ATTUALITA’ – Riflessione di un lettore: dov’è finito il confronto?

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Col tempo molte parole si svuotano dal loro valore ideale e degradano nel fango lasciando dietro di se solo un amara nostalgia. CONFRONTO è una di quelle belle parole che l’uomo moderno si è lasciato scivolare alle spalle.

Tutti si professano paladini della libertà di parola, fieramente convinti che il dialogo sia la base di ogni società libera. I più sofisticati citano Socrate, i meno Fabio Volo. Eppure vige una pesante ipocrisia di fondo. Si è diffusa, infatti, una grave forma di ostilità intellettuale. Mi spiego.

A tutti capita di intrattenere conversazioni tra amici o conoscenti riguardo argomenti di varia natura culturale (politica, religione, arte, sport, filosofia…); sono convinto che il più delle volte quello che inizialmente si presentava come un piacevole dialogo evolve in un climax di frecciatine, tensioni e insulti fino a degenerare in una logorante guerra di posizione fatta di trincee, filo spinato e ostruzionismo ideologico. Il fine di ogni interlocutore-contendente diviene aver ragione e non è ammesso giungere a una soluzione di compromesso.  Se l’esperienza personale non vi ricorda nessun esempio di tali situazioni basta pensare a quello che succede comunemente all’esterno: al bar spesso capita di assistere a qualche animata discussione tra due sconosciuti, in tv l’incapacità di dialogare ha fatto la fortuna dei talk show, addirittura su internet capita di incappare in violente diatribe virtuali (nei post di face book come leggendo i commenti a qualsiasi blog/articolo di giornale…).

Il confronto è morto. Socrate è morto. L’uomo è diventato consciamente arrogante e prevenuto. Siamo tutti perfettamente consapevoli del fatto che per maturare è fondamentale il confronto con i terzi, ma in caso di una discussione preferiamo combattere piuttosto che dialogare. Questo blocco preventivo alle opinioni altrui è un’arma pericolosissima: non solo blocca la circolazione delle idee ma, a lungo andare, cristallizza in ciascuna coscienza un celato senso di superiorità e presunzione. Ci siamo abituati a temere l’altrui e a idolatrare il proprio, finendo per diventare una pluralità di individualità nonostante ci si presenti come amanti costituzionalisti, dotti filosofi e aperti dialogatori.

L’amara verità è che siamo diventati orgogliosi e bigotti come quel tale che volendo seguire la morale finì col diventare l’amorale.

Un lettore

M. T.