Bombe d'acqua: come difendersi

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Fonte foto: www.bergamosera.com

Quella che stiamo attraversando è un’estate davvero anomala, caratterizzata da un meteo variabile, con temperature sotto la media stagionale e con numerose precipitazioni temporalesche. La situazione, oltre a causare un calo degli affari per le località turistiche e balneari, è dannosa per i singoli cittadini e per le realtà amministrative che devono far fronte ai danni causati dalle cosiddette ‘bombe d’acqua’. I nubifragi di per sé non sono certo una novità, ma la frequenza con cui si presentano e i danni che provocano fanno notizia. Ciò che non viene curato da gran parte dei media sono le due questioni che stanno a monte, ovvero il cambiamento climatico e il dissesto idrogeologico.
Fonte foto: http://www.letteraltura.it/
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Fonte foto: www.unece.org

L’ente che fa da riferimento per l’andamento climatico del pianeta Terra è l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), fondato nel 1988 dalle Nazioni Unite, con sede a Ginevra. Dagli anni ’90 fino ad ora l’IPCC ha redatto cinque rapporti, interpellando scienziati di tutto il mondo, i quali già nel primo rapporto avevano riscontrato un aumento della temperatura media del pianeta. Nell’ultimo rapporto del 2013 si è confermato che questo aumento della temperatura è causato soprattutto dall’uomo, che con le sue attività industriali ha alterato la quantità di CO2 in atmosfera, esasperando l’effetto serra.

Come sostiene anche Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana Onlus, la discussione non verte più sulla presenza o meno del riscaldamento globale, ma sulle modalità di contenimento del fenomeno in atto. Rifacendosi alle stime redatte dall’IPCC, limitando le emissioni di gas serra in atmosfera si arriverebbe comunque ad un aumento della temperatura media di 2° gradi, contro la stima di un incremento di 4° gradi se le emissioni continueranno ad aumentare. Questo è un chiaro segnale dal forte peso politico: oltre a necessitare nel lungo periodo una rivisitazione radicale del modello economico che fonda la crescita sul consumo di risorse, viene richiesto uno sforzo immediato per la gestione del territorio. Finora, nonostante i chiari segnali, si è affrontato il fenomeno come se fosse un evento eccezionale, non prevedibile, intervenendo solo nel momento in cui ci si trova, letteralmente, con l’acqua alla gola. Questo ha già comportato un grosso dispendio di risorse, senza risolvere a monte la questione. Il territorio veneto è stato soggetto, come gran parte dell’Italia, a cementificazione disarticolata legata alle logiche della speculazione edilizia.
Molti allagamenti avvenuti negli ultimi tempi nelle realtà comunali, anche se causati da piogge di forte intensità, non sono dovuti ai fatali bombardamenti di piogge, ma all’incuria del sistema di smistamento idrico dell’acqua piovana, dalla presenza di abitazioni in luoghi dal forte rischio idrogeologico, dalla mancanza di siti dove permettere di far esondare i corsi d’acqua in maniera controllata, dal conflitto tra realtà comunali che gestiscono le situazioni di emergenza badando solo alla sicurezza di quello che avviene nei propri confini. Il tormentone giornalistico delle ‘bombe d’acqua’ evoca situazioni drammatiche in cui si è inermi di fronte al destino inesorabile che ci piomba addosso all’improvviso. Non lasciamoci affascinare da quest’immagine epica e andiamoci ad informare in comune se sono previsti lavori di manutenzione e di messa in sicurezza del territorio; è un buon presupposto per non ritrovarsi l’acqua in casa.
Edoardo Dalla Mutta