ATTUALITA’ – Boom di scommesse a Este

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C’è un fenomeno a Este che in molti hanno notato ma in pochi hanno descritto: parliamo del cosiddetto “boom scommesse”, ovvero della crescita esponenziale (nel vero senso della parola) delle persone che scommettono su eventi sportivi, principalmente su partite di calcio.

Il cuore dell’attività di betting atestina è situato in via Principe Amedeo, nei cento metri che dividono il Bar Carlo, punto Sisal Matchpoint, e il centro scommesse Intralot. Un via vai di persone davvero impressionante, in particolare a metà settimana, quando si giocano le “coppe”, e nel weekend, quando i campionati entrano nel vivo. Un fenomeno nato con l’apertura dei due centri scommesse (per quanto riguarda il Bar Carlo con la sua abilitazione a punto Sisal, essendo un locale storico di Este) ma esploso definitivamente solo nell’ultimo anno: analizzando la clientela, scopriamo che lo stereotipo del giocatore abituale oscilla tra il giovane studente appassionato di sport e il lavoratore adulto che prova ad arrotondare lo stipendio, tra l’anziano pensionato che si diverte a passare i sabati pomeriggio con gli amici a parlare di calcio e il curioso di turno che si è fatto invogliare a giocare la schedina, magari trascinato da un conoscente.

Quali le cause e le conseguenze di tutto questo? E’ un vizio da cui è difficile allontanarsi o è solo un modo per divertirsi e seguire con più pathos le partite? L’aumento di coloro che giocano le schedine può essere visto come un evento propiziato dalla crisi? Com’è possibile che si senta parlare solo di grandi vincite quando si assiste all’apertura e all’aumento del fatturato di agenzie e centri scommesse? Incuriositi, abbiamo intervistato tre giovani scommettitori abituali, Stefano e Alessandro, entrambi ventunenni studenti universitari, e Andrea, di anni 22, sottoponendoli a diverse domande sulle loro puntate calcistiche.

“Ciao! Quanto spesso scommetti?”

Stefano: “A seconda del palinsesto: se nel programma del giorno non ci sono match interessanti o comunque con quote non del tutto invitanti, tralascio. La frequenza di controllo della lista di partite è comunque giornaliera.”

Alessandro: “Di media, cinque giorni su sette.”

Andrea: “Gioco massimo un paio di volte la settimana, sempre la Serie A o comunque le partite del weekend. Solo se c’è qualcosa di interessante anche durante la settimana, ad esempio Coppa Italia, Champion’s League… “

Sono di più i soldi che hai speso o quelli che hai vinto?

S.: “Sicuramente la seconda, mannaggia!”
Al.: “Ahimè, più quelli che ho speso…”

An.: ”Non ho mai contato i soldi spesi. So dirti quelli vinti, in ogni caso non ho mai avuto grosse perdite. Sono più che convinto che non si può vivere di schedine, quindi anche il budget è solo per divertimento.”

Giochi per divertimento o per ottenere un piccolo guadagno economico?”

S.: “In prevalenza per divertimento, per “sentire” di più la partita, per avere una “speranza” in più oltre a quella della vittoria della propria squadra del cuore o di quelle che si stimano maggiormente. Non nego, comunque, che il guadagno economico sia un fattore decisivo sulla scelta di scommettere o meno.”

Al.: ”Per entrambi, più per l’ebbrezza della scommessa!”

An.: ”Per lo più per gioco, per avere quel brivido in più nel seguire le partite.”

Ultimamente hai notato un aumento delle persone che giocano? Se presente, è dettato dalla crisi?”

S.: “Assolutamente sì. Se dovessi individuare una causa di questo aumento, sono convinto che esso sia dovuto all’aumento delle pagine dedicate ai pronostici sportivi presenti su Facebook. Immagini di schedine vinte, “potenziali vincite” altissime, “sicurezze” offerte su alcune partite… Basta unire tutto questo con il desiderio di soldi “facili” e con la facilità con la quale si può avere accesso a queste pagine, e la coda alle ricevitorie si è fatta di gran lunga più consistente.”
Al.: “Sono aumentate moltissimo. Non penso l’aumento sia dovuto alla crisi.”

An.: “Un aumento dei giocatori c’è stato, probabilmente per la speranza di vincere qualcosa. Ma tutto ha origine dal passaparola e dalla persuasione di chi già scommette.”

Sapresti “smettere”?

S.: “Anche se lo ritengo un circolo vizioso come molti altri, penso che qualora decidessi di smettere non incontrerei notevoli difficoltà. Anche se ammetto che rinunciare alla classica “pazza schedina della domenica da 2€” sia una cosa abbastanza difficile, dato che essa rappresenta tipicamente più un divertimento che un vizio, senza intaccare troppo il portafogli!”

Al.: “No, non saprei smettere.”

An.: “Smettere è possibile, basta non avere più monete nel portafogli!”

Riassumendo, secondo gli interpellati la crisi non ha influito in maniera considerevole su questo “boom scommesse”, pur confermando la rilevanza del fenomeno. La scommessa non deve essere vista sotto luce maligna, ma con un occhio critico in grado di identificare il limite (peraltro molto sottile) tra “vizio” e “divertimento”: è facile cadere nella trappola. Non bisogna nemmeno pensare di costruire le proprie fortune in questa maniera: una scommessa non può sostituire uno stipendio. Ma se si vuole seguire in maniera alternativa e con maggiore suspense una partita, magari con la speranza di vincere i soldi per una birra in compagnia, allora giocarsi qualche spicciolo non è certo un reato. “Ce li metti due euro per la schedina?”.

Giacomo Visentin

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