ATTUALITA’ – Io “spotto”, e tu?

0
116

keyboard-typing-internet-computer1Ormai sta diventando una vera e propria mania. Il fenomeno “Spotted” spopola sul Web, dove a cadenza quasi giornaliera nascono nuove pagine dedicate: di recente, accanto ai vari “Spotted” universitari, hanno visto la luce su Facebook anche “Spotted Este” e “Spotted Monselice Conselve & dintorni”, subito seguitissime dagli utenti. Ma come ha avuto inizio e in cosa consiste questa moda?

GLI ESORDI. Il primo sito “Spotted” (in inglese “avvisato”) venne creato da uno studente inglese nel 2010 per esprimere in forma anonima commenti sulle ragazze della sua Università. Il successo fu immediato: dopo meno di due mesi vi partecipavano già oltre 250mila ragazzi. A porre fine all’esperienza furono di lì a poco i reclami e le proteste di chi la considerava un gioco sciocco, offensivo e poco adatto agli ambienti universitari. Il fenomeno “Spotted” non era però destinato a spegnersi tanto facilmente. Negli anni successivi conobbe una straordinaria diffusione tramite i Social Network, in particolare su Facebook. Oggi è una delle tendenze più diffuse in Rete, soprattutto tra i giovani, e sembra tutt’altro che intenzionato a scomparire.

COME FUNZIONA. Lo Spotted funziona grossomodo così: l’utente nota una persona “interessante”, ma non riesce per svariati motivi a mettersi in contatto con lui/lei. Allora invia un messaggio privato alla pagina Spotted di riferimento, nel quale fornisce una dettagliata descrizione dell’amato/amata, e questo viene pubblicato. La particolarità è rappresentata dal fatto che il tutto resta rigorosamente anonimo. Vediamo un esempio risalente alla settimana scorsa, tratto da “Spotted Este”: “Ragazzo bello e impossibile visto al Roma di sfuggita con cappello verde e occhiali marroni no neri, giubbotto marrone e vans.. sarai mioooooooo e mio.. contattarmi per una cioccolata calda”. In genere si tratta di comunicazioni di questo tipo, brevi, non molto curate nella forma e nella grammatica, che elencano pochi tratti distintivi della persona avvistata e puntano sulla simpatia e sull’umorismo per cercare di far scattare la scintilla dell’attrazione reciproca.

DICONO DI SPOTTED. I pareri attorno al fenomeno sono discordanti. La maggior parte delle persone lo ritiene un mezzo divertente per passare il tempo libero, scorrendo i vari annunci e cercando di individuare quelli che potrebbero riguardare amici o conoscenti, oppure formulando appositamente un messaggio per fare uno scherzo a qualcuno. Ma c’è anche chi è scettico e soprattutto critico. Secondo questa visione, lo Spotted non sarebbe altro che  un modo per evitare di “dire le cose in faccia”, rinunciando al confronto diretto con gli altri e rifugiandosi dietro lo schermo di un computer. “Ditele in faccia le cose ragazzi, magari guardandola negli occhi, non vi affidate a questi stupidi e infantili Spotted” scrive un giovane su Facebook. Chi avrà ragione?

OLTRE GLI SPOTTED: ECCO INSULTED. Internet è un mondo che corre a velocità spaventosa e ama rinnovare continuamente se stesso: insomma, l’esatto contrario della politica italiana. Ecco perché, dopo Spotted, si sta affermando un suo parente stretto: Insulted. In questo caso la pagina garantisce la libertà di insultare, naturalmente in forma anonima. Una specie di sfogatoio pubblico, dove gli utenti convogliano in massa la loro rabbia contro la professoressa, il datore di lavoro, l’automobilista inesperto, il vicino rumoroso e chi ne ha più ne metta.

QUALE FUTURO? Pagine di questo tipo hanno un intento puramente ludico: difficilmente qualcuno troverà l’amore della propria vita “spottandolo”, come difficilmente la persona che abbiamo insultato cambierà il proprio comportamento. “Lo scherzo è bello quando dura poco”, ci dice la sempre valida saggezza popolare. Spotted e Insulted possono risultare vivaci, allegri e frizzanti nel momento del lancio per poi diventare, superato il comprensibile entusiasmo iniziale, monotone, piatte e ripetitive. Giochiamo e divertiamoci dunque, ma facciamolo con moderazione. Ci sono mille cose più interessanti da fare e il nostro tempo, anche se libero, è prezioso: prima di passarlo a “spottare”, pensiamoci bene.

Davide Permunian