Calcio Redentore: battuta la Gregorense anche al ritorno, è C2!!!

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C’è una sottile linea che divide la primavera dall’estate, la vittoria dalla sconfitta, la memoria dall’oblio. E poi vi è una brezza leggera, che cavalca quella linea e accompagna le serate di metà maggio. Le serate delle grandi occasioni, della tensione, dell’attesa. Che sia la finale di Champion’s League o la finale playoff di calcio a 5 per andare in C2, poco importa, non vi è differenza: il cuore comincia a palpitare, il pubblico vibra, la palla pesa. Nel tuo tempio, un Paleste dal colpo d’occhio impressionante (oltre 200 spettatori facilmente infiammabili) ti giochi il tutto per tutto, ma non sei una squadra qualunque. Sei il Redentore, una squadra di un patronato, dove per definizione la partecipazione è più importante della vittoria finale. Chi fa parte dell’ambiente sa bene di cosa sto parlando, conosce le sofferenze di una polisportiva sempre sminuita e mai presa sul serio. Ma stavolta giocatori, allenatore, dirigenti e tifosi non vogliono partecipare. Questa volta vogliono vincere.

Partire in vantaggio di un gol, grazie al successo esterno artigliato nella gara d’andata (3-4), può fregarti: sentire un piede già nella categoria superiore fa venir voglia di mettere anche il secondo, ma scivolare nel burrone è un attimo. E la Gregorense è pronta a darti una spintarella provvidenziale per farti cadere. Dopo pochi minuti un avversario stende Gianluca De Marchi. Calcio di rigore. Batte Carlo Moretti, 40 anni e mai un tiro sbagliato dal dischetto in carriera. Sembra tutto in discesa ma, ripetiamo, occhio a non rotolare. Il tiro è fiacco e viene respinto dal portiere, si rimane sullo 0-0. Silenzio di ghiaccio sulle gradinate di casa, esultanza al minimo sindacale per gli ospiti. L’orologio inizia a correre, il tempo e i cuori si fermano quando la Gregorense piazza la prima stoccata. 0-1, il picchetto cede, la scalata è da rifare. Dopo 30 minuti di occasioni sprecate e qualche attentato di troppo alle coronarie di chi siede sugli spalti, il primo campo base è finalmente alle spalle. Ma serve una scossa. Mister Vettori decide che è ora di levare le tende, di ripartire e provare a raggiungere la cima. I fiammiferi in tribuna si accendono e provano a fare da sesto uomo, mentre in campo la Gregorense passeggia a braccetto con la sfortuna che, si sa, ci vede benissimo, e manda i suoi nipotini “Palo” e “Traversa” a reggere la cordata atestina. A volte essere una squadra di un patronato ha anche i suoi vantaggi: l’Altissimo delega i compiti serali all’Uomo della Provvidenza, un certo Dario Fornasiero, 26 anni, 55 perle stagionali e una fascia da capitano. Tiro dai 15 metri, palla in buca e 1-1. Entrano anche Targa, Gallo, Zanetti, e fanno rifiatare a turno De Marchi, Lisiero e Moretti. Nel frattempo San Daniele Trivellato para il possibile e l’impossibile (altro che prosciutti) e il “Cigno” De Marchi spara un mancino che passa tra il primo palo e il portiere, reo di aver lasciato aperta la serranda. 2-1, pochi metri al traguardo. Ma al Redentore, si sa, non piace particolarmente navigare in acque tranquille. La Gregorense gioca con cinque uomini di movimento, e segna il 2-2 con un pacato colpo di nuca da calcio d’angolo (in questo sport un gol del genere è raro come una fragola blu, tanto per intenderci) nell’unico momento in cui il portiere riprende il proprio posto. L’assedio patavino contro la Gerusalemme atestina ricomincia, mentre tra il pubblico i venditori di ambulanti di pacemaker si arricchiscono enormemente. Le mura dei nostri resistono, e le poche brecce aperte vengono subito rattoppate da San Trivellato. Dario La Provvidenza Fornasiero intravede il GPM, si alza sui pedali e piazza l’allungo vincente del 3-2, con una rete simile alla prima, e fa 56 in stagione. La pentola a pressione del Paleste esplode e ribolle di soddisfazione. La clessidra della partita si svuota lentamente, gli ultimi assalti padovani si spengono sui guantoni del nostro numero 1. Alla fine i due direttori di gara fischiano tre volte. La scalata è conclusa. La vetta è raggiunta. La festa può iniziare.

Giacomo Visentin