mercoledì 8 Aprile 2020
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Cipollini investito da un auto. Si poteva evitare?

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Foto: qn.quotidiano.net

Mario Cipollini, ex-ciclista professionista, è stato investito ieri pomeriggio da un auto mentre si allenava in una strada regionale in provincia di Lucca. L’incidente a quanto sembra è dovuto al conducente dell’automobile che ha svoltato senza accorgersi della presenza del ciclista. Cipollini, che si trova ora nell’ospedale di San Luca, dovrà probabilmente subire un’operazione al ginocchio.
Questo fatto porta alla ribalta la questione dell’utilizzo da parte dei ciclisti della sede stradale.
Quali sono le normative nel Codice Stradale che riguardano i ciclisti?
Sorvolando tutta la serie di norme che riguardano direttamente il mezzo bicicletta (il termine giuridico è velocipede), e le norme in comune con gli altri utenti della strada, l’Articolo fondamentale è l’Art. 182 del Codice della Strada, che riguarda appunto la circolazione dei velocipedi. L’Articolo è composto di 10 commi. Quelli più interessanti sono il comma 1 ed il comma 9.
Art. 182 comma 1: I ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due, quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell’altro.
Art. 182 comma 9: I velocipedi devono transitare sulle piste loro riservate quando esistono, salvo il divieto per particolari categorie di essi, con le modalità stabilite nel regolamento.
Queste normative sono esaustive?
Nonostante il comma 9 si riservi di esentare ‘particolari categorie‘ di ciclisti dall’uso delle piste ciclabili, la normativa non è chiara. Effettivamente la grande lacuna delle normative che riguardano la circolazione delle bici è che rientrano nella categoriaciclistichi usa la bici da passeggio per rilassarsi, chi si allena a livello amatoriale come Cipollini ed i ciclisti professionisti come il recente vincitore del Tour de France Vincenzo Nibali. Di per sé il Codice della Strada regolamenta le competizioni agonistiche, ma tutto ciò che riguarda l’universo della preparazione sportiva, sia essa agonistica o amatoriale, è lasciata al caso. Ciò non permette una trasparenza nell’applicazione delle norme, con sentenze contraddittorie per quanto riguarda i sinistri e i risarcimenti da parte delle assicurazioni. Secondo legge chi utilizza la bici a fini sportivi dovrebbe utilizzare le piste ciclabili, ma ciò è reso di fatto inapplicabile dalla velocità che un ciclista allenato può sviluppare. E’ impensabile che si possa utilizzare in sicurezza ad una velocità relativamente alta (la velocità media di un ciclista allenato è tra i 30 e i 40 Km/h) una pista ciclabile che nelle migliori condizioni presenta sbarramenti, passi carrai, pedoni, passeggini, animali e bici da passeggio. 
C’è da aggiungere che esiste una diffusa insofferenza tra gli automobilisti nei confronti dei ciclisti, in certi casi motivata anche dall’assoluta indifferenza delle regole di alcuni ciclisti. 
L’incremento del numero di bikers negli ultimi anni, che si riversa nelle strade dei Colli Euganei e dintorni aumenta questo malumore nei confronti della categoria, e necessita di un intervento ponderato.
A far notizia, solitamente, sono gli incidenti di ciclisti famosi, oppure incidenti mortali che spesso rimangono circoscritti alla cronaca locale. Ci sono però eventi molto positivi legati a paesi come l’Olanda e la Danimarca che stanno investendo molto sulla sicurezza e la prevenzione nella circolazione delle biciclette, intesa sia come mezzo di trasporto che per l’aspetto puramente ricreativo. Sono queste le situazioni a cui le amministrazioni devono far riferimento per intervenire in maniera efficace. Gli effetti sarebbero positivi per la viabilità nel suo complesso.
Se si pensa che solitamente la bicicletta è il primo mezzo con cui ci si approccia alla strada, è necessario chiarire le norme, ma soprattutto verificarne l’applicabilità anche ai fini dell’educazione stradale. La percezione del Codice della Strada è un fattore non meno importante della sua applicazione. Se si basa sul pressapochismo e sull’interpretazione soggettiva non basta la contravvenzione per evitare conseguenze spiacevoli. L’obiettivo che il Ministero dei Trasporti deve imporsi è di instaurare un clima di chiarezza e di sicurezza. Solo in questo modo il rispetto del Codice della Strada diverrà un comportamento unanime, esempio tangibile anche per gli utenti della strada più giovani.
Edoardo Dalla Mutta

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