle ipab. Per quanto concerne il rischio di impresa la storia economica e giurisprudenza offre infinite tesi al riguardo rientrando poi queste in molti ambiti di natura anche politica e di filosofie di sistemi, che per brevità qui non si aprono quali altri temi. Lo Stato dovrebbe essere quindi garantista non solo delle sue aziende, ma anche delle imprese private? Quelle che per rischio di impresa chiudono? Alitalia un esempio tra gli infiniti? Se fosse questo vero tutte le imprese diverrebbero statali e pubbliche. A questo punto sembrerebbe, se così fosse, che si parli di una realtà similare di uno stato che come sistema è decisamente e miseramente fallito qualche decennio fa. Si potrebbe comprendere però il perché di questa tesi esposta osservando attentamente tra le righe? E perché si parla quindi di volere un ritorno al pubblico della fondazione? Ovvero che il rischio di impresa ricada al pubblico. Ma chi sarà mai il pubblico? Il pubblico siamo noi. Quindi il rischio di impresa, le perdite ecc. le paghino con le tasse il solito cittadino. Garantiti così di certo tutti i posti di lavoro pagati con le tasse dei cittadini oltre che dalle rette. Le difficoltà della fondazione tornando al pubblico come si chiede, si scaricheranno sul pubblico. E nessuno, come altre realtà, la vuole perché ognuno di debiti ne ha già molti di suoi. Basti vedere cosa sta avvenendo nelle diverse ulss o altre realtà. Bisognerebbe che ognuno provasse mettendosi in gioco. Puntare il dito è sempre facile e ben diverso rispetto che puntarselo? Ci sono stati dipendenti licenziati che si sono uniti in cooperative dagli stessi gestite per lavorare mettendosi in gioco. Riuscendoci benissimo. Importante crederci avendo però la voglia di fare?

    Dicono:
    … Questa situazione è scandalosa dall’inizio, si è ravvisata una complicità morale tra sindacati confederali, dato che hanno preferito la contrattazione alla lotta.
    Si afferma da questo dire che al tentativo di trovare una via che fosse di mediazione, meglio sarebbe stato intraprendere subito una lotta senza ma e senza se, quale sicura soluzione? E se la legge 223/91 prevede la contrattazione, meglio violarla, preferendo a questa la lotta? Difficile comprendere tale procedura esplicitata se così fosse. Del resto a decidere di non cogliere tutte le opportunità loro offerte alla fine sono stati proprio i dipendenti e nessun altro. Quindi di cosa si parlerebbe se alla fine i dipendenti e solo loro hanno deciso? Non i sindacati. Perché anche a volerlo era già stato firmato l’accordo e avrebbero potuto i sindacati obbligare tutti a farlo valere e rispettare, indipendentemente dall’assemblea. Solo poi a chi non fosse andata bene, la scelta di uscire. Invece i sindacati hanno giustamente lasciato ai dipendenti decidere. Solo dopo il no, l’hanno rescisso pur potendolo non fare. E chi attento si accorgerà che il cd “lotta” e quanto sta avvenendo è esattamente ciò che l’anno scorso fu attuato. Unica differenza, per ovvie ragioni, sta nel presidio, due scioperi, qualche megafono, le lenzuola colorate, e i cortei. Sì. E’ vero. Questo è stato riscontrato ed è riscontrabile da chiunque!

    Dicono:
    … Come si risolverà, dunque, tutta questa faccenda? Il signor Raise ci spiega che in molti altri paesi, come per esempio a Vicenza, la regione in tempi brevi ha commissariato, ma l’ente non era di tipo ecclesiastico. Sostiene, dunque, che la regione sia tenuta in scacco dal vescovo. … “Ovviamente la richiesta di commissariare è già arrivata in regione;

    Al momento potrebbe essere invece che di fronte ad una regolarità dimostrata esistente della Fondazione impossibile oggi forzatamente sconfessarla perché porterebbe la regione e altri a doverne poi rispondere per un abuso del suo potere amministrativo e di verifica? Un dubbio non di poco conto questo! Se così fosse a pagare poi non sarebbero di certo i politici, ma i soliti contribuenti.

    Dicono:
    … secondo il difensore civico è obbligatorio lo scioglimento del CDA (Consiglio di Amministrazione, ndr)” dice il sindacalista USB.
    Il difensore civico regionale ha competenze ben precise. Internet è molto di aiuto nel chiarirlo per chi desideri farlo. Non può assolutamente intromettersi nel privato dovendo lui farlo nell’ambito amministrativo regionale per fatti e atti che abbiano coinvolto il cittadino che l’ha interpellato e la regione inadempiente su procedure e compiti regionali che l’hanno visto coinvolto sempre che riguardi il pubblico. Così vale anche per il caso di altri ispettori. Lo avesse fatto, e non si riesce a reperire quella nota, le implicazioni gli sarebbero notevoli per lui se fosse uscito dal suo mandato. Certo ogni pensiero espresso anche se non di propria pertinenza, diviene utile ai fini puramente di scalpore mediatico, ma non nella sostanza e formalità. Giusto chiarire che la vertenza tra la fondazione e una parte di dipendenti, è una vertenza purtroppo tra le tante che coinvolgono datore e dipendente. Fosse stata pubblica sarebbe stata una cosa, ma è privata. E il difensore se entra nel privato, facilmente andrebbe fuori dal mandato?

    Dicono:
    …presenteremo denuncia penale e un esposto per chiedere alla magistratura di fare chiarezza.
    Si afferma che già ci ha pensato a fine settembre un assessore (e chi più di lui) e che sono stati infiniti gli esposti, denunce, lettere anonime, ricorsi al penale presentati alla procura (magari anche l’altro ieri???) e a tutti gli organi di controllo, continuamente e incessantemente e che continueranno sempre da altrettanti infiniti per innumerevoli motivazioni. Si afferma che per ognuna o gruppo coincidente per la stessa motivazione, vi siano state altrettante ispezioni, i cui risultati sono stati tutti regolari. Non è difficile crederci. Altrimenti immediatamente viste le conoscenze se ne sarebbe sbandierato l’esito. Ci sono da porsi vari quesiti quesiti al riguardo. Perché tutto quest’accanimento verso la fondazione e perché i cittadini devono pagare questi ingenti costi che lo stato deve sostenere per le innumerevoli continue richieste di interventi delle autorità contro la stessa? Molti altri centri residenziali, ulss ecc hanno eseguito queste operazioni o altre, eppure nessuno se n’è interessato. Perché? Come mai la Procura e altri non iniziano ad approfondire invece cosa e chi effettivamente ci sia dietro a tutto questo e le effettive ragioni? Perché dei dipendenti oggi si trovano nella strada avendo preferito questo piuttosto che continuare a lavorare per 750 euro netti tre ore il giorno? Un altro centro residenziale in tutto questo c’entra qualcosa poichè si sentono voci di strani coinvolgimenti? Come mai alcuni non guardano e ascoltano anche la maggioranza composta di persone coinvolte come gli oltre 400 famigliari presenti all’interno e dipendenti e Anziani? Utile farlo e si comprenderà riscontrando. Sono ben altre le domande da doversi porre forse? Non è che le indagini dovrebbero quindi essere avviate prima che poi non a senso unico, ma anche a doppio senso, coinvolgendo quindi anche gli accusatori e organizzatori e altri?

    Si afferma infine che di fronte a tutto questo a gennaio, la fondazione abbia superato il difficilissimo accreditamento di fronte a 4 valutatori e la regione da poco l’abbia quindi accreditata. Non riscontrato e riscontrabile!

    Se fosse, e sicuramente non è e sarà, qualcosa quindi non tornerebbe se da un lato, visto quanto detto contro la stessa, vi siano continue risposte del tutto positive e contrarie come in quest’ultimo caso dell’accreditamento deliberato dalla giunta regionale? Sarà poi vero? Perché se così fosse tutto l’impianto degli ex dipendenti della rotatoria troverebbe un altro contraccolpo non da poco a ciò che dicono. Si capisce dai riscontri loro come vogliono vedere chiusa la fondazione per altri motivi tentando diverse strade come ad esempio adducendo a un servizio scadente, mala gestione, mobbing e più. Promuovendo ispezioni continue con costi elevatissimi per la comunità. E questa otterrebbe di fronte a tutto ciò che affermano addirittura l’accreditamento? Laddove al momento per ogni istanza presentata e ispezione da poco uscite hanno dimostrato che quanto affermano non è vero visti gli esiti regolari?

    Tanti riscontri fugano pertanto le affermazioni riportate. Per scoprire se siano o no vere basta fare come è stato fatto. Chiedere ai molti e verificare i documenti. Basta chiacchiere, solo fatti e documenti. Da questi i riscontri che hanno dimostrato come siano solo parole. Poi si dica pure ciò che si vuole. Importante è sempre verificare. Come qui è stato fatto.

  2. Facevi prima a scrivere un bel libro e fartelo pubblicare amigos!

    Sei un po’ di parte?

    asta la vista.

  3. Ringrazio il sig. Paolo per le delucidazioni riguardanti l’argomento.
    Come spero si possa evincere leggendo l’articolo, lo scopo di questo è di riportare la voce di alcuni degli ex lavoratori, non di affermare una verità assoluta. E’, del resto, giusto che si possa controbattere in modo costruttivo a quanto detto.
    Come magazine ci interessiamo alle questioni scottanti che riguardano la nostra realtà cittadina, e la questione Santa Tecla è ancora una di queste.

    Ilenia Sanna

  4. Grazie Ilenia a voi invece per la diffusione delle notizie con attendibilità, indipendenza e qualità. Assolutamente non mi appartiene il pensiero di una vostra disinformazione o che estensione sia o volesse essere di parte. Anzi.

    Noto invece come purtroppo spesso a molti o pochi le verità possono non essere digerite, soprattutto quando si nascondano con altre che le vendono come tali? E quindi le reazioni evidenziano questo fare e agire quali seguiti. Io dico che necessario è sempre vedere le cose a 360° riflettendo con la propria testa. C’è chi dice come Ombre che si è di parte, e ha ragione. Perfettamente ragione. Perché si è di parte, certo, ma delle verità che esulano da quanti siano e chi siano i coinvolti. Basta appunto allargare le visuali. Ovvio che per farle risaltare di fronte ad anni di diatribe ci voglia un libro quando da tempo ci hanno tutti coinvolti in queste loro tristi vicende. Che nessuno però ha mai scritto fino in fondo scandendone le pagine con altrettanti allegati documenti che le comprovassero. Io mi fidai e dopo averlo fatto, mi sono come molti altri oggi, trovato davanti ad altri diversi e aggiuntivi documenti con altrettante risposte, traditi nella fiducia riposta, perché furono volutamente omessi? Altre azioni di clamore come quelle di oggi sulla torre che chiaramente non sono piacevoli pensando a chi le le abbia attuate, di certo faranno scalpore attirando l’attenzione, ma non si dirà mai realmente quali siano le verità che le hanno portare là sopra. Tutti crederanno a un’emulazione di altre forme similari che s’identificano con estreme azioni pre organizzate (sulle grù, sulle cisterne, ciminiere, vancimuglio, S. Remo ecc ecc) di protesta, ma mai nessuno capirà che questa da quelle è ben diversa perché loro rispetto agli altri, ebbero delle opportunità che le avrebbero permesso di continuare a lavorare, ma le hanno tutte rifiutate per una loro scelta. Diverso quindi rispetto a chi non ha un lavoro, o lo abbia effettivamente perduto e nel perderlo o nel non trovarlo, non gli siano state date quelle tre opportunità che oggi avrebbero permesso loro di ricevere uno stipendio come le loro colleghe di lotta che dopo il 6 gen. s’iscrissero alla lista, ed effettivamente (dimostrato e confermato dopo visione) lavorano. Ai disoccupati e a chi ha perduto il lavoro 750 euro per lavorare 3 ore il giorno andiamo a chiedergli se gli avrebbero fatto “schifo” e li avrebbero rifiutati? O iscriversi alla lista per lavorare percependo un emolumento pieno? Da qui la differenza nel clamore della torre e altre rispetto a quelle magari più vere nella sostanza? Un esempio per i giovani che cercano lavoro, o studiano per un loro futuro, dove il rifiutare 750 euro netti al mese per lavorare tre ore il giorno scegliendo per loro volere di essere licenziati, comunque è da chiedersi quanto sia stato educativo??? Indipendentemente dalle ragioni giuste o meno che siano una domanda viene spontanea. Meglio lavorare lottando, o lottare senza lavorare? Anche questi sono fatti, comunque si urli o si replichi su cui è comunque bene riflettere.
    Ps
    Ombre. Se mi concedi e permetti chiaramente un appunto. Di fronte ad asta ci và l’h. Si scrive Hasta. Quindi…
    Hasta la vista companero (la tilde sopra la n l’ortografia italiana non la prevede)

  5. Gli approfondimenti proseguono!!!
    A seguito intervento rivolto al difensore civico citato da raise pur se presentato dall’associazione aiutiamocinsieme a firma del presidente Anna Pugliese con atto 35/2014, il Difensore Civico rispondeva all’interpellanza. Questa è stata poi ripresa per promuovere le ulteriori prossime ispezioni certamente indirizzate alla Fondazione da parte della Regione Veneto su una nuova istanza di pettenò del 20 mar. 2014 che riprende nuovamente l’ispezione depositata il 5 agosto 2013 da parte della diavv senza considerare che è stata successivamente però superata e resa vana dal decreto 1 ottobre prot. 413701 emesso dall’ufficio atti e controllo della Regione che ha attestato come la Fondazione sia in regola con lo statuto e sue finalità nonchè bilanci. Il difensore civico NON HA ASSOLUTAMENTE AFFERMATO che il Consiglio di Amministrazione è obbligatorio che venga sciolto. Si conferma ancora una volta come per fare scalpore le interpretazioni soggettive prevarichino sulla forma e sostanza veritiera perchè reale e facilmente riscontrabile. E’ infatti con nota datata 14 feb. 2014 prot. 170 titolario 1.10.7 procedimento a nome dell’Avv.to G.dalla Pria che lo ha seguito, che si conferma come assolutamente non si sia parlato di alcuna conferma e giudizio da parte del Difensore Civico che attestasse l’obbligatorietà dello scioglimento. Anche da questo si capisce bene come le verità non sono come si pensino siano per quanto si dice, e che per capire è necessario leggere e visionare i documenti riportandoli nei loro contenuti effettivi e non rimanendo nel vago per un proprio comodo. Entrambe le parti potranno affermare ciò che a loro avviso credono, importante che nel farlo i documenti e atti non li sbugiardino, ma confermino il loro dire. Questo è un altro caso chiaro ed evidente di edulcorazione delle verità. I documenti parlano da soli. E sono stati riscontrati e riscontrabili. Basta farlo. E anche qui è stato fatto!

  6. http://aiutiamocinsieme.altervista.org/content.php?613-Santa-Tecla-oggi-sciopero-di-5-ore
    Mi hanno fatto pervenire in questo momento questa foto ricavata da un post di cui non ne ero affatto a conoscenza. Impossibile non intervenire dissociandomi del tutto dalle ex dipendenti come moltissimi altri dovrebbero fare. Quando una protesta e lotta arriva a questi livelli dove non si ha nemmeno rispetto per gli Anziani coinvolgendoli mettendo in pericolo la loro vita, non può esistere solidarietà. Per nessuno. Chiunque sia e sarà al loro fianco deve essere consapevole che accetterà il senso di questa foto ritenendola corretta così come la presenza di quella catena, posizionandosi anch’esso dietro, ponendo la sua mano sul lucchetto. Vengono i brividi al pensiero del significato di quella catena e di cosa sarebbe potuto accadere. Concordo quindi con i moltissimi che si sono da loro allontanati lasciandoli in balia di sé stessi e della corrente che seguono perché non solo lo hanno deciso e voluto loro stessi rifiutando le opportunità offerte, ma hanno dimostrato con una catena di traverso fin dove possono arrivare e quale sia effettivamente il loro interesse per gli Anziani. Non era una fabbrica e certe azioni dimostrative vanno attentamente ponderate prima di attuarle. Una lotta non può mettere a repentaglio vite o togliendo loro le prime necessità di cure e assistenza che gli si devono. Giusto quindi si allarghino ora le verità volutamente nascoste che iniziano ad uscire anche se dopo questa foto sfido chiunque che la ritenga giusta, accettandola quale positiva forma di lotta, protesta e provocazione. E se così anche fosse l’augurio che un giorno non abbia mai bisogno per lui o un suo caro di un intervento in emergenza dove un minuto ti salva la vita. Un Suem 118 da là non sarebbe passato in velocità indipendentemente da chi presente all’interno. Infine comunque cure e assistenze ritardate notevolmente per quanto ora riferito da molti contatti interpellati al riguardo per ottenere conferme in quella giornata con i conseguenti disagi sopportati dagli Anziani. Che dire. Un bel coraggio a parlare dei vostri anni di lavoro e interesse rivolto allo stesso.

  7. Ho letto quanto accaduto in merito al reintegro delle due dipendenti in S. Tecla perché avevo seguito il caso partendo dal negozio dove mi fu riferito. Ovviamente si è felici per le dipendenti. Di là dal ricorso che la S. Tecla nel suo sito ha già annunciato, per cui non si può dire che sia finita non essendo questa una sentenza di terzo grado, resta un fatto assodato. In un momento di fortissima crisi, dove nulla è più certo sennonché la disoccupazione e povertà, e dove se ancora rimane un poco di lavoro, questo è legato esclusivamente alle aziende che lo offrono, non si può non pensare come ogni azienda sia costretta a compiere dei tagli fin dove gli è possibile pur di sopravvivere permettendo ai propri dipendenti che rimangono, (se una parte è stata coinvolta da questi e quindi allontanata perché costretti), di continuare a mantenere così il loro lavoro. 34.000 tagli sono quelli previsti dallo Stato. Certo è dura. Quali le alternative. Tenere tutti come si vorrebbe fino ad una chiusura certa, o dover operare scelte e sacrifici anche impopolari pur di rimanere attendendo momenti migliori dove poter poi nel caso riassumere? Se così non si facesse fallimento e tutti a casa. Quanti ne vediamo purtroppo. Una azienda chiusa poi non riaprirà più e non potrà offrire opportunità come se ancora in vita. E questo anche per gli indotti a lei legati. La storia della S. Tecla sicuramente è questa. Come lo è per le infinite altre aziende. Di chiunque siano o no le colpe dei decenni passati, (Inutile. Più di qualcuno si è appagato di un falso benessere perchè falsamente gli era stato propinato accanto a certezze. Si spendeva più di quanto si incassava. E ora tutti ne pagano i conti) se non si pareggia, poi si chiude. E tutti a casa. Se opera per questo volendo continuare a prestare un buon servizio nel sociale cercando di salvaguardare l’occupazione che sia quella però effettivamente necessaria in quanto richiesta, è chiaro come, appunto, dove vi sia un costo aggiuntivo dovrà tagliarne un altro (dove gli sarà possibile) o aumentare le rette. La regione è peraltro molto assente ed opera nella stessa maniera. Taglia perché a Roma tagliano. Le dipendenti della rotatoria avevano un lavoro e l’hanno rifiutato non preservandolo per una loro scelta e non per obbligo. Potevano lavorare oggi come le altre loro colleghe licenziate che ora ce l’hanno all’interno della Fondazione il lavoro. Non lo hanno voluto. E’ questo un dato di fatto! Leggendo le cronache appare evidente come la loro sia una storia ben diversa dalle due reintegrate pur se uguale fu il risultato nel licenziamento. Differenza notevole in quanto lo è anche il percorso intrapreso che rende per questo i due casi completamente diversi tra loro. Lo sanno molto bene loro della rotatoria come chiunque abbia delle conoscenze legali. Basta informarsi. Sicuramente la S. Tecla, che deve cercare il pareggio, avrà calcolato l’evenienza a suo tempo e quindi come farne fronte anche in merito al costo aggiuntivo di due dipendenti che ritornano. Notevoli i cambiamenti letti nelle cronache avvenuti nel frattempo rispetto a tre anni fa. Il più accorto numericamente parlando saprà cogliere ben altro. E una volta fatto, riscontrerà come il percorso avviato dalla S. Tecla abbia un senso e sia stato comunque compiuto non per un divertimento, ma per rimanere in vita e rivolto tutto al risanamento e potenziamento della struttura, a difesa del servizio erogato e posti di lavoro necessari per garantirlo. Un obbligo questo che deve essere insito in una direzione come è quella di un sano Consiglio di Amministrazione che deve dimostrare di essere coscienziosa nel suo ruolo decisionale. Certo ha licenziato, ma di pari ha saputo offrire a tutti varie opportunità di continuità che ben pochi hanno fatto in casi similari. Una buona parte ha compreso (ho riscontrato personalmente che questa parte ne è ben felice), rispetto ad altre che non lo hanno volutamente fatto perdendo così un lavoro e uno stipendio che era praticamente uguale a prima. Del resto cosa avrebbero potuto fare di diverso. Continuare consci della chiusura certa mantenendo tutto come nel passato tutto nel silenzio evitando scalpori e quanto fino ad oggi hanno affrontato, o agire per evitarlo evitando il botto tutto in un colpo inatteso? Breda insegna. Ci potrebbe essere una alternativa. Che ogni azienda sia garantita dallo Stato che così assiste ogni occupato evitandogli la disoccupazione mantenendogli il posto di lavoro reso certo grazie a dei continui finanziamenti erogati all’azienda in crisi. Alitalia insegna. Per farlo, unico modo tagliare e aumentare le tasse. Aumentando le tasse si impoverisce il cittadino che è il lavoratore e che non potrà ad un certo punto più pagarle. Non pagandole lo stato non potrà più assistere le aziende che falliranno. E con lui i cittadini e quindi lo stato stesso. Si commissari pure quindi, purchè la Regione o chi per essa non chieda a chi commissariata di aggiungere un costo per il prezzo da pagare al commissario, ma lo paghi lei assumendosi però oneri ed onori, acquistando il tutto facendoselo proprio nel suo di bilancio. Altrimenti sarebbe solo un comodo. Questo dovrebbero chiedere le dipendenti della rotatoria e chi le spalleggia perché riporti. Del resto, in questo processo avviato dalla Fondazione, visti i risultati conseguiti dalla stessa che sono davanti agli occhi di tutti coloro che cerchino effettivi riscontri, come ha fatto il sottoscritto perchè non convinto del tutto (e a ragione per quanto ho visto) di quanto affermato dalle ex dipendenti in rotatoria, si conferma come la matematica non sia un’opinione. Laddove i risultati siano evidenti (certificati tutti per quanto visto nei documenti che da soli parlano) di fronte a questi e al mantenimento di quanto si prefigge l’attività, ci sarà poco di che ardire. Reintegri o meno. Quante Ipab e altre realtà sono peggiori e prossime ad esplodere? Per affrontare è necessario averne le conoscenze prima di cosa si affermi e si voglia affrontare, non dando tutto per scontato parlando a vanvera. E se tutto questo si afferma è perché si è riscontrato in quanto facilmente riscontrabile da chiunque. E anche qui è stato fatto!

  8. Sono passato all’una per la S. Tecla e nuovamente mi sono ritrovato avvolto da una decina di ex dipendenti agitatissime. Una autovettura che non si è fermata a cogliere il loro volantino è stata apostrofata e offesa da una signora di corporatura molto, molto robusta con occhiali. Altre al suo seguito uguali. Evidente come se non la si pensi come loro, vogliano solo legnare. Lo avessero fatto a me minimo una bella denuncia. L’ignoranza e bassezza non trovano mai scuse. Ancor meno questi che continuano una lotta che se la sono cercata da soli scegliendola al posto di lavorare come fanno invece ora le loro colleghe che hanno preferito continuare a seguire i loro Anziani di sempre. Leggo il volantino e allibisco per l’ennesima falsità riportata nel tentare maldestramente di cercare di portare acqua ad un loro mulino scalcinato e oramai desueto. Grazie a chi competente in materia e grande conoscitore in Regione, ho potuto comprendere che l’accreditamento segue una procedura che effettua una valutazione esclusivamente di procedure e presenza di documenti che non hanno nulla a che vedere con il servizio. Poichè alle parole si deve sempre porre una dimostrazione che le confermino, basterà andare cliccando su questo link http://www2.arssveneto.it/html_pages/documents/att_accreditamento_allegatoc_s.pdf e osservare le parti in bianco (che riguardano esclusivamente l’accreditamento che è diverso dall’autorizzazione all’esercizio) L’accreditamento è di competenza della direzione, coordinamento e in parte residuale dell’amministrazione. In quanto trattasi di attuazione di procedure poi eseguite e seguite e presenza di documenti che le attestino. Pertanto fanno ridere. Perchè gran Signori loro non hanno detto nulla pur potendolo fare e non si sono presi plausi in quanto pensano solo a lavorare. E osservando il punteggio ottenuto lo fanno anche bene visto il risultato ottimo conseguito. Pertanto queste che volantinavano scrivendo grandi bugie volendo prendersi meriti che non hanno dimostrano l’ennesima assurdità. Le cercano tutte pur di emergere da quel basso in cui oramai sono cadute, senza riuscirvi. Spiace quindi. Non avete fatto nulla di cui possiate darvi meriti e anche qui bugiarde per l’ennesima volta. E se tutto questo si afferma è perché si è riscontrato in quanto facilmente riscontrabile da chiunque. E anche qui è stato fatto!

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