Profughi, la storia di Bara. “Io, ragazzino fuggito dalla guerra, spero ancora nel futuro”

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PROFUGHI
(Foto: www.ilmitte.com)

Pochi giorni fa, in un gruppo Facebook della zona, ho letto la storia di un ragazzo di 18 anni che è arrivato in Italia dopo essere scappato dalla sua terra di origine. Si chiama Bara Kana e insieme a Davide, mio collega, ho deciso di conoscerlo.

E’ una mattinata afosa, il termometro segna quasi 41 gradi, ma è da qualche giorno che sono in contatto con Bara e non intendo di certo rinviare l’incontro. Ci troviamo a Monselice e dopo aver rotto un po’ il ghiaccio inizia a raccontare la sua storia.

Il suo viaggio inizia nel 2012, quando solo che quindicenne fugge dalla Casamance – regione del Senegal dal 1982 scossa da lotte indipendentiste – per arrivare in Libia e da qui salpare verso l’Europa. “Mio padre e mia sorella morirono a causa di un’aggressione da parte dei ribelli. Mia sorella di 13 anni venne violentata e poi uccisa” racconta Bara. “Quel giorno ero a scuola e tornato a casa mia mamma mi disse cos’era accaduto”. Due mesi dopo questa ferita indelebile, la madre muore di cancro e da questo momento il ragazzo inizia a vivere con sua nonna, o grand-mama, come la chiama lui. Sarà lei che cercherà di salvare il nipote dalla guerra, spingendolo a cercare un futuro in altri Paesi. “Mia nonna mi diede dei soldi e io partii. Attraversai in macchina il Mali, il Niger, il Burkina Faso e infine arrivai in Libia“. Arrivato in Libia, Bara deve fare i conti con gli scafisiti, i trafficanti di esseri umani. Paga un’ingente somma di denaro e salpa portando con sé il ricordo ancora vivo della sua famiglia e la speranza di una vita migliore. Il 15 novembre 2014 arriva in Italia dal mare, dopo 48 ore di viaggio. L’attraversata è drammatica, due persone non ce la fanno. “Sono stato costretto a scappare perché anche in Libia c’era la guerra e non potevo più tornare a casa.”

Arrivato sulle coste italiane, viene trasferito a Montagnana e dopo alcuni mesi, insieme ad altri profughi, trova accoglienza presso l’ostello di Monselice. Inizia così una nuova vita, lontana dalla guerra. Nonostante tutto ciò che ha vissuto, Bara non ha rinunciato a sperare. “Do you have a dream?” chiediamo. “Vorrei studiare l’italiano e l’inglese. E poter lavorare.”

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