Sahrawi, un conflitto dimenticato

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10414070_10202578012587281_377493110912232734_n_1Al CDP (Centro di Documentazione Polesana) di Badia Polesine si è concluso la scorsa settimana il periodo di accoglienza estiva dei bambini Sahrawi. Il CDP fa riferimento all’associazione Jaima Sahrawi, con sede a Reggio Emilia, che dal 2000 ha avviato il progetto Jaima Tenda.

L’iniziativa coinvolge bambini tra gli 8 e 12 anni provenienti dal Sahara Occidentale, precisamente dal Sud dell’Algeria, creando i presupposti per un vero e proprio scambio interculturale con i bambini coinvolti nelle associazioni locali che partecipano a Jaima Tenda.

La finalità dell’iniziativa è duplice: da una parte si permette ai bambini di trascorrere il periodo tra luglio e agosto, il più torrido nel loro paese di provenienza, in un luogo dal clima più mite, di poter accedere a controlli medici più accurati ed avere una dieta più variegataDall’altra si cerca di dare visibilità mediatica ad un conflitto dimenticato, ma non per questo risolto.

Sahrawi_with_flagLa questione del Sahara occidentale comincia nel 1960 con la dichiarazione delle Nazioni Unite che sanciscono l’indipendenza delle colonie e il diritto all’autodeterminazione dei popoli soggetti ai colonizzatori. Il Sahara occidentale è stato storicamente di dominazione spagnola, e nonostante la mescolanza etnica delle popolazioni della zona già nei primi del ‘900 si venne a creare un fronte comune Sahrawi che univa le popolazioni locali contro l’occupazione straniera. Questo spirito nazionale è stato fomentato dalla mancanza del riconoscimento internazionale della propria autonomia e dalla spartizione del territorio abitato dai Sahrawi tra il Marocco e la Mauritania, avvenuta negli anni ’70, nonostante l’ONU avesse sancito la necessità di un referendum che permettesse ai Sahrawi di decidere per l’indipendenza o l’annessione al Marocco.

Il Marocco ha boicottato il referendum previsto dall’ONU, rivendicando il possesso del territorio Sahrawi, ricco di materie prime e di terre fertili sulla costa atlantica.

Dopo la sentenza del 16 ottobre 1975 della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia che sanciva il diritto per il popolo Sahrawi di effettuare il referendum, Hassan II, re del Marocco, ha organizzato la ‘Marcia Verde’, ovvero l’occupazione del Sahara occidentale da parte di 350.000 marocchini scortati dall’esercito. Nonostante l’opposizione armata dei Sahrawi, organizzata dal Fronte Polisario (Fronte Popolare di Liberazione di Saguia el Hamra e Rio de Oro), il popolo Sahrawi è stato costretto a fuggire in massa in territorio algerino.

Nel 1976 il Fronte Polisario proclama l’indipendenza della RASD (Repubblica Araba Sahrawi Democratica).

http://goo.gl/3XfhcgNel 1980 il Marocco da il via alla costruzione di un muro che divide la popolazione Sahrawi fuggiasca, stabilitasi nel campo profughi di Smara, situato nel sud dell’Algeria, dalla popolazione rimasta in territorio marocchino. Il muro, definito ‘Muro della Vergogna‘ dai Sahrawi, serve a impedire l’accesso alle zone fertili e ricche di risorse, relegando i fuggiaschi Sahrawi in una zona desertica assolutamente inospitale.

Il Marocco è stato appoggiato militarmente da Spagna, Francia e USA. Il Marocco in cambio ha sempre fornito condizioni favorevoli di sfruttamento delle risorse da parte delle multinazionali occidentali e appoggio strategico nelle operazioni di politica estera.

Nonostante la situazione di isolamento sia politico che territoriale, il popolo Sahrawi è riuscito ad organizzarsi e ha creato una situazione di stabilità, instaurando una rete di relazioni sia con associazioni che con alcuni Stati. La Rasd è infatti riconosciuta da 66 Stati, anche se la sua autonomia non è stata ufficializzata dalle Nazioni Unite.

Nonostante il conflitto armato sia terminato nel 1991 la situazione non è ancora risolta. Il Marocco non è intenzionato a cedere un territorio che reputa legittimamente di sua proprietà e reprime aspramente le manifestazioni del popolo Sahrawi che ancora vive entro i confini marocchini, separati dai propri conterranei fuggiaschi da un muro e da campi minati che si estendono per 2700 km.

Questo è solo uno dei 25 conflitti dimenticati attualmente in corso in Africa, che non fanno notizia perché non intaccano gli equilibri economici ed energetici come nel caso del conflitto libico. Quello che si richiede in primis è una presa di posizione netta da parte dell’UE, per effettuare una pressione internazionale sul Marocco affinché sia concesso ai Sahrawi di esercitare potere decisionale sulla propria terra natia, e soprattutto di poter tornare a casa.

Edoardo Dalla Mutta