La favola di Kevin Lasagna, dalla Serie D con l’Este al gol contro l’Inter

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(Kevin Lasagna esulta dopo aver segnato il gol del definitivo 1-1 al 92' a San Siro contro l'Inter. Fonte foto: www.carpifc.com)
(Kevin Lasagna esulta dopo aver segnato il gol del definitivo 1-1 al 92′ a San Siro contro l’Inter. Fonte foto: www.carpifc.com)

È opinione comune che il calcio di oggi sia semplice business: contratti stellari, sponsor, merchandising e soprattutto diritti tv. Una montagna di soldi che hanno trasformato – secondo alcuni rovinato – lo sport più seguito del pianeta. Ma il mondo del pallone sa ancora regalare storie meravigliose che profumano di un’altra epoca. Una di queste è quella di Kevin Lasagna, un ragazzo di 23 anni (ne compirà 24 il prossimo agosto) di San Benedetto Po, nel Mantovano, che di mestiere fa l‘attaccante.

Nel 2010 Kevin esordisce in Promozione, il sesto livello del campionato italiano di calcio, con la maglia della Governolese. In due anni segna 22 gol in 60 partite, conquistando la promozione in Eccellenza al termine della prima stagione. Nel 2012, il passaggio al Cerea e l’approdo in Serie D. Dove si ambienta in fretta: 7 reti in 34 presenze gli valgono la chiamata dell’Este. Con i colori giallorossi le prestazioni del giovane ariete mantovano sono devastanti. In 33 partite buca la porta 21 volte.

Kevin è di un livello superiore sia dal punto di vista fisico (un metro e 86 per 80 chili) che tecnico: una velocità da duecentometrista, un mancino letale e un’incredibile predisposizione al lavoro. Nell’estate del 2014 se ne accorge anche Cristiano Giuntoli, direttore sportivo del Carpi che si prepara ad affrontare la sua seconda stagione in Serie B. Giuntoli è un esperto di calcio dilettantistico e non si fa scappare due volte l’occasione. Il Carpi versa 75 mila euro nelle casse della società atestina e Kevin si trasferisce in terra emiliana, pronto per l’esordio tra i professionisti. L’allenatore Fabrizio Castori gli concede tempo per adattarsi alla categoria e pian piano il minutaggio del giovane cresce, anche grazie all’infortunio della punta titolare Jerry Mbakogu. Arrivano anche i primi gol: al Cittadella, all’Avellino, al Brescia. E la straordinaria doppietta con cui annichilisce il Vicenza. La stagione si chiude con la storica promozione del Carpi in Serie A; per KL15 – il soprannome datogli dai tifosi – 5 reti in 30 apparizioni.

Estate 2015. Voci di mercato lo vorrebbero al Palermo, ma Kevin resta in biancorosso. A lasciare Carpi è invece Giuntoli, l’uomo che ha creduto in lui, passato al Napoli. L’avvio di stagione è difficile, a farne le spese è Castori che viene esonerato alla sesta giornata. Sulla panchina si siede Beppe Sannino, ma l’andazzo non cambia e dopo appena 5 partite la dirigenza richiama il mister che aveva portato la squadra in massima serie. Il Carpi comincia a macinare punti come una formichina: 11 in 7 match, il distacco dal Palermo, quartultimo, si riduce a 4 lunghezze. Kevin, dopo l’esordio in Serie A alla prima giornata (Sampdoria-Carpi 5-2), gioca qualche scampolo di partita ma non riesce mai ad andare a segno.

24 gennaio 2016, 21^ giornata. Il Carpi gioca a San Siro contro l’Inter. L’impresa è quelle di impossibili: la squadra allenata da Roberto Mancini sta vivendo un periodo di appannamento, ma sulla carta pare non ci sia partita. L’Inter passa in vantaggio al 39′ con il tap-in di Palacio. Kevin entra in campo al 69′ per sostituire Mancosu. I nerazzurri giocano male, il Carpi cresce e prende coraggio. La possibilità di pareggiare i conti sembra sfumare all’89’, quando gli ospiti restano in 10 per la doppia ammonizione rimediata da Pasciuti. Al 92′ c’è un’ultima opportunità. Bianco avanza palla al piede a metà campo; difronte a lui Mbakogu, alla sua sinistra KL15, che si lancia ad alta velocità tra la linea a 4, molto disordinata, formata dai difensori nerazzurri. Mbakogu finisce in fuorigioco, Bianco è costretto a rientrare verso il centro del campo, poi improvvisamente incrocia con il destro e taglia fuori la retroguardia dell’Inter. La palla passa in mezzo ai brasiliani Miranda e Juan Jesus: il primo è preso in controtempo, il secondo insegue disperatamente Kevin che se la sistema col mancino e in diagonale trafigge Handanovic. Uno a uno.

A San Siro, all’ultimo minuto, contro la propria squadra del cuore. Il sogno di Kevin, che è un po’ il sogno di ognuno di noi, è diventato realtà. Per realizzarlo ci sono voluti anni di sacrificio, di fatiche e tantissima voglia di emergere. In tutto questo ha mantenuto l’umiltà che lo contraddistingue sin dai tempi della Governolese: ancora oggi arriva con la propria auto al campo di allenamento di Carpi, dà il massimo e poi torna nella sua San Benedetto Po. Una splendida storia di calcio, ma anche una bella lezione di vita.

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