Regione, Zaia deposita il programma della legislatura 2015-2020

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(Foto di Ufficio Stampa Regione)

Centottantré, le pagine del documento presentato alla Corte d’Appello a Venezia. Centosettantamila, i disoccupati in Veneto ai quali il governatore rieletto vuole dare un posto lavoro. Milletrecento milioni di euro, i fondi europei per tutelare le imprese e accrescere il Veneto. Sono questi i numeri del programma presentato oggi a Palazzo Ferro Fini dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e dalla nuova Giunta, la cui composizione è stata ufficializzata proprio stamattina. «Questa istituzione deve essere a fianco dei cittadini anche avendo opinioni diverse, dobbiamo pensare ai veneti mentre siamo chiamati a traghettare il Veneto da oggi fino al 2020» precisa Zaia.

Con la presentazione del proprio progetto di rafforzamento del Veneto in tutte le sue peculiarità, Zaia evidenzia l’importanza del lavoro, soprattutto grazie ai fondi da rinvestire nelle aziende e nelle imprese, e lancia una nuova sfida: la realizzazione della “Banca del Veneto” per eludere «le strumentalizzazioni – ha precisato – che vengono fatte dagli istituti che non danno credito». Centrale è la problematica della disoccupazione giovanile, oltre il 17% dei ragazzi è senza lavoro e per questo motivo il governatore invita a guardare ai giovani come la massima risorsa economico-sociale sulla quale puntare.

«Le nostre imprese hanno ancora la volontà di rischiare, ci chiedono solo di poter lavorare, di non avere uno Stato che le massacra di tasse e invece il nostro residuo fiscale ammonta a ben 21 miliardi di euro. E dobbiamo fare in modo che le banche venete rimangano nel Veneto». Le parole del Presidente sono chiare e dirette: è necessario sfruttare al meglio i fondi della Comunità Europea per incrementare lo sviluppo del Veneto, ai fini di rilanciare economia e produzione.

Di fondamentale importanza è mantenere costante, secondo il governatore, il livello «eccellente della sanità veneta», modello per altre Regioni e per il quale non devono venir meno risorse e investimenti. Infine, ricordando di dover dar sfogo in modo trasparente alla voce dei cittadini, il Presidente continua la crociata contro i migliaia di immigrati giunti in Veneto: «I veneti non sono razzisti, sono pronti ad aprire le loro porte di casa, ma non nel modo con cui questo problema viene affrontato soprattutto quando emerge che la gran parte di loro non sono profughi e a fronte di una UE che vede nel Mediterraneo un confine dell’Italia e non dell’Europa».

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