Calcio Redentore, mister Battistella: “Stagione compromessa, con società progetto valido”

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E’ un tranquillo martedì sera quello in cui mister Federico Battistella, in arte “Cicci”, si concede ai microfoni di Estensione per una lunga intervista. Davanti a una buona birra, l’allenatore della prima squadra del Redentore Calcio ci rivela cosa non ha funzionato nella sfortunata stagione dei biancorossi, attualmente all’ultimo posto nel campionato di Seconda Categoria, girone M, con soli 8 punti. Già domenica, nella sfida interna contro l’Altavilla, potrebbe arrivare la matematica certezza della retrocessione.

Ciao mister. Innanzitutto: com’è iniziata la tua carriera di allenatore al Redentore?

Ciao ragazzi. Durante la stagione 2011/2012, quella che ha portato i ragazzi a giocarsi i playoff per la promozione in Seconda Categoria, mi sono infortunato e mi sono dovuto rioperare per la terza volta alle ginocchia, concludendo la mia carriera da calciatore e iniziando a collaborare con Fabio. La collaborazione è proseguita nella scorsa stagione, ma Fabio tra lavoro e impegni personali non riusciva a essere sempre presente, così ho preso in mano le redini della situazione traghettando la squadra negli ultimi infernali mesi, quelli coincisi con i playout e la successiva salvezza. Nel frattempo, nel novembre del 2012, ho preso il patentino di allenatore e ora posso allenare fino alla Prima Categoria.

Cos’è successo al Redentore? Cos’è cambiato rispetto alla stagioni precedenti?

Da quel 6 giugno (vittoria contro la Santangiolese che ha garantito la salvezza ai biancorossi, ndr), sono cambiate un sacco di cose. La società mi ha affidato la prima squadra ma poco dopo alcuni elementi importanti si sono defilati, su tutti Cornacchione e Ferrarato. Mi sono ritrovato un gruppo da ricostruire con giocatori validi che rispettassero gli standard che la nostra società richiede, ovvero serietà, impegno e un certo tipo di comportamento dentro e fuori dal campo. E tutto questo ha complicato il nostro calciomercato.

Gli standard sopracitati, ossia la serietà, l’impegno e la disciplina, li hai riscontrati quest’anno?

No, effettivamente sono venute a mancare la serietà e la disponibilità di diversi componenti, soprattutto a partire da gennaio. Dalla ripresa del campionato è diventata un’impresa allenarsi con intensità, nonostante stessimo ancora lottando con altre formazioni, ci trovavamo in 8, 10, massimo 12 a ogni allenamento. Non si è creato quel gruppo coeso, anche fuori dall’ambito sportivo, che la stagione passata ha permesso di salvarci; abbiamo tante individualità valide, ma che nel contesto del nucleo storico non si sono inserite nella giusta maniera.

Hanno influito gli infortuni sulla pessima stagione biancorossa?

Decisamente. Abbiamo perso Parolo, out da metà gennaio e ormai prossimo al rientro, mentre stavamo giocando con un modulo, il 5-3-2, impostato per sfruttare la sua velocità. Da quel momento è saltato completamente l’assetto della squadra. E ancora, Bovo ha perso tutta la stagione, Martinello si è rotto il crociato a inizio primavera, Bellucco è stato costantemente tartassato dagli infortuni per tutto l’anno. Non siamo una squadra fortunata.

Te l’aspettavi questo risultato a inizio anno?

L’idea era quella di una salvezza tranquilla, senza playout. Di migliorare il risultato della scorsa annata, insomma. Ma questa stagione era nata sotto una cattiva stella già al momento dell’uscita del calendario. Siamo stati inseriti in un girone ricco di trasferte importanti e proibitive, anche a 70-80 chilometri di distanza; per non parlare del brutto esordio in Coppa Veneto, una sconfitta pesantissima, anche se la formazione era ancora sperimentale.

Mancano due partite. La stagione ormai è compromessa?

La matematica dice di no, noi e l’opinione pubblica crediamo proprio di sì. All’allenamento di stasera eravamo in 8, la bandiera bianca è stata alzata. Il Torreglia (penultimo e avanti di 5 punti, ndr) ora ha due scontri diretti, un pareggio può arrivare. A noi servono due vittorie contro due squadre in piena lotta per i playoff: impresa quasi impossibile.

Che sia Seconda o Terza Categoria, quali sono le idee della società per l’anno prossimo?

Non posso divulgare notizie o progetti; posso solo dire che le idee della società sono chiare e interessanti. Sarà la dirigenza a decidere il da farsi, i componenti della rosa e la mia posizione per l’anno prossimo. Ripeto, il progetto è valido, credo che lo zoccolo duro del Redentore che è cresciuto qui e che ci ha portato a giocare la Seconda Categoria possa accettare un annetto di purgatorio. So che quando si scende il morale è basso, ma c’è la possibilità di fare un buon campionato e di giocarsela con tutti.

Levaci una curiosità. Quali sono i tuoi obiettivi personali a breve, medio e lungo termine?

Ho un grosso legame con questa società, un legame che mi ha permesso di crescere a livello personale e di allenare un gruppo di ragazzi di Seconda Categoria, un’esperienza che auguro a tutti, magari con qualche soddisfazione in più (ride). Ho tanta voglia di rivincita, di rimettermi in gioco per cercare di rialzare la testa e per far divertire un gruppo al quale piace giocare a calcio e al quale piace stare insieme, i valori cruciali della nostra società.

Hai qualcosa da aggiungere? Vuoi ringraziare qualcuno?

Volevo ringraziare tutti coloro che hanno dato il massimo, che ci hanno creduto alla fine. Non serve fare nomi, chi ha vissuto all’interno di questo gruppo sa su chi si è potuto contare dall’inizio alla fine. Ringrazio il mio vice Mattia “Ciso” Longo, Matteo Michelotto e Vandrino Romito, preparatore dei portieri. E ovviamente la società, che ha impegnato tante risorse e gran parte del proprio tempo per permetterci di fare questo sport che è il nostro sport.

Giacomo Visentin & Matteo Vettori