ATTUALITA’ – Elezioni dei rappresentanti. Atestino

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Venerdì 25 e sabato 26 nelle scuole di tutto il territorio atestino si effettueranno le votazioni per i rappresenti d’istituto.
Quale occasione migliore, quindi, per scendere in campo e ascoltare i vari candidati, cercando di capire quali siano i loro progetti e i loro pensieri riguardanti il mondo dell’istruzione?

Essendo almeno due liste per ogni istituto, ed essendo questi ultimi tre, l’articolo sarà diviso in tre parti, per far sì che le risposte siano il più chiare possibili e non ci siano fraintendimenti.

Abbiamo intervistato  Enrico Bortolami e Giada Maurer per l’Atestino, Enrico Fornasiero e Massimiliano Verza per il Liceo, Davide Raise, Daniele Balsamo e Matteo Guariento per l’Itis.

Iniziamo quindi con l’Atestino.

1. Elencate il nome della lista con i vari candidati.
  ENRICO: I componenti della lista sono  Enrico Bortolami, Riccardo Ferro, Umberto Galiazzo e Francesco Polato, tutti della 4° ragioneria. Il nome della lista “Il motto non serve, contano i fatti“, mi è venuto in mente pensando ai vent’anni di berlusconismo che ci sono stati in Italia, dove contava solo l’apparenza, quindi il nome nasce dalla volontà di ribaltare questo sistema.
   GIADA: I candidati della lista ” Eh già, siamo ancora qua” sono Giada Maurer, Mattia Zorzan , Simone Greggio (5°) e Isacco Gaglian (4°). Abbiamo utilizzato un pezzo della canzone di Vasco per rappresentarci al fine di ricordare che, nonostante la nostra scuola -come molte altre- dopo aver subito la fusione abbia perso la sua indipendenza, non ha però perso la sua parte più importante, ovvero gli studenti, i quali cercano di mantenerla viva come possono.

2. Da dove nasce la volontà di candidarvi? Siete realmente pronti a raccogliere una simile responsabilità?
  ENRICO: La volontà di candidarmi come rappresentante d’istituto nasce vedendo gli studenti “spenti”; non noto voglia di cambiamento in loro, vedo l’indifferenza totale nei loro occhi. Voglio citare una frase di Gramsci “Odio gli indifferenti”. Con questo non dico di voler fare il paladino del cambiamento, ma solamente di tentare di portarli in una strada diversa collaborando con loro. Io mi sentirei pronto a ricevere questo incarico; ovviamente è la prima volta, e qualche errore potrò farlo, però sento in me una necessità di novità.
  GIADA: La voglia di diventare rappresentanti nasce soprattutto dal desiderio di cambiamento, di rivoluzione, di libertà. Matura dalla voglia di rendere in tutti i sensi nostro il futuro, con la coscienza che tutto comincia dall’istruzione. Nel momento in cui abbiamo deciso di segnare i nostri nomi eravamo ovviamente consci del tipo d’impegno preso e del lavoro che ci sarebbe aspettato, ma questo non ci ha spaventati, soprattutto perché siamo studenti che (sfortunatamente) non hanno mai visto cambiare le situazioni di disagio che si creano ogni anno.

3. Quali sono i punti forti della vostra candidatura? Che cosa vorreste ottenere tramite il vostro mandato?
  ENRICO: All’incirca ho già spiegato cosa vorrei dal mio mandato, ovvero far sì che gli studenti siano coscienti di quello che sono e del potere che hanno. Vorrei renderli consapevoli che la lotta per il nostro futuro inizia ora; in questo senso dobbiamo sentirci “grandi”. Inoltre il mio desiderio è quello di combattere quell’indifferenza nell’informazione: non credo sia possibile che ci possano essere persone che non sanno cos’è il G8, la Tav, oppure cos’è successo a Piazza Fontana o chi erano le Brigate rosse. Vorrei quindi riuscire a dare loro quelle informazioni che la scuola non dà, ovvero la Storia più contemporanea.
  GIADA: I punti che vorremmo affrontare quest’anno, assieme a tutti gli studenti della nostra scuola, sono molti: i più “urgenti” riguardano le assemblee (vorremmo renderle momento di discussione che possa aiutare tutti a crescere, e non far si che rimangano giornate noiose da passare a letto), vorremmo unire (e non solo a parole) i nostri due istituti, cercando di far sì che il desiderio di un creare qualcosa superi i pregiudizi che si creano viste le diverse problematiche; desidereremmo poi far approvare dal nostro preside la possibilità di fare le giornate alternative, così da imparare ad autogestirci e poter dimostrare che valiamo. Questi sono solo alcuni dei punti che affronteremo quest’anno,  ma il nostro principale obiettivo è quello di rendere la scuola, oltre che un obbligo, un luogo di svago e discussione dove poter imparare dai professori e viceversa , dove poter esprimersi liberamente ed esercitare i propri diritti in tutte le forme possibili ed immaginabili. Un programma semplice ma attuabile in poco tempo.

4. Vi dovrebbero votare perché?
  ENRICO: Credo che una persona che abbia voglia di cambiare possa votarmi, se invece preferisce rimanere alla situazione d’oggi, accontentandosi di quello che sa e senza curiosità in qualcosa di diverso, allora può dare il mio voto ad altri.
  GIADA: Dovrebbero votarci perché ci crediamo, siamo anche noi studenti e non abbiamo nulla di diverso da chi dovremmo rappresentare; siamo pronti a farci valere per ottenere ciò che ci spetta. Dovrebbero votarci perché pensiamo che sia l’anno buono per il cambiamento, noi ci siamo e vogliamo diventare sempre di più e sempre più uniti.

5. Che cosa apprezzate dell’altra lista? Quali sono i loro progetti migliori?
ENRICO: Dell’altra lista io ho sentito parlare Giada, e devo ammettere che mi piace come persona e apprezzo il modo in cui ragiona, è molto brava a portare avanti le sue ragioni. La vedo molto vicina a me come idee, e penso che lei sia un punto di forza per l’altra lista.
   GIADA: I punti forti dell’altra lista sono molti, e fortunatamente nessuno è in contrasto con i nostri. Ammiriamo davvero idee come la creazione di un collettivo degli studenti, la proposta di creare un’unione con tutti gli istituti estensi e l’apertura di un’aula pomeridiana autogestita. Pensiamo sia il primo anno in cui si creano proposte tutte idee tese a far in modo che gli studenti possano partecipare attivamente all’attività scolastica.

6. Che cosa ne pensi/pensate riguardo agli scioperi? Sono utili oppure è un modo come un altro per saltare scuola?
  ENRICO: Io faccio parte del “Coordinamento studentesco di Padova” e con loro stiamo cercando di creare un “Coordinamento studentesco della Bassa Padovana”, perché volevamo creare un movimento più vicino, fisicamente parlando, essendo molte le scuole interessate. Riguardo agli scioperi, penso siano molto importanti se -e solo se- portati avanti con consapevolezza di ciò che si fa, ovvero informandosi di quello che succede, dei tagli alla scuola, degli edifici che crollano e delle classi pollaio. Ci tengo a ricordare che noi non abbiamo il diritto di scioperare, ma quello di manifestare, e nessun preside può negarlo, andando quindi contro all’articolo 21 della Costituzione.
GIADA: Per quanto riguarda le Manifestazioni Studentesche (da non confondere con gli scioperi), crediamo fermamente che siano utili, solo se organizzati, e soprattutto se fatti dopo aver preso coscienza delle reali motivazioni. Le manifestazioni servono anche per venire a conoscenza di alcuni diritti che tuttora ignoriamo; non sono solo momenti in cui poter urlare ciò che si vuole, ma anche occasioni in cui potersi unire e conoscere. Una manifestazione non è solo la giornata in piazza: si parte dalle riunioni organizzative, si passa poi a dei dibattiti per discuterne, fino ad arrivare a scegliere la musica che possa aiutarci ad esprimerci. La libertà è partecipazione, e non vi è quindi miglior modo di essere uomini liberi se non quello di parlare. L’utilità e le motivazioni ci sono, speriamo che anche gli studenti ci siano, ovviamente capendo ciò che questo comporta.

7. In molti sostengono che l’unica preoccupazione dei rappresentanti d’istituto sia il ballo di fine anno. Che cosa ne pensate? Sarebbe da abolire?
  ENRICO: Credo che sia l’ultima mia preoccupazione, ma non meno importante. E’ bella l’idea di vedere gli studenti riuniti in una festa che segna l’inizio delle vacanze; è un modo per chiudere l’anno in “bellezza”.
  GIADA: Il ballo d’istituto non è una delle nostre più grandi preoccupazioni, soprattutto visto il modo in cui questo si sta “commercializzando”. Si è passati da una festa creata per gli studenti di un certo istituto dedita a concludere un anno (magari l’ultimo) ad una serata in discoteca, come potrebbero essercene molte altre in compagnia di chiunque. Non vorremmo di certo abolirlo, ma cercare di realizzarlo senza dimenticare l’integrità del suo nome, senza ‘strafare’. Vorremmo che rimanesse una tradizione, semplice ma indimenticabile come lo sono gli anni delle superiori.

8. Come state facendo propaganda? Facebook è funzionale al vostro progetto oppure rischia di farlo cadere nel ‘ridicolo’?
  ENRICO: La possibilità di propaganda a scuola (ovvero passare classe per classe) ci è stata limitata alle classi prime, mentre è stata convocata un’assemblea con i rappresentanti di classe per esporre loro le nostre idee.
  GIADA: Non abbiamo scelto di fare molta propaganda, in parte per mancanza di tempo, in parte perché abbiamo preferito parlare con i nostri coetanei. Abbiamo scelto di utilizzare i momenti “vuoti” che si creavano a scuola per discutere nelle varie classi e con i vari alunni, questo per dimostrare quanto valgano le parole. Facebook è relativamente funzionale, ci permette di rimanere in contatto con più persone, ma spesso crea confusione: basti pensare alla diversità di un messaggio scritto in 140 caratteri senza alcuna emozioni rispetto una frase detta con tutto il cuore dimostrando quanto ci si creda. Preferiamo di gran lunga interagire personalmente con i possibili elettori invece che tramite un sito internet. D’altronde gli occhi sono lo specchio dell’anima, e noi vorremmo proprio far capire chi siamo per mostrare che vogliamo davvero quello che sosteniamo.

9. Che cosa ne pensate del nostro sistema scolastico?
   ENRICO: Potrei parlarne ore ed ore, ma meglio limitarmi. Credo che le istituzioni, piuttosto di vedere i giovani come la motrice dell’Italia, li vedano come lo scarico finale, ovvero la parte che si prende tutti i pesi di una crisi che non è la sua. Basta entrare in una scuola per apprendere tutto ciò: i laboratori sono chiusi per far aule, le classi sono dei pollai, le scuole private ricevono finanziamenti pubblici, non ci sono fondi per la manutenzione dell’edilizia. Il problema maggiore è che la maggior parte degli studenti è indifferente a ciò. Vorrei anche aggiungere due considerazioni. Personalmente abolirei l’ora di religione, che potrebbe essere resa più produttiva studiando educazione civile, ovvero parlando di problemi attuali. La stessa cosa farei poi per la ginnastica, che trovo inutile fatta in questa maniera, e voglio sottolineare “fatta in questa maniera”, facendo cioè giochetti inutili che si dimostrano improduttivi. Sarebbe meglio, per esempio, approfondire le conoscenze sull’alimentazione, dato che l’obesità -giovanile e non – sta crescendo a dismisura, oppure parlare del fumo, o della droga.
GIADA: Pensiamo che il nostro sistema scolastico stia pian piano decadendo. Oramai le materie non sono più viste come motivo educativo, ma solo come obbligo per ottenere un voto che ci permetta di uscire dalla scuola. Tutti questi numeri, questo continuo essere valutati sufficienti/insufficienti, quel mezzo punto che segna la differenza fra la promozione e la bocciatura, creano in noi ragazzi un’ansia che, di fatto, ci impedisce l’apprendimento. Con i numerosi tagli continuano ad eliminare materie di studio (ex Geografia), il lavoro meccanico sta iniziando a sostituire i metodi tradizionali e gli alunni vengono scambiati per macchine: è una catena di montaggio simile alla rivoluzione industriale. Ci vogliono ignoranti e continuano a dimostrarcelo. Questo è il sistema scolastico di pochi e questa non è la nostra scuola.

A cura di Ilenia Sanna