ATTUALITA’ – I progressi dell’ULSS 17

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Ospedale-Este-veneto

Grandi novità nella cura dei tumori renali all’ULSS 17.

Molti di noi non sanno che l’Azienda ospedaliera atestina ha progredito notevolmente nel trattamento dei tumori del rene (oltre la già nota esperienza nella cura di quelli del fegato) mediante tecnica di termoablazione con radiofrequenza o microonde.

Il primo caso di termoablazione nel mondo svolto con radiofrequenza risale al 1995 –non molto tempo fa quindi- ad opera del dottor Sergio Rossi, di Pavia, sull’esperienza dell’elettrobisturi: si crea un campo elettrico, il quale si scarica sulla punta dell’ago che a sua volta brucia il nodulo.

Il dottor Mauro Mazzucco ci spiega che, nonostante la notizia si sia diffusa pochi mesi fa, il procedimento alla nostra ULSS ha avuto inizio nel 2009, con più di 70 pazienti trattati, e con una percentuale di successi del 98,5 %.

Queste tecniche sono state riconosciute ai convegni nazionali di Roma e Milano, nonché al WCIO, congresso mondiale di oncologia interventistica, tenutosi lo scorso giugno a Chicago e dove, precisiamo, solo 8 lavori italiani sono stati accettati.

La macchina utilizzata affinché questo processo si possa attuare è d’importazione americana, e permette di trattare per via percutanea-quindi non chirurgicamente- il tumore: alcuni noduli sono visibili solamente tramite ecografia, oppure mediante la TAC; da qui l’idea di unire i due mezzi d’indagine, acquisendo quindi tutte le immagini della TAC e sincronizzandola con l’ecografia, in modo che muovendo la sonda si muova la TAC, e che il nodulo si possa trattare virtualmente. Si evince quindi che questa innovazione sia stata possibile grazie all’intervento economico che l’Azienda ha potuto offrire, e che di tutta risposta riceve il vantaggio di non occupare un posto letto altrimenti preso da un paziente sotto intervento.

Anche la termoablazione, come suggerisce il già citato dottor Mazzucco, ha dei limiti: il nodulo deve essere di massimo 3 cm, e non troppo vicino alla vena, altrimenti il sangue che scorre porterebbe via calore, impedendo dunque alla radiofrequenza di uccidere il tumore. Qui rimonta in gioco Este, la quale, prima nel Triveneto, sei anni fa usò, come invenzione successiva, le microonde anziché il campo elettrico, con il beneficio che le prime riescono a propagarsi ovunque, anche nel vuoto, ed essendo più potenti ampliano anche il limite dimensionale di 2 cm (permettendo tra l’altro un alone di sicurezza se il nodulo fosse di raggio minore).

L’equipe che ha permesso questo straordinario trattamento di cura è formata da una stretta collaborazione tra l’Unità Operativa di Epatologia Diagnostica e Interventistica diretta dal dottor Mauro Mazzucco, l’Unità Operativa Complessa di Urologia guidata dal dottor Antonino Calabrò e l’Unità Operativa Complessa di Radiologia con a capo il dottor Bortolo Perin.

Se, nelle casistiche mondiali, la termoablazione per i tumori al rene era applicabile su pazienti non operabili, l’ULSS 17 ha dato la possibilità invece a tutti i malati, basandosi, anziché sull’operabilità, sul nodulo- se quindi si potesse abbattere con le onde, tenendo l’operazione in extremis. Ovviamente ciò è rischioso, e non tutti possono essere trattati, anche se questa tecnica ha zero complicanze nell’organo.

Informiamo poi, che oltre il rene ed il fegato, anche il polmone e l’osso– sede di un tumore benigno molto doloroso, presente soprattutto nei giovani- sono curabili mediante questo procedimento.

In conclusione, ringraziamo il dottor Mazzucco per la sua disponibilità e gentilezza, e ci complimentiamo per i processi di cui la nostra ULSS ci rende sempre più fieri.

Ilenia Sanna