Chi era Stephen Hawking, lo scienziato deceduto a 76 anni

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È morto Stephen Hawking, 76enne scienziato della “teoria del tutto”. Il decesso è avvenuto lo scorso 14 marzo ed è stato annunciato da un portavoce della sua famiglia. Hawking si è spento nella sua casa di Cambridge, dopo aver convissuto per 55 anni con una malattia invalidante. “Siamo profondamente rattristati dal fatto che il nostro amato padre sia morto oggi. Era un grande scienziato e un uomo straordinario il cui lavoro vivrà per molti anni. Il suo coraggio e la sua perseveranza con la sua brillantezza e il suo umorismo hanno ispirato persone in tutto il mondo”, fanno sapere con una breve nota i figli Lucy, Robert e Tim.

Il suo nome rimarrà indelebile nella storia della scienza, in un periodo di grandi innovazioni, anche per i giochi gratis di roulette che trovi su Casinoguru.it. Con Hawking se ne va uno dei più grandi cosmologi della storia, sicuramente il migliore della sua generazione, oltre che un’icona nell’ambito della ricerca, nonostante l’handicap che ne ha condizionato inevitabilmente l’esistenza. Affetto da atrofia muscolare progressiva, una sindrome correlata alla Sla, Stephen Hawking ha comunque occupato per 30 anni la cattedra di matematica presso l’Università di Cambridge, la stessa cattedra di un certo Isaac Newton.

A 13 anni scopre i primi sintomi della sclerosi laterale amiotrofica, anche se in realtà la sua patologia è una sindrome degenerativa più lenta rispetto alla Sla. Riesce a laurearsi a 20 anni, ma comincia a sperimentare gravi problemi motori alle mani. Nel 1985, in seguito ad una tracheotomia conseguente a una grave forma di polmonite, perde l’uso delle corde vocali, dopo che già negli anni precedenti era stato costretto sulla sedia a rotelle. Nonostante i gravi problemi di salute, continuerà a studiare comunicando, seppur con fatica, tramite un sintetizzatore vocale. Col tempo le difficoltà comunicative aumentano e nel 2012 decide di fare da cavia ad un progetto per uno scanner cerebrale per tradurre in parole l’attività elettrica del cervello.

“A parte la sfortuna di contrarre la mia grave malattia, sono stato fortunato sotto quasi ogni altro aspetto”, ha affermato in più occasioni lo scienziato, diventando un vero e proprio esempio per tanti altri che si trovano nelle sue stesso condizioni. Il campo principale della sua ricerca è stata comunque la cosmologia e la teoria della gravità quantistica, con particolare attenzione per i buchi neri. Nel 1971, ad esempio, riuscì a dimostrare come subito dopo il Big Bang si fossero creati dei micro buchi neri. Tre anni dopo, invece, dimostrò come buchi neri possano essere descritti dalle leggi della termodinamica ed emettano radiazioni (si parla appunto di “radiazioni di Hawking”) che portano all’evaporazione dello stesso buco nero secondo le leggi della meccanica quantistica.

Lo studio dei buchi neri è proseguito negli anni grazie anche al supporto di altri matematici, dimostrando che gli stessi abbiano tre proprietà: massa, momento angolare e carica elettrica. Tra le sue ipotesi avanzate in ambito cosmologico, vi è anche quella di un universo senza limiti spazio-temporali (universo aperto) e senza singolarità, anche al proprio principio.

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