“Let the games begin”: The Sochi Project

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Da più di una settimana Sochi, località tra il Caucaso e il Mar nero, si è trasformata in una vero e propria calamita attirando sportivi e appassionati da tutto il mondo. Si, stiamo parlando proprio della cittadina scelta da Putin per celebrare i Giochi Olimpici invernali del 2014, località balneare nota per il suo clima subtropicale e per la scarsa presenza di neve.

Questa controversa e impervia edizione sembra essere la più costosa in assoluto: si stima che le olimpiadi siano costate circa 50 miliardi di dollari. Ma oltre ai costi economici si deve tener conto anche dei danni ambientali. Le Associazioni internazionali come Greenpeace e il WWF hanno denunciato una distruzione brutale di flora e fauna: 150 ettari di foresta sono stati disboscati e moltissimi cani randagi sterminati con la “giustificazione” che questi poveri animali deturperebbero l’immagine delle Olimpiadi.  A queste gravi responsabilità vanno aggiunti i rischi di attentati da parte dei terroristi islamici e le manifestazioni contro le leggi russe anti-gay.
Cosi ,mentre i riflettori illuminano a giorno quella parte di Sochi diventata un oasi felice di incontri e scambi sportivi, dall’altra troviamo altrettanti uomini e donne- atleti a loro modo- che lottano per sopravvivere in una regione –quella caucasica- profondamente scossa da guerre interne, conflitti e colpita, in alcune zone, dalla povertà. Cosa c’è allora oltre alle piste,  ai lussuosi alberghi ed edifici costruiti in occasione dei giochi olimpici? A questo ci hanno pensato Rob Hornstra e Arnold van Bruggen rispettivamente fotografo e autore documentarista che da 5 anni, da quando si sono indette le olimpiadi invernali in Russia, sono impegnati in un particolare lavoro di inchiesta giornalistica volto a mostrare la realtà di Sochi. Il progetto è stato intitolato: “The Sochi Project” che  oltre al media principale, ovvero il sito web www.thesochiproject.org, vanta anche un libro fotografico e una serie di mostre intineranti che si svolgeranno in buona parte del mondo.

the sochi

Nel breve video, in cui ci si imbatte aprendo il sito web, si vede il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) che annuncia la futura location dei Giochi Olimpici 2014: si svolgeranno in Russia. Vladimir Putin prende la parola affermando che la città scelta sarà Sochi e conclude dicendo :  “...la famiglia olimpica si sentirà a casa propria..”. Ed è in questo punto del video che emerge lo scopo ti questo importante progetto:

Si sentirebbero davvero a casa se  venissero interamente a conoscenza della realtà?

sochi project

Una domanda che pone altri infiniti interrogativi.

Fotografie, filmati, grafici, statistiche, collegamenti ipertestuali ma soprattutto le testimonianze di chi vive in quei luoghi sono gli ingredienti che compongono questo progetto  completamente indipendente e senza censure. Un lavoro suddiviso in otto capitoli nei quali si raccontano la storia e i retroscena della cittadina russa, teatro di violenze e massacri tra cui il genocidio dei circassiani. In “The Sochi Project” vi è un capitolo dedicato a questa triste vicenda, dimenticata o volutamente messa in seconda piano dalle autorità, perpetrata nel 1864 dai russi che attaccarono i circassiani (abitanti delle regioni a nord del Caucaso) per impadronirsi dei loro territori. Tutto ciò si svolse in quello stesso luogo, Krasnaja Poljana, in cui in questi giorni si disputano alcune delle gare olimpiche.

Mai prima d’ora“, spiega Hornstra, “le Olimpiadi si sono tenute in un luogo così pieno di contrasti. Questi giochi invernali sono risultati più costosi di tutte le precedenti Olimpiadi invernali messe assieme. Si tengono in una località balneare subtropicale. Sono i Giochi invernali più costosi della storia, ma si tengono ai piedi di una catena montuosa al di là della quale si trova la regione più povera e violenta di tutta la Russia, il Caucaso Settentrionale. Si tengono ai confini di una zona di conflitto in rovina, desolata e isolata dal mondo, l’Abkazia. Abbiamo dato inizio al nostro progetto con questo scenario in mente, ma in corso d’opera ci siamo resi conto che lo scenario si faceva ancora più assurdo: grazie ai Giochi Olimpici si sono spesi più soldi, è aumentata la corruzione e la situazione dei diritti umani nel Caucaso Settentrionale è peggiorata ulteriormente“.

Cosa succederà quando le luci dei riflettori si sposteranno verso altri luoghi? Riusciranno le Olimpiadi a mantenere accesa l’attenzione su queste terre tormentate da conflitti, violenze e povertà? Ci si augura almeno che si cerchi di rimediare alle devastazioni di flora e fauna causate da chi ha progettato la costruzione degli impianti adibiti alle Olimpiadi e si tutelino gli abitanti di quelle zone.

Ecco solo alcune delle  tante foto che sono state scattate.

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Karabulak – Questo papà, che tiene sottobraccio sua figlia, è un poliziotto che ha perso vista,arti inferiori e un braccio nel tentativo di proteggere i suoi uomini dall’attacco di una bomba a mano lanciata dai ribelli “dei boschi”, un gruppo armato che tenta di imporre la legge islamica nel territori a nord del Caucaso.

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Sochi 2009 – Questo bambino tiene la gamba (ustionata qualche anno fa), all’interno di una vasca contenente acqua sulfurea; è uno dei centri di benessere che si trovano nelle vicinanze di Sochi.

Olympic Village 2014

Il cimitero, che sorge vicino al centro olimpico, dopo numerose proteste è stato risparmiato. Oggi si trova inserito tra gli ultra moderni stadi costruiti tra il 2009 e il 2012.

http://www.thesochiproject.org/nl/chapters/the-summer-capital/

https://www.facebook.com/thesochiproject?ref=ts&fref=ts

Eleonora Zerbetto