ATTUALITA’ – L’Italia che cambia: intervista a un ragazzo moldavo da anni residente nel nostro Paese

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immigratoViviamo in una Società definita dai sociologi “ multietnica”. Da quando, all’inizi degli anni 90, cominciarono i primi flussi migratori verso il nostro paese, la comunità straniera residente in Italia si è quadruplicata, raggiungendo i 4 milioni odierni. Gli Italiani, un popolo che ha vissuto l’emigrazione per molti anni, hanno iniziato a vedere per le città, ma anche per i paesi, persone di lingua, religione, etnia diverse. Tutto questo nel giro di pochi anni. Il nocciolo della questione è: quali sono i vantaggi di una società multietnica? E’ ancora presente, nella mentalità degli Italiani, la visione, ereditata atavicamente dal mondo rurale, dello “straniero “ come usurpatore? I diritti universali dell’uomo sono posti, dalle Istituzioni, in precedenza ai diritti dell’individuo come cittadino?
Questa intervista non vuole dare una risposta precisa ed esaustiva alle questioni da me poste, anzi, vuole essere motivo di incitamento alla formulazione di ragionamenti e allo scambio di idee e visioni, anche contrastanti, su di un tema che abbiamo il dovere di affrontare. Ringrazio l’intervistato, che come clausola per la riuscita e la pubblicazione  dell’intervista stessa, mi ha chiesto l’anonimato. Penso chiunque avrebbe fatto lo stesso al mio posto, poiché l’importante è la dialettica non i dialoganti.

L’Italia, come molti altri paesi in Europa e nel Mondo, vive un momento assai critico. Prima di parlare della sua vita e delle sue vicende, mi dica cosa pensa della situazione in cui ci troviamo….
 
Cosa vuole che le dica, la situazione è sotto gli occhi di tutti: viviamo un periodo drammatico, per non dire tragico, e quel che è peggio è che molti non se ne rendono ancora conto. Il tempo stringe, e purtroppo il morale delle persone è a terra. Detto questo, la speranza è l’ultima a morire. Dobbiamo ricredere in noi stessi.

Cosa intende con il verbo ” ricredere”?

Quando un popolo si trova in situazioni come quella in cui noi viviamo, è necessario riscoprire i valori che stanno alla base di quel popolo. La famiglia, il lavoro, la solidarietà reciproca devono riemergere come valori principali. Solo riscoprendo da dove veniamo possiamo capire il presente e immaginare il futuro.

Veniamo a lei: quale fu l’impatto che ebbe quando arrivò in Italia?      

Vede, il discorso non è come si arriva in un paese, ma come si lascia il paese da cui si proviene… Ho lasciato il mio, la Moldavia, praticamente da fuggitivo: dovemmo scappare dalle rappresaglie che si diramavano tra le città e i villaggi. Arrivai in Italia nascosto su di un camion, in compagnia della mia famiglia e di altri connazionali. Non vidi la luce per tre giorni.

E poi ?

Come ho già accennato, non ho avuto nessun impatto quando arrivai. Avevo 10 anni, ora ne ho 26, ero sì un bambino, ma mi sentivo già maturo e forte. Ero felice, a prescindere dal posto dove mi trovavo ( arrivammo a Trieste il 21 Aprile del 1997) poichè non conoscevo il mio destino, ma ero sicuro che sarebbe stato comunque diverso da quello che avrei vissuto se fossi rimasto.

Insomma, nella vita mai dire mai, pensa che avrebbe avuto un destino infelice se fosse rimasto nel suo paese d’origine?

No potrei dire nulla di certo, ma penso probabilmente di sì.

A distanza di 16 anni, ha mai avuto nostalgia verso la sua terra di provenienza?               
Sì, ma fu un sentimento che si manifestò dopo qualche anno dal mio arrivo in Italia, quando capii che io avevo un’origine e una storia “diversa” dai miei compagni di scuola. Anche se scappai da una situazione invivibile, era sempre e comunque la mia prima Patria.

A proposito di scuola, riuscì subito a crearsi dei nuovi amici e, se sì, ciò contribuì a rafforzare la sua nuova appartenenza oppure vi fu l’effetto contrario di un rinsaldamento della sua estranietà?

Non mi fu difficile trovare nuove amicizie, essendo io una persona sensibile e aperta. Ciò non toglie che vi furono comunque degli ostacoli, linguistici ovviamente, ma che con il tempo riuscii a superare. Facendomi dei nuovi amici, presi coscienza della mia origine e della storia che avevo alle spalle, ma non me ne feci una questione da rimuovere o nascondere: era il punto di partenza per iniziare una nuova vita.

E’ lo stesso discorso fatto all’inizio della nostra conversazione: riscoprire noi stessi, per orientarci nel vivere quotidiano e immaginare un futuro…

Esattamente, mai rinnegare le proprie origini, poichè senza di esse non puoi costruirti un futuro.

E gli italiani, come li ha trovati e come li trova?

Gli italiani sono un popolo unico al mondo, pregi unici e difetti unici. L’Italia, essendo un paese di recente immigrazione, ha molte difficoltà in termini di integrazione. Solo 30 anni fa era ancora, ma con un ritmo infinitamente più basso, una terra d’emigranti e trovarsi in poco tempo con degli immigrati non è facile socialmente parlando. In questo la politica e le istituzioni possono e devono fare di più.

Umberto Marsilio