RESEPIS – Cin cin cinesi: Nian gao, la torta per un anno “migliore”

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Ora che vi siete ripresi dai briosi e spumeggianti festeggiamenti di fine anno, è tempo di celebrarne un altro di capodanno: quello cinese. Festa di Primavera, Capodanno Lunare, Chungjie, chiamatelo come vi pare: per loro è la sola occasione per rincontrare i propri cari; per noi la più grande migrazione del mondo. Saranno, infatti, tre i miliardi di cinesi che decolleranno alla volta del loro paese d’origine, sospendendo per quindici giorni di party no-stop i settori del Made in China.

Al sorgere della prima luna piena dell’anno, il 19 febbraio, il popolo dagli occhi a mandorla si appresta a liberare il cavallo per accogliere la capra, sorseggiando pregiati tè, sbucciando propiziatori mandarini e spiluccando l’immancabile riso. Più sobrio, ma indubbiamente non meno scaramantico di quello occidentale: non c’è gesto, addobbo, pietanza che non celi attese di buon auspicio.

I riti sono innumerevoli: dalla scopa che le famiglie agguantano per spazzare via la malasorte, incarnata da polvere e sporcizia, e lasciar spazio alla nuova arrivata, la fortuna; alle paghette donate dai nonni ai nipotini, dai datori di lavoro agli impiegati, dagli sposati ai celibi. Attenzione però a non fare brutte figure: la somma deve essere pari, le dispari sono per i funerali, non 4 e neppure i relativi multipli, numeri associati alla morte, può però essere 8, cifra portafortuna.

La scaramanzia si confonde poi nella leggenda che narra di un mostriciattolo di nome Nian che ogni 365 giorni scende da una montagna per ingurgitare uomini e animali. Temibile, ma intollerante al rosso e ai rumori: ecco spiegate le strade agghindate con lanterne e nastri rigorosamente rossi, le case riverniciate e scusato tutto quel frastuono di petardi e fuochi d’artificio.

Durante la vigilia, oltre a sfuggire alle grinfie di Nian, le famiglie sono indaffarate in un sontuoso banchetto, le cui pietanze non sono per nulla casuali. Abbondano i ravioli, la cui forma a lingotto giustifica la tradizione che legalizza l’indigestione: “più ne mangi, più guadagni”. Agli auspici di prosperità, garantiti da questi fagottini e dai rinomati spring rolls, si affiancano quelli di longevità dei lunghi noodles da non spezzare e altri di fortuna e oro, che, vista l’assonanza tra i termini, sembrano esser racchiusi in mandarini e arance. Non può poi mancare yù, il pesce, perché se dite yù dite pure abbondanza.

Per dessert, giocando ancora sull’omofonia, è servita la torta di riso Nian gao, il cui nome rievoca il detto “nien nien gao”, letteralmente “migliorare di anno in anno”. Così, armata di un pizzico di curiosità e una manciata di stereotipi, sono stata accolta nella cucina di Elena, una cinese che lavora in Italia da oltre 10 anni: niente pentoloni con cavallette, serpenti o cani, ho trovato solo tanta disponibilità e altrettanta passione nel raccontare la propria cultura.

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