ATTUALITA’ – Il silenzio uccide la dignità

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È quest’immagine, insieme a molti altri slogan, che domina la scena di Lunedì 25 novembre 2013, data in cui si è svolta la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
La data, ufficializzata nel 1999 dall’ Onu, venne scelta da un gruppo di attiviste in ricordo del disumano assassinio perpetrato ai danni delle tre sorelle rivoluzionarie Mirabal, considerate tali per essersi fortemente opposte al tiranno  Rafael Leònidas Trujillo che per 30 anni governó la repubblica dominicana imponendo un forte regime dittatoriale.

L’immagine sopra riportata descrive chiaramente una delle pagine più tragiche della società odierna, la quale viene continuamente investita da notizie di cronaca riguardanti donne che vengono violentate psicologicamente, picchiate, stuprate per poi finire per sempre vittime di un uomo che “amava troppo fino ad arrivare al punto di…”.
Sì, è proprio qui che sta il paradosso, perchè quello stesso uomo che anni prima diceva di amarla alla follia si rivela poi il carnefice.
In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, nel sito internet dell Onu, sono stati pubblicati i dati relativi ai casi di violenza e delitto ai danni di donne, ragazze e adolescenti. Le stime affermano che il 70% delle donne in tutto il mondo è stato vittima di violenza almeno una volta nella vita e tra i 500.000 e i 2 milioni di persone oggetto di  traffici illegali come prostituzione o schiavitù, l’ 80% sono donne.
Anche in Italia, i dati Istat hanno rilevato che, nel 2012, le donne uccise  a causa di quel delitto che si identifica con il termine ” passionale” sono state 124 e 6 milioni tutte quelle che hanno denunciato di essere vittima di violenze tra le mura domestiche.
I dati crescerebbero ancora se vi aggiungessimo anche quelle donne che non hanno trovato la forza e che ancor oggi non hanno il coraggio di denunciare questi maltrattamenti messi in atto, molto spesso, da mariti, compagni o fidanzati e purtroppo anche dai padri. Sono proprio queste persone, uomini di cui ci si fida ciecamente, persone a cui affideremmo la nostra vita e per cui saremmo disposte a fare l’ impossibile che ci colpiscono alle spalle. Ci feriscono a morte. E le ferite non sono solo fisiche ma anche psicologiche e una donna vittima di abusi, porterà per sempre i segni di quella che è una delle più atroci forme di violenza.

 «Mi ha rotto tre costole – racconta Laura riferendosi all’ex compagno – portavo i bambini a scuola la mattina e cospargevo la casa di cacao così al ritorno sapevo subito se lui c’era o no. Poi mi sono affidata ai servizi sociali e sono arrivata qui. Non è facile, così come non è facile denunciare – assicura lei – prima o poi ti scontri con la realtà, il giudice che chiama a testimoniare i vicini di casa e quelli che presentano i certificati medici perché hanno paura. E poi i tempi del tribunale, che prima di prendere una decisione sulla tua vita ci impiega mesi». Mesi che aggiungono botte alle botte. «Quando finalmente arrivi in comunità, ti accorgi che lui è fuori in libertà e tu sei reclusa in una casa che non senti mai tua».

È solo una delle tante realtà con cui i centri di ascolto del nostro Paese e i centri anti-violenza si scontrano quotidianamente. Queste strutture sono delle vere e proprie case in cui le donne vittime di abusi e violenze possono rifugiarsi e trovare sostegno psicologico e legale. In Italia (come in tutti gli altri stati europei) sono nati fino ad oggi 115 centri di cui 56 sono anche case di ospitalità.

Sul piano politico qualcosa si muove già da tempo. Nel ’96 venne approvata la legge contro la violenza sessuale, nel ’98 nuove norme di legge contro lo sfruttamento della prostituzione e nel 2001 sono state approvate misure contro la violenza nelle relazione familiari. Nel 2009 è stata introdotta anche una normativa contro lo stalking. Ma tutto ciò si può dire che non sia stato messo in pratica in maniera egregia e precisa. Tanto che, più recentemente, è stato approvato in Senato, dopo lunghe traversie, il decreto legge contro il femminicidio  con 343 sì, le 20 astensioni della Lega Nord e i non voti del Movimento Cinque Stelle e Sel. La nuova legge contro il femminicidio prevede un inasprimento delle pene per chi commette abusi e violenze contro persone con cui intrattiene una relazione sentimentale( non per forza matrimonio) e l’arresto in flagranza obbligatorio per i reati di maltrattamenti di famiglia e stalking e prevede anche l‘introduzione di un braccialetto elettronico.

Molte sono state le polemiche scatenatesi riguardo questo nuovo decreto che ora è diventato legge. Ciò che ha fatto indignare e astenere dal voto il M5S e Sel è l’aggiunta di altre normative che nulla hanno a che fare con la lotta contro il femminicidio e la violenza di genere.

“E’ inaccettabile ed è persino osceno che, con l’alibi di una legge importantissima come quella contro il femminicidio, si contrabbandino misure che con il femminicidio non hanno nulla a che vedere e che andrebbero definite senza ipocrisia un nuovo ‘pacchetto sicurezza‘”. È cosi che si esprimono Loredana de Petris presidente del gruppo Misto-Sel, e il senatore di Sel, Peppe de Cristofaro,  in merito alla questione della nuova legge anti-violenza.

 I dati fin qui riportati sottolineano  in maniera ancora più evidente che la situazione è allarmante. Al di là del braccialetto elettronico e di tutti i decreti che potrebbero essere varati, la strategia migliore sarebbe quella di affidarsi al celebre detto “ prevenire è meglio che curare”  ovvero far in modo che in tutto il mondo vengano messe in atto non solo norme che puniscano pesantemente questi reati ma soprattutto che rieduchino la popolazione ad avere rispetto nei confronti di tutti gli esseri umani sia essi donne, bambini e uomini. È importante sradicare quell’ idea intrisa di ignoranza e arretratezza che spesso porta molte persone ( e non solo uomini) a dire “ ma se le ha prese vuol dire che un po’ se l’è cercata”

“..abbandonate all’ angolo di una piazza o tagliate da un improvviso dolore,

si fermano un istante per piangere,

poi sollevano il capo e riprendono la strada.”

– Antonello De Sanctis 

Eleonora Zerbetto