Regionali 2015, trionfa Zaia. Che adesso di alibi non ne ha più

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(Foto: www.lasicilia.it)
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Doveva essere una sfida incerta fino all’ultimo. Almeno, questo era quanto auspicava il Pd che, nonostante i segnali negativi delle ultime settimane, sperava nella grande impresa, o quantomeno in una sconfitta onorevole. E’ stata, invece, una debacle totale, con la Moretti che ha addirittura peggiorato il risultato ottenuto dal centrosinistra veneto cinque anni fa. Il Veneto resta leghista o, meglio, resta di Zaia, l’uomo che più degli altri ha saputo incarnare il profilo di candidato ricercato dagli elettori. Salvini esulta e ottiene nuova linfa per proseguire a livello nazionale la sua scalata alla leadership del centrodestra. Renzi, invece, deve incassare un duro colpo. E’ vero, ha vinto in cinque regioni su sette, ma le due sconfitte sono di quelle che fanno male. E la sua forza, ora, non è neanche lontanamente paragonabile a quella di qualche mese fa.

Eppure il primo mandato, per Zaia, non è stato proprio semplicissimo. Sì d’accordo, la sanità veneta è tra le prime del Paese, ma le grane dal 2010 a oggi non sono mancate: dalle polemiche sul dissesto idrogeologico del territorio allo scandalo del Mose, che ha visto coinvolto anche l’assessore Renato Chisso, passando per la controversa approvazione del bilancio regionale, bollato da molti come “un elenco di marchette elettorali”. Senza dimenticare, nella Bassa Padovana, la difficile situazione del Parco Colli e la spinosa questione del pedaggio sulla SR10. Zaia, però, nonostante le accuse di immobilismo, ha avuto la capacità di “stare sul pezzo”, dando la sensazione di essere sempre vicino alla gente, in prima linea per difenderla dai tagli e dalle tasse imposti dal governo di Roma. Una strategia che, risultati alla mano, ha pagato. Ora il Presidente veneto, con una rinnovata (e ampia) maggioranza consiliare a disposizione, non ha più alibi: dovrà realizzare concretamente il proprio programma. Se fallisse di nuovo, potrebbe non avere una terza possibilità. Alle spalle di Moretti sono giunti al traguardo quasi appaiati Berti e Tosi, attestatisi attorno al 12%. Risultato discreto per il primo, considerato il 2,5% del 2010, un po’ meno forse per il secondo, anche se bisogna ricordare che quella del sindaco veronese è stata una discesa in campo “improvvisata” dopo la rottura con la Lega. Ad ogni modo, se Tosi vuole ambire davvero a ricostruire un serio progetto di centrodestra moderato, il lavoro da fare sembra ancora parecchio.

Un ultimo dato interessante è quello dell’affluenza, che in Veneto è stata la più alta: 57,2%, contro una media nazionale del 52,2. Il calo rispetto a cinque anni fa, comunque, è netto: allora votò il 66,4% degli aventi diritto. Ciò significa che, al di là del successo di Zaia, il divario tra cittadini e politica si sta allargando ulteriormente. Ora che la campagna elettorale è terminata, sarebbe bello che gli eletti non sparissero dalla circolazione, chiudendosi nelle stanze del potere, ma rimanessero anche sul territorio, a contatto con i problemi dei loro elettori. Solo così la politica tornerà a fare la politica, e potrà cercare di recuperare in qualche modo la fiducia della collettività. Altrimenti, sarà sempre e solo fuffa, alla quale presto non crederà più nessuno.

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