domenica 23 Febbraio 2020
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ATTUALITA’ – IREA Morini Pedrina:l’inclusione sociale è realizzabile

irea“Cosa farà mio figlio quando la scuola finirà?E ora?” questa è la domanda e la preoccupazione più grande dei familiari dei ragazzi con disabilità, così oggi come quarant’anni fa quando ancora queste persone erano etichettate come “subnormali”. Nel 1972 però questi punti interrogativi trovano risposte e punti fermi nella Fondazione IREA Morini Pedrina ,ora ente privato impegnato nei servizi pubblici socio-assistenziali e formativi.  Ho avuto il piacere di parlare con la coordinatrice Dott.ssa Elena Littamè che mi ha presentato  questa importante Realtà del nostro territorio.

Dopo il termine delle scuole medie per i ragazzi con disabilità non era facile essere inseriti nel mondo del lavoro, così un gruppo di famiglie affiancato dall’allora direttore del Patronato Redentore di Este Don Giuseppe Maniero aveva  deciso di unirsi per organizzare una serie di attività volte a migliorare la vita dei propri  figli e nel corso degli anni sono diventate dei veri e propri corsi di formazione professionale. Da allora non sono mai stati interrotti  e a questi vengono aggiunti i “laboatori occupazionali”, una proposta per riconoscere a tutti ragazzi con disabilità entrati ormai nell’età adulta un lavoro che segua e interpreti appieno i principi dei primi fondatori.

Così scriveva nel proprio testamento Giustina Morini Pedrina nel 1916 che lasciò tutto ai più bisognosi: “(..)considerando quindi come il lavoro sia fonte di prosperità e moralità,dispongo e voglio che il restante di mia sostanza sia istituita in Este una scuola di arte e mestieri  dove i figli del popolo possano apprendere il lavoro assieme (..) e dovrebbe sorgere possibilmente presso il Patronato S.S. Redentore”.

La sede poi si sposta a Palazzo Capodaglio di Viale Fiume che dopo la ristrutturazione ospita spazi dedicati all’avviamento professionale.

Negli ultimi anni la Fondazione ha deciso di sviluppare i servizi non tanto pensando di concentrare tutte le attività nella sede principale bensì differenziandole per bisogni. Ecco allora che il centro originario si occupa delle disabilità più gravi, in zona industriale sono stati costruiti centri diurni occupazionali offerti rivolti ai ragazzi con disabilità più lievi, in Via Cavour invece troviamo il negozio dove vengono venduti i manufatti dei laboratori e una delle due comunità- alloggio (l’altra è situata in Via Santo Stefano). In queste ultime si contano non più di dieci posti letto affinché possano diventare “case tra le case” e non  semplici istituti dove riunire indistintamente i bisogni di queste persone.

L’attività lavorativa che viene inserita  nella loro quotidianità si adegua alle capacità,ai ritmi e alle inclinazioni di ognuno e si alternano ad attività  di tipo relazionale, motorio ed espressivo, volte ad incentivare in primis la persona e non tanto il lavoratore in sé. Non si parla di un lavoro retribuito, ma esso viene utilizzato come mezzo per INCLUDERE i ragazzi, per farli uscire dalle mura della comunità, per aiutarli a raggiungere l’obbiettivo prestabilito che può andare dall’assunzione in un’azienda alla promozione del lavoro di gruppo, al sentirsi parte di qualcosa di importante e utile e al rispetto delle regole. Le persone invece che riescono a svolgere un lavoro sono assunte nella cooperativa in zona industriale e grazie a questa percepiscono uno stipendio, ampliano la propria indipendenza e hanno contatti con aziende esterne.

Gli operatori si impegnano affinché i ragazzi possano segnare la propria presenza all’interno della nostra città attraverso varie uscite, momenti di condivisione con gli altri cittadini e spettacoli da loro organizzati.

Questo contatto fondamentale con l’esterno avviene anche grazie al progetto estivo“LINK”,attivo ormai da diversi anni, aperto a tutti  i ragazzi dai 15 anni in su che intendono lavorare a fianco dei ragazzi della Fondazione per  creare con loro un vero e proprio collegamento e vivere un’esperienza formativa e di amicizia che difficilmente una volta tornati alle proprie vite verrà dimenticata.

Tra i progetti per il futuro si pensa di ampliare l’esposizione e la vendita dei prodotti dei laboratori aprendo un sito online, nel frattempo abbiamo la fortuna di ammirare e comprare gli oggetti ideati,realizzati e confezionati da IREA presso la “Casa e Botega” in via Cavour.

“La metafora dei nostri servizi presenta strade a doppio senso su cui transitare, percorsi da esplorare, mete da raggiungere, case, negozi, aziende, alberi e mezzi di trasporto. Perché è l’interazione tra ambiente e persona che determina il funzionamento umano. Di tutti.”

Marta Avanzi

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Il laboratorio giovanile di informazione, formazione e azione della Bassa Padovana.

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