Basket Redentore: intervista al Presidente Trimarchi. “Lavoriamo per trasmettere valori ai ragazzi”

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-Buonasera signor Trimarchi. Che carica riveste all’interno della Pallacanestro Redentore e da quanto tempo? Cosa significa per lei questo incarico?

Sono presidente della Pallacanestro Redentore da quando è stata rifondata 13 anni fa. La carica di per sé non significa niente, il mio è solo un ruolo necessario all’interno di una società sportiva. Posso dire che è un onore avere uno staff come quello che ho, nel quale tutti lavorano gratuitamente e si impegnano a trasmettere i più alti valori dello sport. Non ci sono però solo rose e fiori: mancano nuove persone che si appassionino, che abbiano voglia di sporcarsi le mani.

-E’ tra i fondatori della società? Cosa l’ ha spinta ad avvicinarsi a questo mondo?

, sono tra i fondatori di questa società assieme ad Aldo Martin, che da Padova ha portato qui un gruppo di ragazzi che giocavano a basket e ha creato la Pallacanestro Redentore. Mi sono affacciato a questo mondo perché era qualcosa di alternativo al calcio, nuovo, diverso dal solito. La passione è nata e cresciuta facendo gruppo.

-Quando è nata la Pallacanestro Redentore? Quali sono le tappe più importanti della sua storia?

La prima fondazione risale al 1966. Abbiamo cominciato partecipando a campionati organizzati dal Csi (Centro Sportivo Italiano, ndr), poi ci siamo trasferiti alla Federazione Italiana Pallacanestro e abbiamo proseguito il nostro cammino di crescita. L’arma vincente è sempre stata l’aumento costante di ragazzi tesserati nelle nostre giovanili: erano più di un centinaio già vent’anni fa. Siamo approdati in categorie importanti come la serie D e la serie C trascinati dal nostro Silvio Limena, poi ci sono stati problemi con il Patronato e abbiamo attraversato una fase di crisi. Nel 2000 siamo ripartiti, di nuovo nell’ambito del Patronato Redentore.

-Con la crisi economica, in Italia sport diversi dal calcio incontrano grandi difficoltà nel sopravvivere, soprattutto a livello non professionistico. Come riesce la Pallacanestro Redentore ad andare avanti? Come viene gestita a livello economico?

In questa fase difficile moltissime società sono state costrette a chiudere i battenti proprio per ragioni economiche. Noi sin dall’inizio abbiamo optato per l’autofinanziamento, che significa mantenersi con il servizio pressoché gratuito di dirigenti e allenatori e con le quote versate dai tesserati. Questa modalità di gestione, che esclude la partecipazione di sponsor, ci consente oggi di sopravvivere e di riuscire a sostenere i costi legati agli impianti, alle docce, alle tasse di iscrizione ai campionati ecc. Notevole poi è l’aiuto che riceviamo dalla Parrocchia di S.Tecla, che crede profondamente in quello che facciamo.

-Quali sono gli obiettivi principali che si propone di raggiungere questa società?

Il nostro fine primario non è il lucro, ma trasmettere valori etici ai ragazzi: per questo lavoriamo senza operare una selezione tra gli atleti. Mi spiego meglio: le grandi società come il Patavium Padova mandano i propri osservatori in provincia a scovare i giovani più promettenti, li prendono e poi scelgono i migliori. Noi invece non l’abbiamo mai fatto e mai lo faremo, perché lavoriamo all’interno del Patronato Redentore e abbiamo obiettivi diversi. Il problema dei ragazzi di oggi è che spesso mancano di continuità. Partono con entusiasmo, ma poi si spengono subito e non portano a termine gli impegni presi. Noi tentiamo di insegnare loro che nella vita per combinare qualcosa di buono ci vogliono carattere e costanza. Dal punto di vista strettamente sportivo, speriamo di ottenere il massimo dei risultati da tutte le squadre, in particolare dalla Promozione maschile che quest’anno ha le carte in regola per approdare di nuovo in serie D.

-A proposito di Promozione…cosa rappresenta per la società?

Sicuramente un traguardo al quale tutti i nostri giovani devono ambire. Ci piacerebbe che fosse anche un esempio da seguire per i più piccoli, soprattutto ora che è formata quasi esclusivamente da atleti cresciuti cestisticamente nel nostro vivaio.

-La Pallacanestro Redentore ha anche un buon numero di ragazze tesserate…

 Siamo una delle poche società che accanto alla sezione maschile ne ha una femminile, anche se questo comporta diverse problematiche: in generale le ragazze che giocano a basket sono poche, quindi siamo costretti a partecipare a campionati difficili, con squadre molto forti e blasonate, trasferte lontane e costi economici elevati. Noi però teniamo duro, perché siamo convinti che ne valga la pena. Alcune nostre atlete classe 2000 recentemente sono state scelte per far parte delle Azzurrine, e questa è una grande soddisfazione che rende merito al lavoro dei nostri tecnici.

-Cosa direbbe agli Atestini per avvicinarli alla pallacanestro?

Venite a vedere la passione che mettono in campo le nostre squadre, visitate il nostro sito e provate a conoscere da vicino il nostro mondo: non ve ne pentirete.

-Legge Estensione? Cosa pensa di questo progetto?

Sì, e penso che sia davvero una bella iniziativa. In particolare la ricca pagina dedicata allo sport è molto importante per dare visibilità alle varie realtà presenti a Este. Vi auguro di riuscire a trovare continuità.

Grazie mille presidente!

Grazie a voi, e alla prossima!

A cura di Davide Permunian

Si ringrazia Mirco Battistella per la gentile collaborazione