Se si parla dei profughi e ci si dimentica del Mose

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(Foto: www.tgla7.it)
(Giancarlo Galan, coinvolto nello scandalo Mose. Foto: www.tgla7.it)

Per una parte importante della classe politica del nostro Paese, i profughi non sono un problema ma una manna dal cielo. La drammatica emorragia di consensi da cui oggi sono affetti quasi tutti i partiti italiani è ormai un male cronico e difficile da curare, almeno nelle attuali condizioni. Sprechi, privilegi, malgoverno e scandali di ogni genere, portati alla luce del sole, hanno aperto un’enorme frattura tra la cosiddetta “casta” e i cittadini comuni, sempre più restii a concedere la loro fiducia a chi è al potere.

Il tema dei migranti, in questo contesto, diventa essenziale. L’arrivo massiccio di persone di altra etnia e cultura e le criticità legate alla cattiva gestione del fenomeno generano paura e rabbia, ovvero sentimenti potenti, in grado di sospendere l’uso della ragione e scatenare gli istinti più bassi. Sui quali, sapientemente, si innestano gli slogan e le dichiarazioni di molti politici. Che così, nonostante la palese incapacità di prospettare soluzioni concrete, riescono a far percepire la loro vicinanza all’italiano medio. E racimolano i voti necessari alla propria sopravvivenza.

C’è poi un secondo aspetto da considerare. Oltre che un catalizzatore di emozioni, l’argomento in questione è anche una grande arma di distrazione di massa. “La parola Mose è sparita da molto tempo dai giornali e dalle tv e di conseguenza dai discorsi delle persone, sostituita dalla parola profughi” scriveva ieri sul Mattino di Padova Renzo Mazzaro, autore de “I padroni del Veneto” e “Veneto anno zero”, due libri-inchiesta che descrivono gli intrecci tra politica e affari nella nostra Regione. Come dargli torto. Eppure, sottolinea Mazzaro, il Consorzio Venezia Nuova ha sottratto 280 mila euro al giorno per dieci anni, per un totale di un miliardo. Una cifra ben maggiore di quella che spenderemmo quotidianamente per l’accoglienza dei migranti, pari, secondo i calcoli della Fondazione Moressa di Mestre, a 100 mila euro. Soldi che, comunque, provengono da fondi europei e sono assegnati quasi in toto ai soggetti ospitanti, non ai profughi, tornando dunque a circolare nell’economia del Paese.

Diverso, naturalmente, il destino del denaro fatto sparire dai protagonisti dello scandalo Mose. Quelli sì erano euro dei veneti, e sono finiti nei conti bancari personali di politici, manager, avvocati, magistrati, militari e personaggi dell’alta finanza. Ma dopo l’indignazione iniziale, è calato il silenzio. “Una gigantesca operazione amnesia”, la chiama Mazzaro. Meno male che c’è ancora qualcuno che se ne ricorda.

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