Secessionisti veneti: chiuse le indagini, per la Procura è terrorismo

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(Il “Tanko 2”)

Era il 3 aprile 2014 quando nelle prime pagine dei giornali apparve, per la seconda volta nella storia, l’immagine dell’incarnazione dello spirito secessionista del lombardo-veneto: il “Tanko 2”, trattore dai tratti guerreschi e futuristici. Quel giorno ci furono 24 arresti disposti dalla Procura di Brescia, in quanto è nel Bresciano (a Erbusco) che si sarebbe costituito il gruppo. Altri 27 gli indagati.

Altro che “golpe da mona”. Per la Procura bresciana, che ha concluso mercoledì scorso le indagini preliminari, si tratta di «associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico» (ex art. 270 bis: “Chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni. Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da cinque a dieci anni”).

Tra gli indagati, 18 rientrerebbero nella prima fattispecie, avendo costituito l’associazione “L’alleanza” ed essendosi procurati armi quali un aspirante carro armato ed esplosivi «con il proposito del compimento di atti di violenza quali l’occupazione militare di piazza San Marco» per «costringere i legittimi poteri pubblici ad acconsentire alla indipendenza del Veneto», determinando così «lo scioglimento della unità dello Stato in violazione dell’art. 5 della Costituzione italiana» (“La Repubblica, una e indivisibile…”). Altri 32, invece, ricadrebbero nella seconda fattispecie, avendo partecipato alla suddetta associazione eversiva.

I 50 presunti sovversivi rischiano il processo, ma avranno la possibilità di farsi interrogare o di depositare memorie difensive per persuadere il pubblico ministero della loro innocenza. Tra questi il «prigioniero di guerra» Luigi Faccia, oriundo di Conselve, l’ideologo del federalismo ex onorevole Franco Rocchetta, la Giovanna d’Arco dei secessionisti veneti Patrizia Badii, il capitano dei Forconi Lucio Chiavegato, e il vicentino Massimo Canevarolo, “portavoce del Fronte San Marco”.

Il piano, secondo le prime indagini, contemplava un’ampia manifestazione in piazza durante la quale avrebbe fatto la sua indispensabile comparsa il Tanko 2, «armato» così da poter essere, come asseriva Faccia, «veramente credibili e soprattutto avere il controllo del nostro territorio e da là fare il passo verso la vittoria». Fonte di ispirazione e, per qualche indagato, prima esperienza sul campo, naturalmente, la vicenda dei Serenissimi che il 9 maggio 1997 occuparono piazza San Marco con il babbo di Tanko 2, “Tanko”, e issarono sul campanile di San Marco la bandiera giallorossa con leone di Venezia, motivati da una ferma contrarietà all’invasione napoleonica del 1797 e al seguente plebiscito per l’annessione all’Italia del 1866. Saranno i magistrati italiani a stabilire se la “vittoria” cui aspiravano i secessionisti fosse caratterizzata da aspetti terroristici o eversivi nei confronti dello Stato italiano.

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