La motivazione nell’avviamento alle arti marziali

Nell'immaginario collettivo sono sinonimo di violenza, ma il vero obiettivo è la perfezione del gesto. L'articolo a cura del personal trainer di Monselice Matteo Zenna​

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(Testo a cura di Matteo Zenna, personal trainer funzionale per il ciclismo e il triathlon)

«L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana (…) che porta a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza (…)».
[Wikipedia]

Alla luce di questa definizione, emerge il lato meno sportivo e forse più romantico delle arti marziali e degli sport da combattimento, ovvero la ricerca infinita della perfezione del gesto; tutto ciò non solo con un fine sportivo-prestazionale ma nell’ottica di un miglioramento individuale sia fisico che mentale. In alcune sue forme l’arte marziale si esprime come una vera e propria “meditazione in piedi”, dove l’attenzione posta nell’esecuzione dei gesti, pone la persona in uno stato tra l’ipnosi e la massima espressione di sé.

Tutto questo rende infinito il percorso che si può intraprendere in questo mondo, che inizia sin da piccoli attraverso il gioco-sport, dove pugni, calci e cadute vengono sapientemente mescolati a momenti di alfabetizzazione motoria, atti a sviluppare le capacità più elementari del bambino che non sempre riescono a maturare nel contesto scolastico o ludico (correre, saltare, rotolare, strisciare, arrampicarsi). Dalla tarda infanzia in poi ci si approccia al mondo agonistico, puntando a massimizzare la prestazione, perfezionando il gesto di gara e confrontandosi con altri atleti. In questa fase si esprimono al massimo le capacità atletiche dell’individuo che seguirà una personale “carriera” che punterà al raggiungimento di traguardi competitivi ben definiti.

È interessante come poi, anche al di fuori del contesto agonistico, l’appassionato più o meno giovane possa esprimere le proprie abilità continuando ad allenare gestualità e movimenti come anticipato ad inizio articolo: il fine non è più quello sportivo-agonistico ma semplicemente la ricerca individuale di perfezione del gesto. Siamo ben lontani dal concetto di “fare a botte” che spesso permea l’immaginario collettivo. Questo rende le arti marziali e gli sport da combattimento tra le discipline più longeve a cui ci si possa appassionare. È difficile esprimere a parole la bellezza di questo mondo talvolta coperto da un velo di diffidenza e pregiudizio, per questo vi invitiamo a iniziare un’esperienza diretta con i nostri istruttori presso la palestra Move di Monselice. Non rimarrete delusi. Nel frattempo, segui la nostra rubrica su Estensione cliccando qui.

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