SPORT – Genitore: semplice spettatore o giudice impietoso?

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Purtroppo nella società moderna il mondo dello sport non è un posto felice quanto vorremo fosse in realtà. Lo sport dovrebbe rappresentare una valvola di sfogo per chi lo pratica, un posto dove sperimentare la gioia della vittoria e la delusione della sconfitta sempre in modo sereno. Tutto questo però, è talvolta reso impossibile a causa di comportamenti scorretti, che nuocciono ai giocatori. Il più delle volte a mettere la lingua è proprio il genitore del figlio che da semplice spettatore si erge a giudice, criticando l’allenatore e addirittura lo stesso figlio. Ma come è possibile?. Per capirne di più, e cercare una giustificazione a questi episodi, ho incontrato Walter Polato, insegnante di ruolo da più di 30 anni, Capo Scout, giocatore e allenatore di pallavolo nel settore giovanile. Personaggio conosciuto nella società estense, Walter si è offerto gentilmente di raccontarmi il suo punto di vista di educatore consolidato per quanto riguarda il ruolo del genitore per il figlio nell’ambito sportivo.

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A prescindere dal risultato, vedi motivante per l’atleta la presenza del genitore durante gli incontri sportivi?

A mio avviso la presenza del genitore diventa motivante nel momento in cui lui sprona il figlio in modo positivo. Il figlio è sempre felice di vedere il genitore a bordo campo. Però, questa presenza diventa demotivante quando il genitore fa l’errore di porre  aspettative eccessive sul figlio eccedendo nel dire : “sei il più forte”.

Secondo te, che ruolo dovrebbe ricoprire il genitore in questo caso? 

Il genitore deve porsi come educatore principale del figlio, ma non deve sostituirsi alla figura dell’allenatore. Deve essere colui che stimola il figlio a partecipare, ad essere attivo, non deve sostituirsi al tecnico anche se ne capisce dello sport e non deve creare alibi allo scarso impegno. Deve saper scindere il ruolo dell’educatore da quello del tecnico. Deve tifare per la squadra, non per il figlio, accettare le decisioni dell’allenatore e supportarle il più possibile.

In che modo il genitore potrebbe essere una presenza “costruttiva “ per il figlio?

Il genitore diventa costruttivo già a casa. Non deve creare una campana di iper protezione per il figlio, ma deve permettergli di sbagliare e di vivere sia sconfitta che vittoria. Il genitore deve aiutare il figlio a capire le situazioni di difficoltà e parlarne  insieme e se dovesse esserci qualche problema di rapporto con l’allenatore non essere mai contro quest’ultimo davanti al figlio

Secondo te quali sono i motivi che portano un genitore, a diventare da spettatore a giudice ?

Beh innanzitutto la presunzione e una mancanza di umiltà di imparare. Molto spesso il genitore si erge a giudice  per eccesso di protezione. L’estrema voglia di proteggere il figlio porta il genitore a giustificarne uno scarso rendimento, attribuendo tutte le colpe all’allenatore. “Io so perché ho visto tante partite”, “io me ne intendo perché ho giocato”. Queste sono le scuse più usate, che portano il genitore a esporsi contro l’allenatore in difesa del figlio. Purtroppo però le cose sono diverse, allenare ed educare stanno su due piani diversi. La presunzione di sapere, perché vissuta un’esperienza simile, da il consenso al genitore di ergersi come giudice, ma questo è un ragionamento contorto e totalmente sbagliato.

Certe volte, in casi estremi, il genitore arriva addirittura a criticare pesantemente non solo il figlio, ma l’allenatore e i suoi metodi d’azione. Ti sembra una cosa possibile?

Che succeda si, che questo sia sbagliato è un altro paio di maniche. Purtroppo succede molto spesso sia in ambito sportivo che in ambito scolastico. Un’insegnante, un animatore, un capo scout ha delle competenze specifiche nel suo campo e come tale deve essere rispettato. Gira una vignetta divertente in internet che esplica questo concetto. Ci sono due immagini di genitori affiancati: il genitore “antico” e il genitore “moderno”. Nella prima immagine il genitore chiede arrabbiato al figlio: “Perché hai preso questa nota?”. Nella seconda immagine il genitore fa la stessa domanda ma al docente. I tempi sono cambiati e noi dobbiamo imparare a rispettare le competenze altrui senza giudicarle o intrometterci in contrasto.

Hai mai avuto l’occasione di vedere genitori imporre il proprio volere sulle decisioni dell’allenatore?

 Si molte volte, ma per fortuna non nella realtà in cui vivo ora. Parlando con altri allenatori c’è stata l’occasione che qualcuno mi abbia confessato di voler mollare la società perché  la gestione della squadra doveva tener conto delle richieste dei genitori. Questi si nascondono principalmente dietro due cose: il bisogno di non urtare la sensibilità delle ragazze/i e l’eccessivo buonismo. Quando si è genitori bisogna saper dire anche qualche  no ai proprio figli, per aiutarli a inserirsi nella vera vita, quella che sperimentano ogni giorno uscendo di casa. I genitori troppe volte ricattano l’allenatore con la scusa della retta pretendendo così di dire la loro dimenticandosi che stanno pagando non l’allenatore o chi per esso, ma la struttura (l’uso di palestra e materiale). La mentalità materiale permette di far dire ai genitori quello che loro vogliono senza capire che l’allenatore è al servizio dei figli.

Nella mia piccola esperienza sono stata a contatto con molte società sportive della zona, e ho notato che non tutte  trattano in modo uguale i propri atleti, tendono a fare delle differenze. Potrebbe essere una delle cause del comportamento scorretto di alcuni genitori?

In alcuni casi si, però dipende dalle scelte politiche che fa una società. Se al Redentore l’obiettivo primario è la possibilità per tutti di giocare , senza dimenticare l’aspetto competitivo-agonistico, per altre società la scelta principale è la selezione cioè creare un gruppo forte e vincente. Altri invece fanno una scelta di tipo economica, ovvero quella di privilegiare il figlio con alle spalle il “genitore sponsor”, ma per il momento non ho avuto il piacere d’ incontrare nessuno di questo tipo.

Hai mai assistito a momenti imbarazzanti, che ti hanno fatto venir voglia di scappare dalla palestra?

Si è capitato in qualche occasione anche a me personalmente. In questi casi l’istinto mi avrebbe portato a mollare tutto, ma poi ragionando mi sono sempre reso conto che mollando avrei solamente danneggiato il bene dei ragazzi/e, chiudendogli la porta in faccia. Scappando da queste difficili situazioni, non avrei risolto per nulla il problema, ma anzi, avrei permesso che ricapitasse a qualcun altro probabilmente.

Secondo te la situazione sta migliorando o peggiorando?  

Sta decisamente peggiorando. Per certi versi la presunzione di essere educatori a 360 gradi si sta diffondendo a macchia d’olio e le associazioni si sentono sempre più minacciate da questo fenomeno ingiustificato. Per esempio, il campo scuola non viene più visto come un momento di crescita, ma un momento affinché succeda qualcosa di negativo ovviamente. Su certe cose si sta veramente peggiorando, e la tendenza a non far vivere ai ragazzi esperienze importanti di crescita taglia loro le ali.

Se tu potessi, cosa faresti per migliorare il clima agonistico durante gli incontri sportivi? 

Dal punto di vista dell’allenatore, non polemizzerei mai con i direttori di gara, e già questo sarebbe un passo avanti. Fortunatamente qui al redentore non ho mai visto scene o polemiche da parte degli allenatori nei confronti dell’arbitro. Polemizzando l’allenatore annulla il ruolo dell’arbitro, dando un esempio sbagliato ai propri ragazzi. Migliorare l’agonismo in senso positivo, fa si che gli atleti non vedano gli avversari sportivi come dei nemici e già così diventerebbe un modo sano per vivere la partita. Da parte del pubblico mi piacerebbe poter inculcare un micro chip che faccia diventare tutti obiettivi e oggettivi allo stesso tempo. Ad esempio, se un giocatore avversario fa una bella azione, io tifoso della squadra avversario, gli faccio un applauso e non lo offendo. Solo così il gioco sarà tale, e in questo modo non ci dimenticheremo che “fare” la partita significa giocare. Se ci dimentichiamo questa cosa basilare non stupiamoci poi dei cori razziali, delle offese e delle accoltellate. Ci dobbiamo ricordare sempre che UNA GARA è UN GIOCO. Se impariamo questo tutto diventa naturale.

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 Arianna Ferraretto