Riforma costituzionale: un percorso democratico con Estensione

568

«Trent’anni dopo il primo tentativo di riforma – la commissione Bozzi, correva l’anno 1983 – con il voto definitivo di ieri della Camera il Parlamento ha varato una legge di 41 articoli che modifica profondamente la Costituzione, e che in autunno sarà sottoposta al voto dei cittadini con un referendum confermativo. La riforma archivia il bicameralismo perfetto ideato dai padri costituenti e disegna un nuovo Senato da cui passeranno solo poche leggi, le più importanti, a partire da quelle costituzionali. Dalla fiducia al governo all’elezione del Presidente della Repubblica, dall’iter di approvazione delle leggi al quorum per i referendum, ecco quello che cambierà». Così, nel modo più classificatorio e incisivo, Sebastiano Messina, per “Repubblica”, iniziava la sfilza dei punti principali della riforma, quel mercoledì 13 aprile 2016. Il giorno precedente, la Camera aveva licenziato il testo definitivo con 361 sì e soli 7 no, con la triste e inappropriata assenza delle opposizioni, che avevano abbandonato l’aula subito dopo le dichiarazioni di voto.

Assenza non “appropriata” delle minoranze a causa dell’entità costituzionale del momento, previsto dall’art. 138 della Costituzione, il quale così recita: «Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione». Nonostante il superamento della maggioranza assoluta (50% più uno) dei componenti della Camera (ala del Parlamento a cui toccava l’ultima delle quattro deliberazioni previste dalla Carta fondamentale), il numero non è stato sufficiente per l’automatica blindatura del disegno di legge, che dovrà passare il vaglio del voto popolare, previsto in autunno: «Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti».

Il congegno previsto dall’art. 138 è frutto di grande saggezza, così come delucidato dal classico manuale di diritto costituzionale: «La via principale per modificare la nostra Costituzione è il consenso di uno schieramento di forze politiche così vasto da riprodurre le stesse condizioni di compromesso tra le diverse componenti politiche che hanno consentito a questa Costituzione di nascere» (si ricordi la situazione di equilibrio dovuta alla “paura di soccombere” che ha prevalso sul “desiderio di imporsi” dei partiti di allora). L’appello al popolo, attraverso il referendum è dunque un passaggio solo eventuale, ma cruciale: «rappresenta una sorta di veto che il corpo elettorale può esercitare, su sollecitazioni delle minoranze, nel caso in cui la legge sia approvata da una maggioranza limitata, con tutta probabilità la stessa maggioranza che è al governo». Dunque, i padri costituenti hanno voluto salvaguardare il cambio delle “regole del gioco” da parte del giocatore al momento più forte. Ecco perché è importante conoscere la riforma: per comprendere se “noi si deve” salvare la Costituzione o meno.

Estensione, da vero “cane da guardia del potere”, ha deciso di dedicare al referendum costituzionale una particolare attenzione, consapevole dell’importanza storica dell’avvenimento e della necessità di una sensibilizzazione per un voto consapevole: durante i mesi che ci separano dal voto verrà pubblicata una serie di articoli che approfondirà i più importanti temi oggetto della revisione costituzionale. Avremo l’onore di esaminare con avvedutezza il valore di questa riforma con due tecnici del settore: il prof. Mario Bertolissi, insigne costituzionalista e professore del Bo di Padova, e l’avv. Giuseppe Bergonzini, dottore di ricerca di diritto costituzionale presso la stessa università. Apice e parte finale di questo “percorso democratico” sarà un dibattito pubblico che si terrà nel Conselvano, a fine settembre, con ospiti di elevata caratura del settore.

«Il no al referendum sulle riforme – commenta il premier Renzi – è inspiegabile con argomenti di merito. Si spiega solo con l’odio verso di me. Nel merito non possono esserci argomenti: come si fa a dire no al taglio dei parlamentari? O alla chiarezza nei rapporti tra Stato e Regioni? Alla riduzione del numero dei politici e dei loro stipendi?»: si sa, la politica è l’«arte del relativo», e questa dichiarazione è parziale; tuttavia, per un passaggio così serio per il nostro assetto costituzionale, credo sia più saggio ponderare l’appello democratico che ci porterà alle urne in autunno attraverso l’analisi compiuta con l’ausilio di tecnici del settore, che seppur portatori anch’essi di un’opinione politica, possono analizzare con maggior oggettività il valore complessivo delle misure, tentando di formulare previsioni che possono fungere da utili prevenzioni, in questo caso. Dunque, una sorta di «appello al cielo», il nostro intento: da cittadini posti di fronte alla vita e alle scelte nutriamo fiducia verso i giureconsulti, chiedendo loro un parere, attingendo dalla loro conoscenza settoriale approfondita per meglio operare, per meglio decidere di fronte a un semplicistico “” o “no”.

E quale forma migliore di questa per partecipare, in questo cruciale momento per il nostro ordinamento, alla vita democratica? Quale forma migliore per essere davvero cittadini consapevolmente dotati del sacro diritto di voto?  Il nostro ruminare intellettuale vorrebbe fertilizzare la forma di governo democratica, affinché non si riduca ad una banale forma di governo plebiscitaria, forma degenerata che porta allo stadio ciclico successivo, la monarchia, direbbe Aristotele. E’ per questo motivo che ho voluto proporre al Direttore questo progetto e condividere con voi, amati lettori e attori di questa Repubblica, questa ricerca che sfocerà nel dibattito pubblico in programma. Possa questo cammino servire alla democrazia italiana!

P.S.: Un ringraziamento particolare va alla squadra (“Consultiamoci”) di miei essenziali collaboratori: Pasquale Spiezio, Luca Buson, Augusto Chiaretto, Mattia Salin e Tommaso Bertazzo.

Salva Articolo

Lascia un commento