Solesino aderisce allo Sprar. «Meno profughi e controllo diretto sull’accoglienza»

Il sindaco Beggiato difende la decisione e assicura: «Ci attiveremo fin da subito per cercare di impegnare quanto prima i migranti accolti in lavori socialmente utili»

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SOLESINO. Era nell’aria da diverse settimane e adesso è arrivata anche l’ufficialità: il Comune di Solesino ha detto sì allo Sprar. Ad annunciarlo il sindaco Roberto Beggiato. «Confermo che la documentazione necessaria è stata spedita alla Prefettura e da una decina di giorni abbiamo fatto il nostro ingresso in questo sistema assieme a Este e Baone» spiega il primo cittadino, che aggiunge: «Ci attiveremo fin da subito per cercare di impegnare quanto prima i migranti accolti in lavori socialmente utili».

Lo Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, prevede interventi di accoglienza integrata che non si limitano alla sola distribuzione di vitto e alloggio, ma includono anche la costruzione di percorsi di inserimento socio-economico. Gli enti locali aderenti accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (Fnpsa) e possono avvalersi del supporto di realtà del terzo settore. Attualmente in Italia i progetti di questo tipo sono 640 e coinvolgono complessivamente oltre mille Comuni. In Veneto i posti finanziati sono in totale 654. A Solesino non tutti sono a favore dell’ingresso in questo sistema, ma il sindaco difende la scelta. «Grazie alla clausola di salvaguardia del tre per mille, il numero di profughi andrà a ridursi: oggi in paese ne sono presenti 36, ma dovrebbero presto scendere a non più di 21».

Secondo il primo cittadino c’è poi un secondo grande vantaggio. «Lo Sprar, subentrando al Cas (il sistema basato sui centri di accoglienza straordinaria, ndr), ci permette di evitare che privati si accordino autonomamente con la Prefettura per ospitare richiedenti asilo nelle strutture di loro proprietà. Il Comune, quindi, non subisce decisioni dall’alto, ma ha il controllo diretto del progetto». Beggiato è deciso a far sì che, assieme ai corsi di alfabetizzazione, i migranti possano svolgere lavori socialmente utili. «Si tratterà di attività semplici, dalla manutenzione del verde alla pulizia dei luoghi pubblici. L’importante è il messaggio trasmesso: è giusto che chi è accolto restituisca qualcosa alla nostra comunità».

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