Sicurezza, Alfano: “In Italia reati in calo”. Ma molto resta ancora da fare

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(Foto: www.iltempo.it)
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Nell’ultimo anno in Italia i reati sono diminuiti. A dirlo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, illustrati da Alfano nel corso della consueta conferenza stampa di Ferragosto. Il calo complessivo è del 9, 3%, e riguarda in particolare i cosiddetti “reati predatori”, ovvero le rapine (-12,1%) e i furti (-5,6%). Soddisfatto il ministro, secondo cui “l’aumento e la certezza della pena si sta rivelando una scelta giusta.”

Scorrendo il report del Viminale, in effetti, i numeri interessanti non mancano. Sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, per esempio, nel periodo compreso tra il primo agosto 2014 e il 31 luglio 2015 sono stati arrestati 2202 mafiosi e 64 latitanti di cui otto considerati di massima pericolosità. 14530, invece, i beni posti sotto sequestro, per un valore totale di 5.620 miliardi. Novità anche alla voce contrasto al terrorismo: sebbene nessun Paese sia a rischio zero, non ci sarebbero allarmi specifici per l’Italia. Dove, comunque, nell’ultimo anno si registrano 50 espulsioni, 36 arresti e 6409 contenuti oscurati sul web per propaganda jihadista.

Per quanto riguarda l’immigrazione, dal primo agosto 2014 sono sbarcate nella nostra penisola 175029 persone ma gli arrivi da gennaio ad oggi, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sono in lieve diminuzione: 103226 anziché 1042015. Oltre 43 mila le richieste d’asilo esaminate, 22 mila delle quali respinte. Sicilia, Lazio, Lombardia e Campania risultano essere le regioni che hanno accolto più migranti. 10 mila invece le denunce per stalking, in quasi il 77% dei casi presentate da donne. Ben 10.285, infine, le manifestazioni di piazza gestite dalle forze dell’ordine, di cui 543 con disordini.

“L’Italia è un posto sicuro nel quale vivere” annuncia raggiante Alfano. Che dimentica di dire, però, quante questioni rimangano ancora aperte. La corruzione, per esempio, è un cancro che ci costa ogni anno almeno 60 miliardi, e andrebbe perseguita con maggiore decisione. L’attuale meccanismo di accoglienza dei migranti non funziona, perché sta scaricando sulle spalle dei Comuni un problema enorme, che dovrebbe essere gestito in modo organico a livello statale ed europeo. L’aumento e la certezza della pena tanto decantate dal ministro si scontrano con una realtà che racconta, spesso, l’esatto contrario. La mafia si sarà pure indebolita (in realtà è tutto da dimostrare), ma resta per fatturato la prima azienda del Paese. E se è vero che furti e rapine sono leggermente calati nell’ultimo anno, il Rapporto annuale 2015 dell’Istat ci dice che dal 2009 al 2013 sono cresciuti del 18 e del 22%. Insomma, la strada da fare, proclami a parte, sembra ancora piuttosto lunga.

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