ATTUALITA’ – Nessuna si salva da sola

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Io so e ho le prove” ripete incessantemente Roberto Saviano in uno degli ultimi capitoli del suo romanzo Gomorra. Si sente parlare di tante problematiche sociali, alla televisione come sui giornali, e i dibattiti spesso si riducono a chiacchiere da bar, basandosi su supposizioni o sul “sentito dire”; ma esiste ancora, per fortuna, qualcuno al mondo che invece di parlare agisce, organizza, lavora per risolverli.

Nel 2012 il Centro Antiviolenze di Padova ha accolto ben 375 richieste di aiuto e, secondo un rapporto del 2009, sono 111 000 le donne tra i 16 e i 70 anni nella sola provincia di Padova (circa il 34% del totale) che sono state vittime di una violenza fisica, psicologica o sessuale. Un aiuto concreto a queste donne è stato patrocinato dal concerto di Fiorella Mannoia, tenutosi lo scorso 31 agosto nell’Anfiteatro del Castello di Este, i cui proventi sono stati donati all’associazione Polis in difesa delle donne vittime di violenza. Il Gruppo Polis riunisce 5 cooperative padovane che da 25 anni operano per aiutare le persone in difficoltà, accogliendo le donne maltrattate o sfruttate in strutture apposite, in modo da allontanarle dai loro persecutori e dare loro la possibilità di ricominciare una nuova vita attraverso l’inserimento in un ambiente sociale e lavorativo. Quando si parla di violenze, di prostituzione, si pensa ad una realtà lontana, astratta, a periferie malfamate, a scene da telefilm da seconda serata, eppure è del marzo scorso la scoperta di una casa di appuntamenti cinese in via Monache, in pieno centro, a pochi passi dalla caserma dei carabinieri. Non sono mancati neppure i casi di stalking. Un primo segnale dell’interessamento delle autorità a questa problematica, che si è fatta particolarmente sentire nel corso degli ultimi anni, è stato il decreto legge approvato lo scorso 8 agosto dal Consiglio dei Ministri con il quale vengono previste pene più severe per i colpevoli ed approvate misure di tutela delle vittime, anche di chi si trova in stati di clandestinità o non possa permettersi le spese legali.
Allontanandosi un po’ e scendendo verso la riviera romagnola, zona affollata nei mesi estivi e pertanto terreno più fertile per lo sfruttamento della prostituzione, veniamo incontro ad un racket di grandi proporzioni che coinvolge donne provenienti dall’Est Europa e dall’Africa (in quest’ultimo caso si parla prevalentemente della Nigeria). È stato proprio a Rimini che è stata fondata nel 1973 da Don Oreste Benzi la Comunità Papa Giovanni XXIII, che gestisce una serie di case famiglia per i poveri e gli emarginati e che in seguito si è diffusa in oltre 20 Paesi del mondo. Tra i vari impegni dei membri della Comunità c’è l’ “Unità di strada“, composta da un gruppo che esce una volta a settimana sui marciapiedi per incontrare le prostitute e dar loro la possibilità di avere un futuro migliore, attraverso l’accoglienza in alcune case dislocate in tutta Italia, corsi di lingua italiana, cure mediche e opportunità lavorative. “Don Oreste ci ha insegnato che nessuna donna sceglie di diventare prostituta, c’è sempre qualcuno o qualcosa che la fa diventare” racconta Silvia, una delle volontarie che vive con le ragazze tolte dalla strada. Siamo davanti a donne che con imbarazzo abbassano gli occhi quando si sta parlando con loro, che hanno dovuto vendersi a colpi di 20-30 euro, che hanno perso tutta la loro dignità, che sono state svuotate fino a rimanere nient’altro che dei corpi vuoti, degli strumenti. La maggior parte di loro ha dovuto abortire più volte, sono portatrici di malattie veneree, prendono psicofarmaci e antidepressivi, qualcuna porta un’altra vita in grembo. In Italia non esistono leggi contro la prostituzione, solo contro il suo sfruttamento, che dev’essere provato con foto, filmati, testimonianze, procedure lunghe che fanno sì che questa schiavitù prosperi indisturbata, con la tacita approvazione dei cittadini.
Io so e ho le prove. Eppure tutto questo continua.

Valeria Ferraretto