Sicurezza, Este non cada in mano ai violenti

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(Foto: www.paese24.it)
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Il centro storico di Este rappresenta un punto di riferimento per il circondario. Sebbene la crisi ne abbia ridotto la vitalità, il fine settimana atestino continua a offrire, in primis alle famiglie, importanti occasioni di svago. Ora, però, proprio questo centro, da sempre apprezzato per la sua eleganza e tranquillità, sembra essere diventato il palcoscenico preferito dai facinorosi. In estate la violenta lite tra due donne, a fine settembre il ferimento di un giovane con un machete, la settimana scorsa cinque denunce per vandalismi, qualche giorno fa l’arresto di un pregiudicato ubriaco evaso dai domiciliari e, sabato notte, il pestaggio di un cinquantenne intervenuto in difesa di una ragazza. Un’escalation che preoccupa, e che non può non suscitare alcune riflessioni.

L’equilibrio che non c’è. La società attuale sta perdendo completamente il senso della misura. Non abbiamo più uno scopo, ma dobbiamo comunque vincere la noia quotidiana ed emergere in qualche modo. Come? Andando oltre, sopra le righe, violando le basilari norme di buonsenso e convivenza civile. Il rispetto delle regole non è più un valore, anzi, chi lo considera tale viene deriso ed escluso.

L’impunità. Se i cittadini non sono più in grado di controllare i propri comportamenti, dovrebbe intervenire la legge. Purtroppo in Italia la diffusa cultura del permissivismo, unita al sovraffollamento delle carceri e in generale al cattivo funzionamento della macchina giudiziaria fa sì che le pene previste per i cosiddetti reati minori, quando applicate, siano ridicole. Arrestare un violento, non per il gusto di farlo ma per togliere dalla circolazione un pericolo sociale, si rivela spesso estremamente difficile. Emblematica, a questo proposito, la vicenda dei due fratelli marocchini che nel giugno scorso in via Taddeo d’Este, armati di coltello e catena, hanno assalito un moldavo. Uno dei due, fermato dai carabinieri, è stato rimesso in libertà dal giudice dopo poche ore. Difficile pretendere che le forze dell’ordine possano garantire la sicurezza, se né il legislatore né la magistratura forniscono loro gli strumenti necessari. Ciò di cui non ci si rende conto è che così si rischia a lungo andare di incentivare i cittadini a farsi giustizia da sé. Se lo Stato abdica al proprio ruolo di garante dell’ordine pubblico e rinuncia a quello che i sociologi chiamano “monopolio della violenza legittima”, a qualcuno prima o poi verrà in mente di sostituirlo, specie in una fase di gravi tensioni sociali come la nostra. Cosa che, ci ricordano diversi casi di cronaca, sta già avvenendo.

La campagna elettorale. Senza dubbio a Este sarà anche su questo tema che ci si giocherà la vittoria delle prossime elezioni comunali. Qualcuno, allora, potrebbe cadere nella tentazione di promettere l’inverosimile solo per guadagnare facili consensi quando in molti casi la soluzione dei problemi può arrivare solo dal Governo centrale (per il quale la sicurezza non pare esattamente tra le priorità). Ciò non significa, però, che si debba rimanere immobili. Sarebbe forse utile, nella nostra città, implementare la videosorveglianza e, soprattutto, impiegare meglio le risorse a disposizione. Perché, ad esempio, non affiancare gli agenti della Polizia Locale, oggi impegnati prevalentemente nella gestione del traffico, ai carabinieri, per garantire un maggior pattugliamento del territorio nelle ore serali e notturne? Se un segnale ci deve essere, è arrivato il momento di darlo.

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