ATTUALITA’ – Dieci domande alla Chiesa atestina in merito alla vicenda Santa Tecla

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10domandeSono settimane ormai che il caso della casa di riposo S. Tecla tiene banco nell’opinione pubblica, tra sospetti, veleni e polemiche, senza che ancora la situazione sia stata chiarita e soprattutto senza che sia stata trovata una soluzione. A inizio maggio la Fondazione, da sempre presieduta dal parroco del Duomo e di S. Maria delle Grazie, ha annunciato l’apertura della procedura di licenziamento collettivo per i propri dipendenti, esprimendo la volontà di esternalizzare i servizi offerti dalla struttura affidandoli ad una cooperativa. La notizia ha scatenato la rabbia dei lavoratori e l’indignazione di molti cittadini: com’è possibile che un ente di matrice cattolica, che si ispira dichiaratamente ai valori morali e cristiani, scelga di abbandonare al proprio destino 150 persone? Noi di Estensione, nel tentativo di capire cosa stia davvero accadendo e volendo a tutti i costi evitare di avventurarci in interpretazioni errate e superficiali, abbiamo deciso di formulare dieci domande alle quali invitiamo la Chiesa locale di Este a rispondere in modo onesto di fronte alla città.

1)     Quali sono le reali ragioni che hanno spinto la Fondazione a licenziare i propri dipendenti?

2)     Quale dovrebbe essere, nelle intenzioni della Fondazione, il destino dei lavoratori lasciati a casa?

3)     Com’è possibile che la Fondazione abbia accumulato debiti di decenni? Qual è l’entità di questi debiti?

4)     Qual è la situazione della vecchia sede di via Santo Stefano? E’ vero che si trova in stato di abbandono? Perché la Fondazione ha dichiarato che funge ancora da segreteria? Che senso ha mantenervi ancora del personale?

5)     In che condizioni versa la casa di riposo dal punto di vista degli standard assistenziali, della sicurezza sul lavoro e degli altri aspetti relativi ai servizi cofinanziati dalla Regione?

6)     E’ vero, come è stato detto, che la Fondazione ha ricevuto negli ultimi anni fondi regionali per un valore complessivo di 6,8 milioni di euro? Dove sono finiti quei soldi? E’ vero che ci sono 4 milioni di disavanzo?

7)     La Fondazione imputa le proprie difficoltà economiche alla crisi. Il numero dei vostri malati e anziani è diminuito o cresciuto in questi anni? A quanto ammontano le rette che chiedete? Sono cambiate negli ultimi anni?

8)     La gestione economica della casa di riposo è sempre stata equa, corretta, trasparente, onesta? Le ingenti spese che avete affrontato erano sempre necessarie?

9)      Avete agito sempre e solo per il bene dei malati e degli anziani, coerentemente con gli ideali evangelici ai quali proclamate di ispirarvi?

10) Siete pienamente consapevoli di ciò che la S. Tecla, in quanto finanziata anche da cospicue donazioni di diversi cittadini atestini, rappresenta per la città?

Tutti interrogativi che, mi auguro, riceveranno presto le dovute spiegazioni e che saremo lieti di accogliere nel nostro magazine qualora ci venissero presentate. Nel frattempo spero con tutto il cuore che il buonsenso e l’onestà prevalgano e che si trovi una soluzione alla vicenda. 150 lavoratori e le rispettive famiglie aspettano di sapere che futuro avranno: una risposta loro, almeno, la meritano.

Davide Permunian

1 commento

  1. ciao Davide, le risposte le riceverai chiedendole direttamente ai due monsignori del Duomo e delle Grazie che sono rispettivamente il Presidente e il Consigliere della Fondazione S. Tecla.
    Non credo leggano Estensione, chiedi appuntamento…
    Complimenti ancora per questo vostro progetto “Estensione” e un grande in bocca al lupo!

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