mercoledì 20 Marzo 2019
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Buttati… nella vita: suicidio? No, grazie

treno

Mercoledì 8 ottobre un ragazzo di diciassette anni di Albignasego esce, come sempre e come tutti i suoi coetanei, per andare a scuola. Ma a differenza dei suoi compagni lui a casa non ci torna più perché ha deciso di “farla finita”. L’ epilogo della storia è orribilmente prevedibile: dopo qualche giorno il suo corpo viene ritrovato in lungargine Isonzo, al Bassanello a Padova.

Ed è così che la tragedia si ripete nuovamente: una famiglia tra le lacrime, una madre e un padre che si chiedono dove hanno sbagliato, un giovane che ha deciso che di lottare non ne vale la pena e una storia che, nelle nostre zone, quasi non sorprende più.

Nell’ultimo anno sono stati troppi i ragazzi e le ragazze che, proprio vicino a noi, hanno deciso che la loro vita non era degna di essere vissuta, dando il via a un’orribile catena che sembra non volersi fermare. Ed è così che stazioni dei treni, fiumi e piani alti dei palazzi si trasformano in teatri di tragedie alle quali nessuno vorrebbe assistere mai.

Nonostante l’Italia occupi un posto molto basso nella classifiche mondiale sul suicidio tra i minori questo problema è tornato, specialmente dalle nostre parti, alla ribalta più che mai e non può, non deve, essere sottovalutato.

Era iniziata una campagna di sensibilizzazione al tema, che ha visto grandi professionisti come Crepet e riempire le sale dei nostri paesi con genitori preoccupati e allarmati. Questi però sono arrivati poche volte faccia a faccia con i giovani che avevano, hanno bisogno di risposte a tutte quelle domande che dopo ogni episodio si fanno più grandi e martellanti.

Perché non basta far scorrere il tempo, ignorando i fatti, chiudendo l’argomento in un cassetto credendo, o fingendo,che sia “acqua passata” per poi piangere di fronte a un nuovo caso. Nessuno dovrebbe tirarsi indietro, le scuole dovrebbero riempirsi di dibattiti e progetti sull’argomento, perché prima di salvare l’ambiente bisognerebbe salvare i ragazzi e perché è inutile volerli riempire di formule e nozioni che “ti serviranno per tutta la vita!” se poi loro di questa hanno persino la forza di stancarsi.

Chiedere aiuto è difficile per tutti, figuriamoci per un ragazzo che non mette da parte l’orgoglio nemmeno davanti alla mamma. E c’è bisogno del coraggio di ognuno per togliere il coraggio a chi lo usa per smettere di vivere.

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