ATTUALITA’ – Furia Big Snow, reportage dalla bufera

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65953_602154026464707_348711762_nSono le 17.30 di lunedì 11 febbraio e mi trovo in zona Peep, a piedi, nel bel mezzo della bufera. Raffiche fortissime di vento mi trapassano il giubbotto e penetrano fino alle ossa, mentre i fiocchi di neve continuano a mulinare impazziti in tutte le direzioni, schiaffeggiandomi il viso con violenza. Credo di non aver mai patito tanto freddo in vita mia. Si avanza a fatica, barcollando, gli scarponi sprofondano, inghiottiti dalla fitta coltre bianca che copre il marciapiede. Sembra davvero uno scenario di The day after tomorrow. Non c’è quasi nessuno in giro. La città è deserta, un fantasma impaurito che trema di fronte al furore della natura e alla forza straordinaria degli eventi. Ogni tanto lungo la strada si sente passare qualche auto, gente che rientra dal lavoro e che non vede l’ora di raggiungere la propria casa, magari per concedersi il sollievo di una bella doccia calda, il piacere di una cioccolata o l’affetto della propria famiglia. Continuo ad andare avanti, ma si fa sempre più dura. Il vento è così forte che sono costretto a ripararmi sotto un portico. Appoggio la schiena al muro e respiro: non ho mai visto né vissuto niente del genere. La mia curiosità mi impone di uscire dal mio rifugio e proseguire il cammino. Mi immergo di nuovo nella tempesta, tento di scattare qualche fotografia, ma è inutile, il vento è troppo forte, e le mani sono rattrappite dal freddo. Devo fare affidamento solo sui miei occhi per catturare le immagini che sto vedendo, e sulla mia memoria per raccontarle. Lontana come un sogno c’è una figura scura che si muove arrancando tra una raffica e l’altra. Ci troviamo così, l’uno di fronte all’altro, al centro di una bufera che richiama altri tempi e altri luoghi. Io non conosco lui, lui non conosce me. Ma come sempre accade nelle situazioni estreme, scatta quel meccanismo potente e sincero che è la solidarietà umana. Non ci diciamo niente, non una sola parola esce dalle nostre bocche. Quello che ci comunichiamo è tutto nei nostri sguardi. Io leggo nel suo un incoraggiamento, un senso di vicinanza, comprensione, e sono sicuro che lui legge le stesse cose nel mio. Stiamo vivendo la medesima esperienza, nel medesimo momento, nelle medesime difficili circostanze. E’ dura, però ce la faremo, ne usciremo entrambi interi. Sembrerà banale, ma quando ti trovi da solo ad affrontare una forza superiore e sconosciuta, qualsiasi cosa può esserti d’aiuto. E le cose semplici, soprattutto in certi casi, sono sempre le migliori.

17728_602154483131328_920216264_nNel dirigermi verso il centro, due spazzaneve si incrociano. Al loro passaggio la neve che ricopre la carreggiata viene spostata brutalmente di lato. Non è bella, è grigia, è nera, è sporca. Il vento non è più intenso come prima, ma ancora non vuole rinunciare a far udire la propria voce. E non solo si fa sentire, si fa anche vedere nei suoi effetti distruttivi. Via Martiri della Libertà: la furia della bufera ha spezzato di netto alcuni grossi rami degli alberi collocati lungo la strada, che sono caduti rovinosamente a terra ostruendo, in alcuni punti completamente, il marciapiede. Per un attimo resto lì immobile, paralizzato di fronte all’incredibile spettacolo. Poi mi decido: fotografo la scena e avverto telefonicamente il Comune. Non è finita: vado oltre passando per la strada, e noto un altro ramo di grandi dimensioni penzolare in bilico su una siepe. E’ molto appuntito, può essere davvero pericoloso: basta un colpo di vento un po’ più forte degli altri per farlo crollare a terra. Lo supero con prudenza, tenendomi a debita distanza.

Finalmente sto abbandonando la zona critica. Man mano che mi avvicino verso il centro, la situazione è più tranquilla, sebbene continui a nevicare come prima. La Piazza Maggiore è un’interminabile distesa bianca, fredda e desolata. Osservo le finestre delle case: sono buie, ogni tanto la scia di una torcia o di una candela le illumina per qualche istante. Sì, la corrente è andata. Black-out. Il suono lontano di una sirena arriva alle mie orecchie. Quasi sicuramente i Vigli del Fuoco alle prese con qualche intervento. Per loro quella che verrà non sarà certo una notte di riposo.

Davide Permunian

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