Salvini a Conselve: “Occupiamo la base di Bagnoli di Sopra”

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(La folla sotto al palco di Salvini, ieri sera alla Festa della Lega di Conselve)

A pensarci bene, quello di ieri sera, per Matteo Salvini, è stato un vero e proprio comizio stile vecchi tempi. Bagno di folla acclamante, legame quasi religioso tra il Leader e il “popolo” veneto, formule “magiche” ad hoc per riaccendere le passioni: tutto questo sotto un piccolo tendone della festa della Lega, straripante di uomini, donne e giovani.

Il Matteo, «quello giusto», ha prima visitato il tendone dell’artigianato della fiera, scortato dal sindaco di Terrassa Padovana Modesto Lazzarin, dal sindaco di Padova Massimo Bitonci, dal consigliere regionale Roberto Marcato e dall’assessore all’agricoltura del Veneto Giuseppe Pan. Rapido brindisi allo stand della cantina sociale per poi cominciare una lenta processione che l’ha portato nel suo tempio.

Anche Lui, tuttavia, si abbassa alle frivolezze della carne e mangia, non prima di salire sopra una panca impugnando la maglia del comitato “BAGNOLI DICE NO” e promettendo «Da domani la indosserò in televisione, perché quello che sta succedendo qui è uno scandalo».

«Non si ferma mai, è giovane, è la nostra rinascita, le sue vacanze non le fa ai Caraibi , le fa o al mare o nelle nostre montagne, il nostro capitano… Matteo Salvini!» lo introduce un giovane strillone al microfono dopo l’incandescente intervento del sindaco di Terrassa Padovana Modesto Lazzarin, che per l’occasione indossa, al posto della fascia tricolore, quella veneta: «Sono stanco di questo Stato che ci toglie risorse. Questa è la mia nazione e questo il mio popolo».

Era un Salvini galvanizzato e galvanizzante, quello di ieri sera, che non voleva dilungarsi troppo ma prendersi qualche impegno con il suo popolo, «anche perché di gente che ha promesso e poi non ha fatto niente ne avete vista anche troppa e l’ultimo è quello stro**o abusivo di Renzi». Standing ovation.

«Quando torneremo al governo, perché grazie a voi, e grazie a piazze come queste al governo ci torneremo, e velocemente, faremo poche cose, ma dal mio punto di vista giuste»: via la legge Fornero («mandiamo lei in India e riprendiamoci i Marò»), via gli studi di settore («che stanno massacrando migliaia di imprenditori»), controlli su false cooperative («che sfruttano i lavoratori a tre euro all’ora senza pagare tutte le tasse che dovrebbero pagare»), via il limite di spesa a 999 euro al denaro contante («ognuno sarà libero di spendere i soldi che si è guadagnato come vuole dove vuole e quando vuole»), via le sanzioni contro la Russia («che stanno massacrando interi settori economici”), tassazione del «mestiere più vecchio di tutti» (la prostituzione), sussidi per le giovani famiglie, lotta ai tagliagola dell’Is.

Dall’Islam al Cristianesimo, perfetta concatenazione oratoria, è il momento giusto per la critica al «comico di Striscia la Notizia» Monsignor Galantino (segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana) «che dice che i leghisti sono razzisti, sono brutti, sono cattivi. Io quando vado a Roma a visitare la splendida basilica di San Pietro, in Città del Vaticano, di tendopoli, di clandestini non ne vedo».

Consapevole degli errori della “Lega del passato” («ma quale essere umano non sbaglia? Di gente che non sbaglia mai c’era Gesù Cristo duemila anni fa e Matteo Renzi oggi») racconta dei miscredenti della Lega Nord che di fronte al drammatico ventaglio politico italiano hanno dato un’occasione alla Lega. «E’ l’ultima occasione che ci date, non c’è un’altra occasione».

E di nuovo a rincalzare sul malcontento generale: crisi economica, politica giudiziaria (proposte «da ultimo dei cattolici peccatori», come la castrazione chimica per chi commette atti di violenza sessuale su donne e bambini), proibizione della preghiera degli alpini (per la quale il Matteo si sarebbe «inca****o come un bufalo») e funerale Casamonica (accostamento perfetto, altra ovazione) ma soprattutto questione profughi, o meglio, «Clandestini, non profughi, per i quali non ci può essere nessun tipo di accoglienza. Fuori dalle b***e i clandestini. I sindaci che accolgono non fanno l’interesse e il bene dei loro cittadini. Voi siete troppo buoni».

«Torno fra una decina di giorni: domenica 13 settembre sarò a Cittadella e mi stava venendo un’idea un po’ così. Senza fare male a nessuno, mezza legge si può infrangere. Domenica 13 in quella base militare che molti vorrebbero trasformare in un albergo per migliaia di clandestini ci entriamo noi, io per primo. È casa nostra», riferendosi all’ex base missilistica di San Siro a Bagnoli di Sopra, dove la Prefettura vorrebbe creare un hub provinciale per i profughi.

«E poi ci dicono… anche i veneti sono stati un popolo di migranti. E quando mi dicono così io mi inc***o come una bestia. Perché penso che qualche vostro papà, qualche nonno o bisnonno andò in giro per il mondo, ma portando lavoro, fatica e rispetto, senza avere alberghi, sigarette, telefonini, colazione, pranzo e cena pagati» chiude Salvini. Dopo quest’energica arringa è iniziata un’altra processione: quella per i selfie con Matteo.

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