Fare plogging è molto figo. Vi spiego perché

Un’attività sportiva che unisce l’esercizio fisico alla pulizia dell’ambiente. Vi piacerà così tanto che diventerà una buona abitudine. E le buone abitudini cambiano il mondo

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L’autore dell’articolo mentre plogga.

“Praticare sport in questo periodo è impossibile…”
“Ma no… puoi sempre fare plogging!”

Quello che sembra un termine relativo a qualche pratica sessuale estrema in realtà altro non è che un neologismo, combinazione dello svedese plocka upp (raccogliere) e di jogging (corsa leggera). Il plogging è quindi un’attività sportiva che consiste nella raccolta dei rifiuti mentre si corre, unendo così l’esercizio fisico alla pulizia dell’ambiente.

In via teorica, dunque, la raccolta dovrebbe avvenire correndo. O almeno è quanto sperava l’inventore del plogging, il podista Erik Ahlström. Probabilmente in Svezia, Paese universalmente riconosciuto per le grandi doti di civismo e attenzione all’ambiente, servono decine, forse centinaia di metri di strada per incontrare bottiglie di plastica, lattine o mozziconi di sigarette dispersi sul terreno, e quindi c’è il tempo materiale per lanciarsi a grandi falcate tra un rifiuto e l’altro.

Diffondendosi negli altri Paesi, il plogging ha comprensibilmente “rallentato”. In Italia, come avrete intuito, si pratica perlopiù camminando (ahah). Che si tratti di un’escursione sui Colli, di una passeggiata lungo l’argine o di un giretto serale al parco vicino casa non ci sono scuse che reggano: ogni uscita è buona per il plogging.

D’altronde per diventare veri e vere plogger bastano un abbigliamento comodo e sportivo, un sacchetto e una pinza da giardino, che si può tranquillamente acquistare nei negozi di articoli per la casa – o su Amazon, per i più pigri – a un costo davvero irrisorio. Io l’ho pagata 1 euro e 70, per dire, ed è un miracolo che sia integra dopo un mese e mezzo di utilizzo; spendendo qualcosa in più si trovano prodotti molto resistenti. In alternativa alla pinza si può sempre utilizzare un paio di guanti.

Una volta gettati i sacchi nella spazzatura e rientrati a casa, avvertirete da subito una piacevole sensazione di gratificazione personale: questo perché ai canonici benefici dell’attività fisica (maledetto lockdown, mi ci vorranno anni per tornare in forma) si aggiunge la soddisfazione di aver contribuito a mantenere sano e pulito il proprio territorio, riducendo la propria impronta ecologica*.

Fare plogging è molto figo, e vi piacerà così tanto che diventerà una buona abitudine. E le buone abitudini cambiano il mondo.

*L’impronta ecologica è un valore che calcola di quante risorse naturali l’uomo ha bisogno e le confronta con la capacità della Terra di rigenerare quelle risorse. Per calcolarla si prendono in esame le abitudini di ciascuno in fatto di scelte alimentari, quantità di rifiuti prodotti, superficie di suolo occupato, abiti o altri beni acquistati, energia consumata, anidride carbonica emessa in atmosfera.