Spazio Europa – Bilancio conclusivo del semestre italiano di Presidenza del Consiglio UE

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Con il discorso del premier Matteo Renzi a Strasburgo davanti al Parlamento Europeo, lo scorso 13 gennaio, si è chiuso ufficialmente il semestre italiano di Presidenza del Consiglio Ue. A pochi giorni dalla fine del semestre proviamo a tracciarne un bilancio. Quali sono stati gli obiettivi raggiunti? Quali invece i temi nei quali i passi avanti sono stati pochi?

Non è stato un semestre facile per l’Italia, il calendario ha riservato agli italiani un semestre breve. Tra le vacanze estive e quelle di Natale, il tempo effettivo per lavorare è stato di circa quattro mesi e mezzo. L’aspetto probabilmente più evidente, quello su cui si è incentrato soprattutto il dibattito, è stato il dualismo tra austerità e crescita.

La presidenza italiana aveva l’obiettivo dichiarato di spostare maggiormente l’attenzione sui temi degli investimenti, della flessibilità e dell’occupazione. Qualche risultato è stato raggiunto, in questi mesi la commissione ha approvato la proposta di regolamento che istituisce il fondo europeo per gli investimenti strategici, architrave del piano Juncker di 315 miliardi di euro presentato a ottobre, e le nuove linee guida sui criteri di interpretazione del patto di stabilità. Dal punto di vista tecnico poi, la presidenza italiana ha prodotto degli accordi legislativi importanti nel settore Ecofin (fine del segreto bancario, clausola anti abusi contro la doppia non imposizione fiscale delle imprese multinazionali, accordo su antiriciclaggio) e il ministro Padoan, considerato da tutti in questi mesi interlocutore affidabile e autorevole, ha spinto molto a livello politico sulla priorità per gli investimenti.

Qualche risultato è stato raggiunto anche nel dibattito sull’immigrazione, il semestre italiano ha visto la chiusura di Mare Nostrum, che costava all’Italia 9 milioni di euro al mese, e la nascita del programma Triton, che ha a disposizione un budget di 3 milioni di euro al mese.

Male è andata invece la Presidenza italiana sul settore alimentare e dell’agricoltura. L’Italia non è stata capace di sbloccare il dossier “made in (etichetta di origine dei prodotti non alimentari fabbricati nei paesi terzi) e non è riuscita a portare a casa la nuova normativa sul biologico e le misure a favore dei giovani agricoltori.

Capitolo Mogherini. Quando Renzi l’ha designata come Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune dell’Unione Europea in Italia potente è stato il coro di chi critiche su questa scelta. L’Europa però nei prossimi anni è attesa da molteplici sfide su più fronti e il nostro paese con questa scelta si è assicurato un ruolo centrale nella diplomazia europea. La figura dell’Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune è un ruolo che traina all’interno della Commissione Europea. Se le aspettative saranno rispettate, Lady Pesc permetterà all’Italia di offrire un volto italiano ad una diplomazia europea che deve rinasce se vuole sopravvivere. A ben pensarci è stata un’ottima scelta.

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