Riforma costituzionale: tutto quello che c’è da sapere

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(Parlamento. Fonte foto: www.tornacontoec.it.)
(Parlamento. Fonte foto: www.tornacontoec.it.)

Da mesi i media parlano della riforma costituzionale proposta dal governo Renzi: il testo, dopo essere stato votato alla Camera, è ora al vaglio del Senato (votazione prevista per questo pomeriggio) e dovrà poi ritornare alla Camera in primavera. Se alla seconda votazione il ddl non dovesse ottenere la maggioranza dei due terzi dei componenti delle Camere, i cittadini saranno chiamati ad approvare o meno la riforma attraverso un referendum che si svolgerebbe, presumibilmente, in autunno.

Vista l’importanza della questione, abbiamo deciso di fare un piccolo sondaggio (sia chiaro, senza nessuna pretesa di validità scientifica) tra i cittadini della Bassa per capire quanto ne sanno e cosa ne pensano. Tra coloro che affermano di essere a conoscenza solamente della principale modifica (la maggior parte), ossia quella riguardante il Senato, alcuni si dicono fermamente contrari, mentre altri si astengono dal giudizio perché non conoscono le conseguenze che tale cambiamento potrebbe portare alla democrazia. Chi, invece, afferma di conoscere buona parte del testo ha un’opinione ancora piuttosto confusa riguardo al voto. La sola persona che ha sostenuto di non avere dubbi a votare “sì” all’eventuale referendum, motiva l’opinione dicendo che “l’Italia deve necessariamente andare avanti”.

Da questa breve indagine, emerge comunque un dato importante: la riforma costituzionale non è sufficientemente conosciuta ed è necessario informarsi il più possibile per poter esprimere, se necessario, una scelta ponderata. Di seguito i punti chiave della riforma.

I 315 senatori oggi presenti saranno ridotti a 100: 95 eletti dai Consigli regionali, i rimanenti 5 nominati dal Presidente della Repubblica e in carica sette anni; avranno l’immunità. Il Senato non potrà più votare la fiducia al Governo, avrà maggiori poteri sulle leggi costituzionali e sugli enti locali. Finirà, in questo modo, il cosiddetto bicameralismo perfetto.

La Camera dei deputati sarà sempre composta da 630 deputati eletti dai cittadini, ma sarà l’unica a poter votare la fiducia al Governo. Potrà respingere le richieste del Senato solo con la maggioranza assoluta per quanto riguarda Stato e Regioni.

Il Presidente della Repubblica sarà votato da 730 grandi elettori (deputati e senatori) e l’elezione avverrà con i 2/3 dei grandi elettori fino al terzo scrutinio; con i 3/5 dal quarto al sesto; con i 3/5 dei votanti dal settimo scrutinio.

La modifica del Titolo V riguarda le competenze Stato-Regioni: su richiesta del governo, la Camera potrà emanare leggi su materie regionali. Inoltre, lo Stato tornerà a occuparsi di materie come la protezione civile, l’energia, le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto. Saranno così delimitate maggiormente le competenze statali e regionali.

L’approvazione delle leggi sarà quasi sempre una prerogativa della Camera e questo renderà l’iter più rapido. I regolamenti parlamentari dovranno indicare un tempo certo per il voto dei disegni di legge e questo rafforzerà il potere esecutivo.

– Per quanto riguarda la Corte Costituzionale, su 15 giudici ben 5 saranno eletti dal Parlamento; la Corte potrà intervenire con un giudizio preventivo sulle leggi elettorali solo se richiesto da almeno 1/4 dei deputati.

Il referendum abrogativo potrà riguardare una legge intera o una parte di essa, ma dovrà avere un valore normativo autonomo; se saranno raccolte 800 mila firme, basterà la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, anziché la metà degli aventi di diritto.

– Per presentare un progetto di legge sale il numero delle firme: ne serviranno 150 mila.

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