Intervista a Carlo Zaramella: “Italia, o si cambia o si muore. Este? Potrebbe essere amministrata meglio”

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250971_1858765402314_2105231_nTornano anche quest’anno le grandi interviste di Estensione. Il primo personaggio atestino a cui vogliamo dare spazio è Carlo Zaramella, esponente della Lega Nord, una delle principali voci dell’opposizione in Consiglio comunale. Con lui abbiamo avuto una lunga chiacchierata, nel corso della quale ci ha espresso il suo punto di vista su diverse questioni di attualità nazionale e cittadina.

– Ciao, Carlo. Presentati in poche parole ai lettori di Estensione.
Ho trentasei anni, sono nato e vissuto a Este, ho frequentato la parrocchia di Santa Maria delle Grazie alla quale resto tuttora molto legato, sono consigliere comunale. Sposato da quasi due anni con Alessandra, il mio è un matrimonio felicissimo, speriamo che arrivino presto tanti bambini, possibilmente da tre in su.

– Cominciamo dal tuo partito, la Lega Nord. Negli ultimi anni è passata da terza forza politica italiana a partito attraversato da una grave crisi, contraddistinto da forti contrasti interni. Condividi questa impressione?
No, non sono d’accordo. Non dobbiamo guardare solo ai risultati elettorali: la Lega ha sempre avuto alti e bassi. C’è stato un rinnovamento dei nostri dirigenti, passaggio non facile anche se necessario. In questo momento stiamo tornando a fare politica sul territorio e ci siamo attrezzati molto bene per le sfide che i tempi ci impongono.

– Alle ultime elezioni avete deciso di allearvi di nuovo con Berlusconi.
E’ come nel calcio: ognuno ha una formazione in testa, ed è convinto che la sua sia la migliore. Così in politica. La strategia è stata scelta dalla segreteria del partito per portare Maroni a guidare la Lombardia, ci siamo riusciti e per questo siamo soddisfatti. Ora abbiamo, oltre a Maroni in Lombardia, Zaia in Veneto e Cota in Piemonte. Stiamo lavorando per coordinare la nostra azione politica e arrivare a quella macroregione che noi auspichiamo.

– Qual è la tua opinione generale sull’attuale situazione politica dell’Italia?
Nel nostro Paese invece di pensare a una visione di futuro, si continua a parlare di Berlusconi. Il messaggio politico del “tutti a casa!” ha riscosso grandi risultati elettorali, ma evidenzia quanto siamo propensi a distruggere, anziché a costruire. Assistiamo a cambiamenti delle sigle dei partiti, e mai delle persone. Servono a mio avviso una nuova classe dirigente e una nuova cultura politica. O si cambia, o si muore.

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– Tu sei un convinto sostenitore di Flavio Tosi. Perché?
L’ho conosciuto personalmente, mi ha colpito per la sua concretezza e per la sua capacità di immaginare il futuro. L’ho appoggiato per la corsa alla segreteria e lo farei anche se dovesse candidarsi come leader del Centrodestra.

– Qualche giorno fa hai twittato contro l’abolizione del reato di immigrazione clandestina. Cosa pensi in merito? Che soluzioni adotteresti per risolvere il problema degli sbarchi?
Sicuramente non è una questione nazionale, ma europea, e non si risolve proclamando che tutte le porte sono aperte. Occorre dare risposte a livello internazionale nei Paesi dove ha origine il problema. I caschi blu entrano in gioco solo quando c’è da motivare una guerra? Non potrebbero essere impiegati per creare delle zone di sicurezza e aiutare i migranti? Io penso che uno Stato debba essere capace di dare a chi arriva e vuole integrarsi le carte per costruirsi una vita dignitosa. Ma dobbiamo essere realisti: è impossibile accogliere tutti. Il reato di immigrazione clandestina deve restare, perché non passi il messaggio che si possa venire in Italia come e quando si vuole.

– C’è contraddizione tra l’essere cattolico e l’essere leghista?
Assolutamente no. Una volta in una canonica ho sentito dire che chi vota per la Lega non può definirsi cristiano. Personalmente mi sono sentito offeso da una frase del genere. Io sono leghista ma rispetto gli immigrati. Mio zio era uno di loro, e io ho partecipato in passato a una breve missione umanitaria in Albania. Credo anche però che l’integrazione si fondi sul rispetto delle regole.

– Parliamo di Este. Sei soddisfatto di come viene amministrata la città? C’è qualcosa che va migliorato?
No, non sono soddisfatto. L’amministrazione è troppo dipendente dalla figura del sindaco Piva, che non consente altre espressioni all’infuori della sua. Consiglieri e assessori, escluso Stoppa, non hanno nessuna autonomia. Inoltre a volte ho l’impressione che ci sia tanta, troppa superficialità nella gestione del patrimonio comunale. Addirittura in Consiglio sono stati forniti dati falsi sulla riscossione degli affitti delle case popolari. Si può fare di più anche in termini di trasparenza, di riduzione degli sprechi e di coinvolgimento della minoranza politica.

– La vicenda Santa Tecla occupa da mesi un posto di primo piano nell’attualità cittadina. Qual è la tua opinione a riguardo?
Sto dalla parte di Este: la casa di riposo deve restare qui a tutti i costi. Ma sto anche dalla parte dei lavoratori, che hanno contribuito a fornire un importante servizio alla città. Spero che i rappresentanti politici abbassino i toni e che si trovi una soluzione concordata.

– Un altro tema caldo è quello della possibile fusione Este-Ospedaletto. Può rappresentare un’opportunità per il territorio?
Di questo argomento si parla ancora troppo poco. Occorre sensibilizzare i cittadini, perché saranno loro a dover decidere con un referendum. La fusione in sé è secondo me un’opportunità, ma bisogna capire se risponde alle esigenze delle due comunità.

– Hai partecipato l’11 ottobre a un dibattito sull’indipendenza del Veneto. E’ questa una strada da percorrere?
Una parte dei Veneti chiede l’indipendenza. Credo quindi che sia giusto dare ai cittadini la possibilità di esprimersi attraverso un referendum consultivo. Ogni iniziativa che miri a portare le istituzioni più vicine alla gente è positiva. A ciò aggiungiamo che la nostra regione ha una popolazione elevata e un’economia di livello europeo. Io, convinto federalista, al referendum voterei sì.

– Cosa diresti a un giovane che, non avendo più fiducia nella politica, ha scelto di allontanarsene?
Chi decide di non decidere decide di subire. E’ proprio quando si è delusi che occorre impegnarsi maggiormente.

– Grazie, Carlo.
Grazie a voi e un saluto a tutta la redazione!

A cura di Davide Permunian