RESEPIS – Ci venerano, ma non sanno chi siamo: America’s beloved pineapple pizza  

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“Where are you from? Italy!”. Ed ecco che i loro occhi s’illuminano e iniziano ad abbinarti a pizza, pasta, gelato (e, ahimè…mafia). Poi si avvicinano e ti confidano tutti eccitati: “I love Italian food!” e, molte delle volte, è meglio non approfondire troppo la questione e sbottare con: “Oh, really? What is your favorite Italian dish?”.

Ahia. E qui sono dolori, o tante risate.

Con le bave alla bocca e gli sguardi persi nel vuoto ti rispondono: “spaghetti with meatballs, fettuccine Alfredo, parmesan cheese, pasta with chicken, pesto sauce, chicken parmigiana, garlic bread, and oh, I love Italian dressing, too”.

A questo punto cominci a dubitare del tuo inglese e della tua stessa nazionalità, scrolli le spalle e ti convinci di aver sottovalutato l’unità “food” nel libro delle medie o di non essere a conoscenza di alcuni classici della terra in cui sei nato e cresciuto.

Tuttavia, dopo una breve passeggiata tra le vie di una qualsiasi cittadina americana, ti accorgi che it’s not your fault e la tua crisi d’identità si tramuta improvvisamente in un misto di tenerezza e compassione verso questi ingenui americani che amano ciò che di italiano ha solo il nome.

Vieni dunque a scoprire che gli spaghetti con le polpette sono proprio quelli che condividono i cani Lilli e Vagabondo, che la pasta con il pollo non è altro che la suprema sintesi del concetto che la pasta è un contorno e non un primo, che la parmigiana di pollo non ha le troppo, troppo salutari melanzane, rimpiazzate dal pollo fritto e che l’immancabile, pregiato e raffinato garlic bread è burro, aglio, parmigiano e, forse, pane.

L’apoteosi viene poi toccata dalle rinomatissime fettuccine Alfredo: burro, parmigiano e fettuccine. Ancora una volta, l’ordine non è casuale: gli americani hanno qualche problema con questi due ingredienti, li mettono ovunque, compreso il parmigiano sul pesce! Pure al pesto è toccata la stessa infelice fine: cosparso ovunque, ma mai sulla pasta!

Resta il beneamato Italian dressing, il condimento per le insalate. Wait, insalate in America? Da quando? Sì, esistono anche loro, costano più di due panini da McDonald’s e sono reputate così salutari che, come lo slogan di questi prodotti suggerisce “a bit more for your salad”, vengono abitualmente condite con salse e salsine propagandate sotto il nome di “tuscan house” o “robusto italian” dressing, che non hanno nulla a che fare con olio, aceto e sale.

All’appello manca poi ciò che più di tricolore non c’è. Una verde foglia di basilico, qualche fetta di bianca e filante mozzarella e qualche cucchiaio di rosso e sugoso pomodoro: la pizza. In Italia il podio è occupato dalla semplice e genuina margherita, troppo semplice per il popolo americano che invece completa la richiesta “Could I have a …?” a suon di Pepperoni, Extra Cheese e, rullo di tamburi, Pineapple pizza!

Mentre le prime due sono un’oleosa e abominevole rivisitazione della nostra Diavola e Quattro Formaggi, la terza è tutta una loro invenzione che comunque si ostinano a richiedere nelle pizzerie in Italia.

Da bravi e orgogliosi italiani potremmo rabbrividire all’udire pizza, ananas, prosciutto, mozzarella e parmigiano nella stessa frase, ma chi ha detto che gli americani non hanno proprio nulla da insegnarci?

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Diamo loro una chance e prepariamo questo insulto alla cucina italiana, nella speranza (tanta speranza) di sfornare un qualche elogio alla troppo sottovalutata cucina americana.

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