Mosè aprì le acque, il MOSE apre le porte delle carceri

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Ieri, il 4 giugno, si è parlato molto in tutte le fonti di informazione del MOSE: la faraonica opera eretta a protezione di Venezia. Prima di partire con questo articolo però è necessario fare attenzione ad un piccolo particolare: l’accento. Non si sta parlando di MOSE’, coloui che aprì le acque del Mar Rosso, si parla di MOSE ed in particolar modo dell’Inchiesta MOSE, il terremoto giudiziario che proprio oggi ha aperto le porte delle carceri per 35 nomi illustri della politica e dell’industria veneta.
Ma vediamo nei dettagli i particolari di questa vicenda.
Che cos’è il MOSE?
Il MOdulo Sperimentale Elettromeccanico (il sistema MOSE) è un progetto avviato nel 1981 da un insieme di enti (quali lo Stato Italiano, la Regione Veneto e le amministrazioni comunali di Venezia e Chioggia) che diedero l’incarico al Consorzio Venezia Nuova di creare un insieme di barriere mobili volte alla difesa di Venezia e dell’intero territorio lagunare dalle sempre più frequenti maree. Il progetto MOSE si sviluppa fondamentalmente in tre punti geografici: nelle bocche di porto del Lido, di Malamocco e di Chioggia, località nelle quali la laguna entra direttamente in contatto con il mare aperto. Le barriere mobili, le dighe (in tutto 78), agiscono in maniera tale da alzarsi nel momento dell’arrivo dell’alta marea, quindi bloccando l’avanzata di quest’ultima all’interno della laguna.
Ad ora, in seguito all’approvazione del progetto nel 2003, si prevede l’ultimazione dell’opera entro il 2016, con un costo totale di 5400 milioni di euro.
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Che cos’è l’Inchiesta MOSE?
L‘inchiesta nasce nel 2009 quando la Guardia di Finanza di Venezia, coadiuvata da un pool di magistrati del Dda, scopre che l’ex amministratore delegato della Mantovani (una delle più grandi imprese di costruzioni di Padova) Giorgio Baita aveva distratto dai fondi relativi allo sviluppo del progetto MOSE circa 20 milioni di euro, condotti in conti esteri e destinati ad essere riutilizzati nella politica italiana. Prima dell’eccellente serie di arresti del 4 giugno 2014, sempre lo stesso team ha arrestato anche il “padre” del progetto MOSE, Giovanni Mazzacurati, accusato di avere effettuato false fatturazioni e di aver dato bustarelle qua e là che gli consentivano di tirare i fili di tutta l’organizzazione.
In data odierna però si assiste alla più grande serie di arresti all’interno di questa inchesta: 100 iscritti nel registro degli indagati da parte della magistratura veneziana e 35 ordini di arresto. Fra quest’ultimi risultano nomi illustri della politica della Serenissima: troviamo l’attuale sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, accusato di finanziamento illecito ai partiti, per aver utilizzato circa 500.000 mila euro per finanziare la sua campagna elettorale per le elezioni amministrative del 2010; l’attuale assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, accusatodi di aver ottenuto dei favori economici in seguito all’aver aiutato un imprenditore a partecipare ad un appalto pubblico; l’ex governatore della Regione Veneto ed ex Ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan, accusato di aver ricevuto e utilizzato fondi illeciti, prelevati dal progetto MOSE, per la ristrutturazione della sua villa di Cinto Euganeo.
I pm veneziani in tutto hanno ordinato sequestri per un valore generale di circa 40 milioni di euro di fondi illeciti, di cui 15 milioni generati da false fatturazioni, interamente destinati alla corruzione ed alla promozione di fatti illeciti.
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Davide Grigatti