Monselice, nomine Csa: Pd e Monselice Riparte chiedono l’intervento del responsabile anticorruzione

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(Fonte immagine: pdmonselice.blogspot.com)

Non c’è pace per il Consiglio di Amministrazione del Centro Servizi per Anziani di Monselice, le cui nomine, fatte dal sindaco Lunghi, sono finite al centro del dibattito politico diverse volte negli ultimi mesi: prima, in marzo, per una mini “parentopoli”, come l’hanno chiamata le opposizioni, che avevano puntato il dito sull’eccessiva presenza di parenti, amici ed ex colleghi di partito di Lunghi all’interno del Cda; poi, in maggio, per l’assenza di una consigliera donna e dunque del mancato rispetto della parità di genere. Tutto questo aveva portato alla ricostituzione del Cda del Centro, avvenuta il 29 giugno, quando Valeria Rocca ha sostituito Paolo Giarin, in dote al Pd.

Ora le nomine tornano nel mirino delle minoranze, in particolare del Pd e di “Monselice Riparte”, che hanno deciso di ricorrere a Maurizio Lucca, il responsabile del Piano Anti-Corruzione del Comune di Monselice, al Prefetto e all’Anac (l’Autorità Nazionale Anti-Corruzione) affinché vengano riviste due nomine arrivate in giugno, che non rispetterebbero i criteri di conferibilità e compatibilità: si tratta di Carlo Vitale, attuale presidente del Cda ed ex sindaco monselicense tra il 1982 e il 1985, e della stessa Rocca. Vitale, 73 anni, chirurgo in pensione, era stato eletto consigliere comunale di maggioranza il 9 giugno 2014 con la lista “Lunghi Sindaco”, per poi dimettersi il 1° luglio seguente. Il 10 marzo di quest’anno era stato nominato presidente del Centro, carica già esercitata in passato e confermata con il rimpasto di luglio.

«A nostro avviso la nomina del dott. Carlo Vitale rientra nella fattispecie di “inconferibilità”, ai sensi del d.lgs. n. 39/2013, in quanto è stato consigliere comunale dal 9 giugno al 1° luglio 2014», tuonano i firmatari della missiva. L’inconferibilità della carica di consigliere di amministrazione deriverebbe quindi dal pregresso svolgimento di cariche politiche o incarichi di vertice, «comunque superabile mediante il decorso di un periodo di “raffreddamento” di uno o due anni, a seconda dei casi. Questo per evitare che, proprio in ragione della carica ricoperta, l’interessato possa precostituirsi una situazione di favore per l’attribuzione di un nuovo incarico di carattere amministrativo, rivolgendo quindi l’esercizio della pubblica funzione a vantaggio proprio e non della pubblica amministrazione».

Secondo il Pd e “Monselice Riparte”, l’incarico di Vitale, inoltre, non rispetterebbe i criteri di compatibilità previsti dalla legge. Esattamente come quello della Rocca, 61enne ex dipendente dell’Ulss, ora in pensione. «La Circolare n. 6/2014 a firma del Ministro della Semplificazione della Pubblica Amministrazione prevede il divieto alla nomina in Cda per i soggetti collocati in quiescenza; tuttavia al paragrafo 6 è prevista la possibilità di conferire un incarico gratuito per una durata non superiore a un anno, non prorogabile né rinnovabile». Ma nel decreto di nomina dei due consiglieri non sarebbe specificata né la gratuità, né tantomeno la durata dell’incarico, che nel caso dei consiglieri del Cda del Csa è di 5 anni. «Di conseguenza, non era possibile attribuire tale mandato. L’urgenza dell’intervento chiesto al dott. Lucca, che sollecitiamo a provvedere nel termine di 30 giorni, è motivata dal fatto che qualora vengano confermate le ipotesi di inconferibilità e incompatibilità di una parte del Cda del Csa, tra cui il Presidente, verrebbe a crearsi un grave pregiudizio per gli atti finora approvati» chiosano i quattro firmatari della richiesta, i consiglieri comunali del Pd Francesco Corso, Vittorio Ivis, Rino Biscaro e Giorgio Riello di Monselice Riparte. Per il Csa, quindi, lo spettro di vedersi invalidare tutti gli atti approvati sino ad ora.

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