ATTUALITA’ – Caos Santa Tecla: un po’ di chiarezza

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imageMolto è stato scritto e detto riguardo alla situazione della casa di riposo Santa Tecla, la cui vicenda continua a tenere banco senza che ancora sia stata presa una decisione risolutiva. Il nostro stesso magazine, per cercare di capire cosa stava succedendo, nel numero 27 del 6 giugno 2013 aveva formulato dieci domande alla Chiesa atestina, ad alcune delle quali con il tempo abbiamo avuto, sia pure indirettamente, risposta. In questi mesi e soprattutto in queste ultime settimane ci sono stati diversi sviluppi, ed è nostra intenzione provare a fare un po’ di chiarezza per aiutare il lettore a comprendere meglio.

I FATTI. A inizio maggio la Fondazione Santa Tecla, ente presieduto dal parroco del Duomo e di Santa Maria delle Grazie, ha comunicato di aver avviato un procedimento di licenziamento collettivo per i propri dipendenti, esprimendo la volontà di affidare a una cooperativa i servizi offerti dalla casa di riposo. La scelta è stata spiegata con la necessità di ridurre i costi di gestione in un periodo di crisi economica, per scongiurare il soffocamento della struttura e continuare a garantirne la qualità. La cooperativa che sarebbe subentrata avrebbe riassorbito al proprio interno quei lavoratori licenziati ritenuti «coscienziosi e competenti». Da qui sono nate le prime perplessità dei sindacati, visto che in precedenza un gruppo di dipendenti era sceso in piazza a protestare contro la condotta della direzione. In quell’occasione erano state messe sotto accusa le ingenti spese sostenute per la realizzazione di un centro benessere e il rifacimento della portineria, a cui era seguito il taglio degli stipendi degli operatori e la riduzione dei giorni di ferie. I manifestanti avevano inoltre denunciato che, nel periodo in cui il servizio infermieristico era stato dato in appalto, c’erano state alcune morti sospette, diversi incidenti agli anziani e lamentele da parte delle loro famiglie. Chi avrebbe garantito la riassunzione di questi lavoratori nella cooperativa? La decisione della Fondazione era dettata veramente dalla necessità, o rappresentava invece una rappresaglia nei confronti dei dipendenti «ribelli»? A distanza di mesi, le trattative tra le parti ancora non hanno avuto esito.

LA REGIONE. Nonostante sia di proprietà di un ente privato, la casa di riposo riceve sovvenzioni anche dalla Regione Veneto. Logico quindi che quest’ultima intervenisse sulla questione, inviando degli ispettori per verificare la reale situazione economica della Santa Tecla. Il Servizio di vigilanza in sanità ha rilevato «anomalie di bilancio e scelte contradditorie nella gestione». In particolare la Fondazione avrebbe realizzato, rispetto al progetto di ampliamento presentato nel 2008 e finanziato dalla Regione per 4,5 milioni di euro, opere aggiuntive non previste e non destinate direttamente all’assistenza dei 230 ospiti, in gran parte non autosufficienti. Il passivo certificato sarebbe poi nettamente inferiore a quando dichiarato dal direttore, e non giustificherebbe, secondo l’assessore regionale al Sociale Remo Sernagiotto, il licenziamento di 99 dipendenti a tempo indeterminato. Da Venezia si chiede dunque alla Santa Tecla di accettare l’invio di un manager che risani il bilancio.

I LAVORATORI. Gli uomini e le donne che rischiano di perdere il posto dilavoro si sono riuniti nell’associazione “Aiutiamoci Insieme”. La presidente Anna Pugliese ci spiega il loro punto di vista. «L’unico modo per salvare la Fondazione è allontanare il direttore Valerio Burattin, che si è dimostrato incapace di amministrare adeguatamente la casa di riposo, oltre che poco rispettoso nei nostri confronti. Siamo molto delusi dal comportamento di monsignor Carraro (parroco del Duomo, ndr), che ha sempre rifiutato di ascoltarci, e dall’atteggiamento della Diocesi, che si incontra con il sindaco Piva senza prenderci in considerazione. Noi stiamo con la Regione e riteniamo che l’attuale Cda debba essere congelato in attesa di rimettere a posto i conti.»

LA SANTA TECLA. Dalla direzione sottolineano che l’interesse primario è il benessere degli ospiti della struttura e contestano gli ispettori, affermando che i controlli effettuati presentano errori e lacune. Per questo sembrano intenzionati a presentare una contro relazione che smentisca le rilevazioni del Servizio di vigilanza in sanità. Supportati dalla Diocesi, difendono le proprie scelte e accusano Sernagiotto di voler togliere gli accreditamenti regionali alla Santa Tecla, costringendola di fatto alla chiusura. «Ci tuteleremo legalmente procedendo di conseguenza nei confronti di quanti sono coinvolti, fornendo nelle sedi opportune chiarezze ulteriori a tutta la vicenda» si legge sul sito della casa di riposo.

L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE. Sono giorni frenetici per il Comune di Este, impegnato nel difficile ruolo di mediatore. A parlare è il consigliere di maggioranza e capogruppo del Pd Francesco Panfilo. «La trattativa in corso è estremamente delicata dato che la procedura di mobilità è già stata avviata. Noi non vogliamo assolutamente che la Santa Tecla chiuda perchè la città subirebbe un danno se privata di questo importante servizio. Siamo tuttavia contrari all’esternalizzazione prospettata dalla Fondazione, in quanto verrebbero penalizzati i lavoratori. I dipendenti che sarebbero colpiti dall’esternalizzazione sono gli OSS (operatori socio sanitari, ndr), il nostro obiettivo principale è garantire il loro posto di lavoro come dipendenti della casa di riposo e con un profilo economico il più vicino possibile a quello attuale. Va riconosciuto al sindaco Piva il merito di aver convinto la Santa Tecla a tentare una strada alternativa al licenziamento degli OSS, speriamo che questo risultato non sia vanificato.»

Insomma una vera bagarre, che noi di Estensione continueremo a seguire da vicino. Intanto la palla passa alla Provincia: il prossimo 30 settembre è stato fissato un incontro tra le parti alla presenza dell’assessore provinciale al Lavoro Massimiliano Barison, per trovare una soluzione alla questione.

Davide Permunian